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La via della bellezza
a cura di Danilo Fiacconi

Quando siamo nati non comprendevamo le parole di mamma, non eravamo in grado di intervenire in un dialogo familiare, non sapevamo risolvere un problema di lavoro per papà. Ma conoscevamo già altre vie per sapere ciò che era necessario. Uno sguardo, una carezza o una dolce cantilena, senza bisogno di nessuna parola, ci comunicava: "ti voglio bene, tu sei importante".

A nostra volta, abbiamo imparato che uno strillo o un suono dolce esprimevano di noi qualcosa di molto diverso, che mamma sembrava comprendere. Attorno a noi luci e colori, suoni, ombre e cose, avevano un effetto impressionante. E sembravano parlare più a noi che agli adulti. Di quei tempi ricordiamo i giocattoli, i pendagli colorati sul nostro lettino, come l'orsetto che ci ha fatto compagnia nelle notti di temporale.

Oggi parliamo di quei simboli con venerazione e li mostriamo solo alle persone importanti per noi. Per il resto, la nostra giornata è piena di parole, numeri, ragionamenti, compiti da eseguire. Ma quando ascoltiamo una canzone speciale o leggiamo un romanzo ispirato, quando ci facciamo prendere dalla storia di un film o ci fermiamo ad assaporare un tramonto seduti su una panchina nella quiete serale di un lago... Allora, improvvisamente, il bambino che è in noi ritorna protagonista, come se quel linguaggio misterioso - in cui le cose stanno al posto delle parole - fosse la nostra vera lingua madre. Come dice Paulo Coelho, "siamo simboli, non siamo soltanto esseri umani".

- La via simbolica 
- Un esempio: l'esperienza artistica 
- "La bellezza salverà il mondo" 
- La rivelazione della Bellezza 

- La via simbolica
Esiste un modo particolarmente affine alla nostra cultura audiovisiva per aprirsi all'incontro con lo spirituale? Sì: è la via simbolica. Non si tratta di un nuovo ritrovato fatto di nuove formule, ma della riscoperta di una via antica.
La tradizione popolare ha elaborato diverse esperienze simboliche (si veda Pierre Babin, La catechesi nell'era della comunicazione, Leumann-To, Elledici,1989): prima fra tutte, il pellegrinaggio, l'incontro con la bellezza della natura, il deserto e la solitudine, il servizio ai poveri, la vita di comunità, l'esperienza artistica e creativa, l'esperienza dell'amore e dell'affetto vero.

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- Un esempio: l'esperienza artistica
Per intenderci, portiamo come esempio di esperienza simbolica l'allestimento di un musical con un gruppo giovanile.
Ritrovarsi a discutere di alcune idee, provare qualche testo o il movimento di un balletto, ascoltare musiche insieme, comporre e creare. Poi mesi di prove, di entusiasmo e arrabbiature… Infine il debutto, le occasioni di nuovi incontri, di dialoghi, le modifiche, i viaggi, gli abbracci e gli applausi…
Due sono gli effetti della via simbolica: individuale e sociale. Individuale, perché mette la persona di fronte a se stessa, alla propria originalità, alla propria leggenda personale per cui partire e camminare... Sociale, perché - vissuta insieme - la via simbolica crea le comunità degli spiriti, le uniche che vincono il tempo.
La via simbolica non può essere un oggetto di pensiero. Essa è - o diventa prima o poi per chi incomincia a viverla seriamente - una provocazione e una trasformazione: mette in moto anche senza rendersene conto. Poi, un giorno, ci si scopre viandanti.

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- "La bellezza salverà il mondo"
Il piacere è qualcosa che sa di negativo. Il problema non sta nel rifiutare il piacere, ma nel cercare i veri piaceri, quel senso di pienezza legato alla soddisfazione dei desideri del nostro essere. Lo abbiamo già detto: nell'epoca dell'audiovisivo, l'emozione e il piacere diventano le vie privilegiate per accedere alla fede. Non dottrine, ma - in primo luogo - un'esperienza del piacere di essere cristiani. Scrive G. Defois: "Io sono convinto che oggi il nostro problema è quello di evangelizzare l'attesa della felicità e della festa. Più che alla critica e alla negazione, bisogna essere attenti all'aspettativa dell'esperienza di felicità che può procurare la Chiesa".

Il cristianesimo comincerà con un salto nel paradiso!

Per una generazione appassionata di rock e videoclip - ma anche rapita di fronte a un quadro di Gauguin o una lirica ispirata - uno dei migliori itinerari verso Dio sarà quello delle immagini e dei suoni. Oggi bisognerebbe cambiare l'ordine tradizionale nelle tappe della vita spirituale e cominciare dalla via illuminativa: aiutare i giovani a scoprire le meraviglie della presenza di Dio nelle realtà della terra, renderli sensibili alla bellezza, alla vita, al senso delle cose.

Troppo preoccupati che la bellezza delle cose potesse oscurare la Bellezza di Dio, abbiamo dimenticato che la sensibilità per l'arte, il gusto del bello, la promozione dell'espressione umana sono uno dei compiti più importanti della formazione spirituale. Forse noi per primi abbiamo pensato che tutto ciò fosse in concorrenza con Dio!

Ma cosa è Bello? Cosa è la Bellezza?
Osservo dei vecchi seduti su una panchina a raccogliere gli ultimi raggi di sole della giornata. Nell'interezza della loro persona mi comunicano un senso di armonia, di appagamento, di segreta corrispondenza tra loro e l'ambiente che li circonda. La bellezza è una caratteristica della persona intera: non è racchiusa nelle fatidiche tre misure delle Miss e neppure può essere valutata con due quesiti magari anche un po' banali...

Allora la bellezza mi si presenta come una pienezza di umanità, un colore e un calore che può essere sprigionato persino da certe profonde rughe che dicono: "io sto bene così".

Infine la bellezza - stupisce crederlo nell'era cosidetta "dell'immagine" - è suono, musica. Esperienza spirituale di grande intensità, che sa attraversare i corpi come le vibrazioni sonore: un appello di paradiso e di angeli su questa terra.

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- La rivelazione della Bellezza
Cogliere la bellezza significa partecipare alla gioia di ciò che è orientato alla pienezza. Come definire allora la bellezza senza parlare in qualche modo di Dio, della sua Gloria?

Non si tratta di "battezzare" ad ogni costo tutte le cose, con il rischio di trattarle solo da strumenti, da indici puntati verso Dio. Al contrario, contemplare e valorizzare la bellezza di ogni cosa apre spontaneamente a sorprese meravigliose e all'incontro con il Meraviglioso.

Ma come avviene la rivelazione della bellezza? Essa non si impara veramente sui libri. La si incontra per la mediazione di uno che sappia rendere attenti ad essa. Solamente colui che è bello può aprire alla bellezza.

La via simbolica, di cui abbiamo parlato, è il procedimento più adatto per risvegliare al senso della bellezza.

La Via della Bellezza è la strada di Dio oggi. La strada del cuore e della fantasia.

"La bellezza - è stato scritto - è una logica che si afferra come un piacere" (R. de Gourmont). Alla generazione della musica e della televisione Dio si fa conoscere mediante la gioia di essere.

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