Quando siamo nati non comprendevamo le parole di mamma, non eravamo in grado di intervenire in un dialogo familiare, non sapevamo risolvere un problema di lavoro per papà. Ma conoscevamo già altre vie per sapere ciò che era necessario.
Uno sguardo, una carezza o una dolce cantilena, senza bisogno di nessuna parola, ci comunicava: "ti voglio bene, tu sei importante".
A nostra volta, abbiamo imparato che uno strillo o un suono dolce esprimevano di noi qualcosa di molto diverso, che mamma sembrava comprendere.
Attorno a noi luci e colori, suoni, ombre e cose, avevano un effetto impressionante. E sembravano parlare più a noi che agli adulti.
Di quei tempi ricordiamo i giocattoli, i pendagli colorati sul nostro lettino, come l'orsetto che ci ha fatto compagnia nelle notti di temporale.
Oggi parliamo di quei simboli con venerazione e li mostriamo solo alle persone importanti per noi. Per il resto, la nostra giornata è piena di parole, numeri, ragionamenti, compiti da eseguire.
Ma quando ascoltiamo una canzone speciale o leggiamo un romanzo ispirato, quando ci facciamo prendere dalla storia di un film o ci fermiamo ad assaporare un tramonto seduti su una panchina nella quiete serale di un lago... Allora, improvvisamente, il bambino che è in noi ritorna protagonista, come se quel linguaggio misterioso - in cui le cose stanno al posto delle parole - fosse la nostra vera lingua madre. Come dice Paulo Coelho, "siamo simboli, non siamo soltanto esseri umani".
| - La via simbolica |
| - Un esempio: l'esperienza artistica |
| - "La bellezza salverà il mondo" |
| - La rivelazione della Bellezza |
- La via simbolica
Esiste un modo particolarmente affine alla nostra cultura audiovisiva per aprirsi all'incontro con lo spirituale? Sì: è la via simbolica. Non si tratta di un nuovo ritrovato fatto di nuove formule, ma della riscoperta di una via antica.
La tradizione popolare ha elaborato diverse esperienze simboliche (si veda Pierre Babin, La catechesi nell'era della comunicazione, Leumann-To, Elledici,1989): prima fra tutte, il pellegrinaggio, l'incontro con la bellezza della natura, il deserto e la solitudine, il servizio ai poveri, la vita di comunità, l'esperienza artistica e creativa, l'esperienza dell'amore e dell'affetto vero.
Per intenderci, portiamo come esempio di esperienza simbolica l'allestimento di un musical con un gruppo giovanile.
Ritrovarsi a discutere di alcune idee, provare qualche testo o il movimento di un balletto, ascoltare musiche insieme, comporre e creare. Poi mesi di prove, di entusiasmo e arrabbiature… Infine il debutto, le occasioni di nuovi incontri, di dialoghi, le modifiche, i viaggi, gli abbracci e gli applausi…
Due sono gli effetti della via simbolica: individuale e sociale. Individuale, perché mette la persona di fronte a se stessa, alla propria originalità, alla propria leggenda personale per cui partire e camminare... Sociale, perché - vissuta insieme - la via simbolica crea le comunità degli spiriti, le uniche che vincono il tempo.
La via simbolica non può essere un oggetto di pensiero. Essa è - o diventa prima o poi per chi incomincia a viverla seriamente - una provocazione e una trasformazione: mette in moto anche senza rendersene conto. Poi, un giorno, ci si scopre viandanti. - "La bellezza salverà il mondo"
Il piacere è qualcosa che sa di negativo. Il problema non sta nel rifiutare il piacere, ma nel cercare i veri piaceri, quel senso di pienezza legato alla soddisfazione dei desideri del nostro essere. Lo abbiamo già detto: nell'epoca dell'audiovisivo, l'emozione e il piacere diventano le vie privilegiate per accedere alla fede. Non dottrine, ma - in primo luogo - un'esperienza del piacere di essere cristiani. Scrive G. Defois: "Io sono convinto che oggi il nostro problema è quello di evangelizzare l'attesa della felicità e della festa. Più che alla critica e alla negazione, bisogna essere attenti all'aspettativa dell'esperienza di felicità che può procurare la Chiesa".
Il cristianesimo comincerà con un salto nel paradiso!
Per una generazione appassionata di rock e videoclip - ma anche rapita di fronte a un quadro di Gauguin o una lirica ispirata - uno dei migliori itinerari verso Dio sarà quello delle immagini e dei suoni. Oggi bisognerebbe cambiare l'ordine tradizionale nelle tappe della vita spirituale e cominciare dalla via illuminativa: aiutare i giovani a scoprire le meraviglie della presenza di Dio nelle realtà della terra, renderli sensibili alla bellezza, alla vita, al senso delle cose.
Troppo preoccupati che la bellezza delle cose potesse oscurare la Bellezza di Dio, abbiamo dimenticato che la sensibilità per l'arte, il gusto del bello, la promozione dell'espressione umana sono uno dei compiti più importanti della formazione spirituale. Forse noi per primi abbiamo pensato che tutto ciò fosse in concorrenza con Dio!
Ma cosa è Bello? Cosa è la Bellezza?
Osservo dei vecchi seduti su una panchina a raccogliere gli ultimi raggi di sole della giornata. Nell'interezza della loro persona mi comunicano un senso di armonia, di appagamento, di segreta corrispondenza tra loro e l'ambiente che li circonda. La bellezza è una caratteristica della persona intera: non è racchiusa nelle fatidiche tre misure delle Miss e neppure può essere valutata con due quesiti magari anche un po' banali...
Allora la bellezza mi si presenta come una pienezza di umanità, un colore e un calore che può essere sprigionato persino da certe profonde rughe che dicono: "io sto bene così".
Infine la bellezza - stupisce crederlo nell'era cosidetta "dell'immagine" - è suono, musica. Esperienza spirituale di grande intensità, che sa attraversare i corpi come le vibrazioni sonore: un appello di paradiso e di angeli su questa terra. - La rivelazione della Bellezza
Cogliere la bellezza significa partecipare alla gioia di ciò che è orientato alla pienezza. Come definire allora la bellezza senza parlare in qualche modo di Dio, della sua Gloria?
Non si tratta di "battezzare" ad ogni costo tutte le cose, con il rischio di trattarle solo da strumenti, da indici puntati verso Dio. Al contrario, contemplare e valorizzare la bellezza di ogni cosa apre spontaneamente a sorprese meravigliose e all'incontro con il Meraviglioso.
Ma come avviene la rivelazione della bellezza? Essa non si impara veramente sui libri. La si incontra per la mediazione di uno che sappia rendere attenti ad essa. Solamente colui che è bello può aprire alla bellezza.
La via simbolica, di cui abbiamo parlato, è il procedimento più adatto per risvegliare al senso della bellezza.
La Via della Bellezza è la strada di Dio oggi. La strada del cuore e della fantasia.
"La bellezza - è stato scritto - è una logica che si afferra come un piacere" (R. de Gourmont). Alla generazione della musica e della televisione Dio si fa conoscere mediante la gioia di essere.
2. Perché "Mille non più Mille"?
Questa opera nasce nel periodo di passaggio tra il II e il III millennio: il riferimento alle correnti di pensiero millennarista è evidente.
La citazione "Mille non più mille" messa in bocca a Satana e i suoi seguaci vuole avere un significato simbolico: la volontà di decidere la storia, decisione che, per chi crede, appartiene a Dio solo.
La musica stile Heavy-Metal che accompagna le espressioni di Satana è un riferimento agli intrecci tra satanismo e questo particolare genere musicale.
Il Coro è rappresentato da Incappucciati e Talebane: a volte nelle posizioni che sembrano più esplicitamente religiose, là dove si è più convinti di essere dalla parte di Dio, spesso si annida un perverso meccanismo di sostituzione a Dio… Il fatto di sentirsi tanto vicini a Dio sembra autorizzare a parlare in sua vece e quindi a decidere appunto le sorti della storia. Questo è successo al tempo in cui il Cristianesimo era il pensiero dominante (medioevo = gli Incappucciati) e questo può succedere in certi atteggiamenti integralisti a cui oggi assistiamo (Talebani). In entrambe queste situazioni il pensiero millennarista ha avuto peso determinante nell’ispirare i movimenti di azione concreta: sono rimasto sorpreso da questo filo che a distanza di 1000 anni lega cristianesimo ed Islam radicale.
1. Che senso ha il canto del prologo?
Il Coro degli Incappucciati e delle Talebane canta le parole latine "Ille mortuus est" riferite a Cristo, "Egli è morto".
L’esordio può evocare un’atmosfera gregoriana, ma la polifonia ci rivela che non si tratta di un canto gregoriano.
Inoltre le ricercate dissonanze che si creano con l’intreccio delle quattro voci vogliono insinuare un senso di disagio nell’ascoltatore.
Non si tratta infatti di un coro di monaci come a prima vista potrebbe apparire il gruppo in scena, ma dei seguaci di Satana.
4. Perché si ripete tante volte "hanno ucciso Gesù... "?
È vero, si ripete tante volte, ma vi sono tre passaggi importanti.
Il coro dei discepoli testimonia che Gesù è:
1. Il Messia;
2. Il Re dei Giudei;
3. Il Figlio di Dio.
3. Che significato hanno i versi: "Alme sol.." cantati da Pilato e Coro?
È una citazione tratta dal Carmen Saeculare di Orazio. Pilato probabilmente lo conosceva, ma non è questo il dato discriminante.
La frase tradotta significa: "Sole fecondo, nulla più grande di Roma possa mai tu vedere!".
Il Carmen Saeculare fu scritto da Orazio su commissione dell’Imperatore Augusto in occasione dei Ludi Saeculares che rappresentarono per il mondo antico il tentativo di dare una risposta alle grandi attese del tempo. Augusto, cercando di coagulare tutte le istanze, assunse il ruolo del possibile salvatore presentandosi come il fondatore di una nuova età dell’oro.
Nel novecento, questa frase latina, venne inoltre utilizzata dalla propaganda fascista: la trovai scritta a lettere cubitali su un muro di una casa e mi rimase impressa nella memoria. Questi riferimenti politici sono sottintesi nell’utilizzo da parte di Pilato, simbolo in questo frangente del potere politico terreno che si confronta con Cristo, Re dei Giudei.
L’espressione di superiorità di Pilato ("sono beghe locali, insulse ripicche tra rozzi plebei") acquista quindi un carattere davvero paradossale: avere il potere politico = essere Dio.
6. Non fu la moglie di Erode il Grande a danzare, ma Salomè.
È vero.
Nella scena abbiamo voluto simbolicamente rappresentare due fatti tra di loro distanti cronologicamente: la strage degli innocenti (Mt 2,16 - 2,17) e l’uccisione di Giovanni Battista (Mt 14,1 - 14,12).
Erode il Grande ha avuto storicamente una moglie di nome Mariamme, ma a danzare ed ottenere la promessa da Erode Antipa fu Salomè, figlia di Erodiade.
Dio si manifesta con il linguaggio della bellezza, nello stesso tempo constatiamo che questo medesimo linguaggio viene usato da chi nega Dio: questo mistero è un tema ricorrente in tutto lo spettacolo.
Anche Mac-Bey, infatti, parla di bellezza e usa le sue belle ragazze per fini "commerciali".
Il mistero non si risolve, anzi, Angelo nella canzone "Shemaià", ne evoca il contrasto più drammatico per la coscienza umana:
"Shemaià, tu quegli occhi un giorno rivedrai
nel mistero del dolore e della crudeltà.
Shemaià, il più bello dei tuoi figli
innalzato sulla croce per l’umanità."
5. La Maddalena canta "l’uomo più bello che ho mai veduto".
Si vuole far pensare che sia innamorata di Gesù come in Jesus Christ Superstar?
In questo lavoro Maddalena non ha nessuna storia sentimentale, le parole che canta sono però una spia.
Sono volutamente anche le parole che chiudono lo spettacolo, infatti, la ripresa di "Beati Voi" non ha significato per la storia: è un pezzo finale secondo la consuetudine della commedia musicale per riportare in scena tutta la compagnia.
È un messaggio piuttosto esplicito che rivela i riferimenti teologici che fanno da supporto a questo testo: in particolare il pensiero teologico di H. Von Balthasar.
In questo senso anche le parole di Angelo: "Un lampo di Grazia si trova in ogni cosa bella", sono una evidente citazione tratta da "La mia opera ed Epilogo" (Hans Urs Von Balthasar, Ed. Jaca Book, Milano 1994, pag. 129).
8. Vi sono degli errori grammaticali nella canzone "Shemaià".
"La bellezza e l’amore ti salverà".
Il verbo al singolare che regge due soggetti è una forzatura alla grammatica per sottolineare un’affermazione che vuole superare le regole: bellezza e amore sono una cosa sola.
"Shemaià, il più bello dei tuoi figli"
Cristo figlio di Shemaià?
Si rivela qui che Shemaià è, sì, un uomo, ma simbolicamente nello spettacolo rappresenta tutta l’umanità.
7. Archippo è un nome greco: cosa c'entra con la corte di Erode?
La grecità esercitò sempre un certo fascino sulla corte di Erode e successori, con il netto disappunto delle autorità religiose ebraiche che vedevano in questa simpatia culturale una contaminazione delle tradizioni dei Padri.
Nella storia di Erode il Grande (Cfr. "La guerra giudaica" di Flavio Giuseppe) c’è anche una figura storica, Euricle il Lacedemone, che frequentò la sua corte per un certo periodo, tessendo trame contro il sovrano.
Questo personaggio fittizio, Archippo, si colloca in questo quadro di plausibilità storica, conservando tutto il valore simbolico di personaggio che rappresenta Satana.
10. Che senso ha la sfilata di moda?
Un discorso sulla bellezza collocato ai nostri giorni non poteva non tenere conto del fatto che "oggi sulle passerelle si consuma il mito della bellezza".
Oggi gli stilisti determinano il nostro concetto di bellezza.
La moda ha in sé dei grandi valori, ma anche degli aspetti perversi soprattutto quando riduce la Bellezza tutta e solo ad un fatto di misure con le quali poi le ragazze nella realtà di tutti i giorni devono fare i conti, conti che spesso sono frustranti perché 90-60-90 è appunto un mito delle passerelle.
Su questo argomento credo che si possa aprire un dialogo molto utile e attuale con gli allievi.
La scena della sfilata culmina con la richiesta di Mariamme "voglio qui su un vassoio la testa di quel bambino": il corpo femminile strumento di vita diventa tragicamente strumento di morte quando si propone come oggetto di consumo per Erode.
9. Perché il nome Mac-Bey?
Qui c’è un po’ di casualità.
Il personaggio stigmatizza l’atteggiamento tipico della società capitalista dove il riferimento è il denaro.
Paradossalmente Mac-Bey arriva dire che, siccome Dio benedice i buoni rendendoli ricchi, lui, che ricco è, non può che essere benedetto da Dio, Dio è dalla sua parte.
È il cinico messia dei "valori orizzontali", quelli che il denaro può comprare.
Una volta costruito il monologo, ho pensato casualmente alla catena Mac Donald, a questo grande e "globale" impegno a far mangiare la gente…
Sulla Bibbia "i fratelli Maccabei" ed è nato Mac-Bey.