La nascita dell'opera è stata ispirata dalla lettura di Quale bellezza salverà il mondo,
del Card. Carlo Maria Martibi, pubblicata dal Centro Ambrosiano, Milano 1999.
La redazione dei testi ha avuto come riferimento il pensiero teologico di Hans Urs Von Balthasar espresso in particolare nell’opera:
- HANS URS VON BALTHASAR, Gloria, Editrice Jaca Book, Milano, 1975-1977, VII volumi.
Più direttamente la stesura del copione fa riferimento al testo:
- HANS URS VON BALTHASAR, La mia opera ed epilogo, Editrice Jaca Book, Milano 1994.
Per le citazioni bibliche sono state consultate le seguenti traduzioni:
- La Bibbia da Studio TOB, Editrice Elledici, Leumanni (Torino) 1997, che si basa sul testo biblico di:
- La Sacra Bibbia, traduzione a cura della Conferenza Episcopale Italiana;
- Parola del signore, Traduzione interconfessionale in lingua corrente, Elledici Leumann - United Bible Societies, Rivoli (To) 1985.
Per la figura di Erode e Mariamme:
- FLAVIO GIUSEPPE, La guerra giudaica, Editrice SEI, Torino 1937, vol. I-II.
Erode raccoglie nel suo personaggio la storia di Erode il Grande e la personalità di Erode Antipa, il primo vivente all’epoca della nascita di Cristo, il secondo all’epoca della morte e resurrezione. Anche Mariamme, storicamente prima moglie di Erode il Grande, assume in sé i tratti psicologici e le aspirazioni che saranno di Erodiade, moglie di Erode Antipa.
L'Accademia infatti è nata alla fine del 1992 e in quel 'vivaio' Mario Restagno ha trovato i sessanta ragazzi che nel 2001 hanno portato sul palco per la prima volta "Gloria". "Eravamo troppi, si è avviata una selezione naturale e per questa ragione siamo arrivati a 28 ragazzi dai 16 ai 30 anni e 16 bambini dai 4 ai 12 anni, con la possibilità, speriamo, di essere seguiti da un'agenzia per la vendita dello spettacolo". É il primo progetto dell'Accademia che riceve i contributi di Regione, Provincia e Comune, l'altro riguarda la "Scuola di musical". "Uno spettacolo costato sino a oggi150 milioni e siamo in pareggio". Anche più soddisfatti di lui sono i protagonisti, Artin Picari ha 28 anni ed è arrivato a Torino dall'Albania dieci anni fa, nella mente gli idoli Al Pacino e Michele Placido: "A Tirana facevo già teatro e pensavo che anche qui sarebbe stato facile". Invece ha dovuto adattarsi a lavori saltuari, perfezionare l'italiano e poi l'ingresso all'Accademia. Ha la parte di Shemaià, il pastore che a Gerusalemme si trova alla crocifissione di Cristo e riconosce Maria, la donna che con Giuseppe gli chiese a Betlemme, trent'anni prima, la sua grotta. É un attimo e la scena - "priva di coreografie perché sono gli attori e i ballerini a riempirla" spiega il regista - si sposta alla nascita di Gesù. "Shemaià si chiede quanto deve far pagare la sua grotta a quella famiglia " racconta Artin. "É una grande esperienza questo spettacolo, al di là dell'emozione e dell'occasione apprezzo la visione di Restagno: una storia dove ogni personaggio ha un suo ruolo nel mondo di oggi". "Basta cercarlo, individuarlo" concorda Federica Pregnolato, 21 anni, studente di veterinaria e cantante: "Io, ad esempio, sono il riferimento dei buoni, il primo degli angeli che scendono sulla terra" ma non con le ali, si tratta di angeli tribali, ragazze molto belle che si muovono sul ritmo dell percussioni. E che tipo di cantante vorresti essere? "I miei miti sono Whitney Huston e Aretha Franklin, in Italia Giorgia". Anche la ricciuta Sonia Boni fa l'angelo, ha appena 16 anni, stdia ragioneria ma testa e cuore sono alla danza. "Io interpreto anche una delle amiche di Satana e una delle ragazze pon pon che girano attorno a Mac-Bey". Chi sarebbe? "Un imprenditore ebreo che vuole creare una catena di locali". Quando arriva la sfilata di moda piuttosto discinta chi pensava di seguire le pagine del Vangelo comincia a non capirci più nulla: "Così torna a vederci, qualcuno l'ha già fatto".
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natale da cantare: va in scena "gloria"
Ultimo spettacolo dell'anno, poi si vedrà. Dita incrociate, per il futuro e soprattutto per domani, perché ci si gioca parecchio davanti alla platea del Palastampa. Lo sanno bene i trenta ragazzi che domani sera alle 21 (ingresso 20, 16 e 10 euro; domattina alle 10,30 solo per le scuole) si esibiranno nell'arena da 2000 posti di corso Ferrara, vero è che sono andate bene le prime esibizioni al Teatro Valdocco, al Civico di Moncalieri, a Rivoli, come pure che fino a oggi si è già potuto contare su qualcosa come tremila spettatori, ma il "Pala" è un'altra cosa. É l'occasione per far accendere come si deve i riflettori su "Gloria, Pax in Terra", il musical scritto e diretto da Mario Restagno e messo in scena dalla compagnia dell'Accademia dello Spettacolo di Torino. Una fatica tutta torinese, un progetto che raccoglie le passioni artistiche di ragazzi che fino ad oggi si sono messi alla prova con scuole di recitazione, ballo o canto, con la partecipazione a qualche concorso, con pochissimi spettacoli e tanti saggi. É il sogno di chi comincia: incontrare qualcuno che rischia su una produzione e su giovani alle prime armi. "La strada più battuta è riprendere titoli già noti e aggiungere qualche nome conosciuto" dice Mario Restagno, 44 anni, laureato con Gian Renzo Morteo ma colpito dal fascino del teatro molto tempo prima dell'università. "Ho assistito alla prima recita oratoriale a dodici anni, mi ha stravolto l'immaginazione. Quell'estate ho cominciato a scrivere su una vecchia macchina le storie più strane". Nella vita poi ha lavorato sulle immagini, sui testi, sul montaggio e la fotografia, "ma il musical è il mio riferimento". Per questa 'fede' è nato "Gloria", storia vecchia di duemila anni, la nascita e la morte di Cristo. Un'idea partita dai salesiani, "io lavoravo allora nel settore media dell'Elledici, una collaborazione che poi si è persa per strada sulle differenti vedute artistiche dello spettacolo, per me assolutamente laico e da attualizzare". Dunque Restagno ha proseguito solo. "A Torino non c'è un terreno fertile per chi voglia mettere in piedi uno spettacolo del genere, mancano gli interpreti, l'unico modo per far lavorare i ragazzi e farli girare anche fuori dalla città è creare un ambiente formativo, e poi buttarsi su un allestimento".
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