Blog dello Spettacolo

27 Giu 2017

Quanto serve un vero Teatro per studiare recitazione: chiediamolo a Stanislavskij

Avere a disposizione un palco e un vero Teatro per le lezioni di recitazione può fare la differenza?

Certamente le scuole, le accademie e i centri che non sono attrezzati adeguatamente Vi evidenzieranno come ciò che conta è il livello degli insegnanti, non tanto gli spazi.
Vero. Assolutamente condivisibile: la qualità dello staff docente è fondamentale. Accademia dello Spettacolo investe, infatti, importanti risorse per garantire insegnanti titolati e di livello internazionale. Una volta formata l’equipe, tuttavia, diventa importante offrire degli spazi consoni alle attività da svolgere: ad un’insegnante di un certo livello si deve offrire anche location e strumentazioni adeguate per svolgere la sua attività.
Ora, mentre è a tutti evidente per le lezioni di danza è necessario un pavimento ammortizzato, degli specchi, delle sbarre e un sistema di amplificazione, spesso per le lezioni di recitazione si pensa che sia sufficiente un ambiente qualsiasi.

Alla Scuola Formazione Attore i docenti possono scegliere di tenere le lezioni di recitazione in teatro, nella sala di recitazione, in palestra o nella sala conferenze: ogni ambiente risponde a delle precise esigenze didattiche. Per esempio la sala di recitazione è completamente nera, pareti e pavimento, perché come si sa il nero toglie, isola, elimina, ed in una fase iniziale l’allievo è chiamato a togliere tutto il superfluo, solo in una seconda fase si può cominciare ad amplificare e, quindi, venga pure il bianco.
Ovviamente quando è stato imbastito un lavoro di interpretazione, poterlo rifinire direttamente sulle assi di un palcoscenico con la magia delle quinte e del sipario, nello spazio scenico a cui sono generalmente destinati i testi teatrali fa una grande differenza e per capirlo vi invitiamo a leggere questa pagina tratta da Il Lavoro dell’Attore su se stesso di Stanislavskij.
Nazvanov, il giovane allievo protagonista del diario, sale per la prima volta sul palco con il suo pezzo tratto da Otello, che da giorni sta preparando a casa sua.
“Appena entrato in scena, mi si è spalancato davanti l’enorme buco nero del boccascena, e dietro uno spazio profondo e buio senza fine. É la prima volta che vedo dalla scena, a sipario aperto, la sala vuota e deserta… mi sento smarrire nel vuoto.”

Nazvanov comincia la sua prova, ma è completamente distratto. In qualche modo arriva alla fine, ma è un disastro. Torcov, il maestro di recitazione, ha volutamente messo l’allievo alla prova affinché potesse fare esperienza delle difficoltà del mestiere attoriale. Più avanti, precisamente nel capitolo V, Torcov mette tutto il gruppo di allievi sul palco e, dopo un po’ di lavoro nella stanza chiusa che si è creata (a sipario chiuso), ordina di aprire il sipario.
“Che strana impressione fa il sipario aperto. Mi sono trovato improvvisamente con i nervi tesi, irrigidito. É incredibile come l’apparire del buco nero del boccascena riesca a violare ogni senso di intimità. Finché eravamo nel salottino non mi ero accorto che ci fosse una parte importante e una non importante del palcoscenico. Da qualunque parte mi voltassi andava bene. Ma se si apre la quarta parete, allora la parte più importante diventa proprio il vuoto del boccascena.”

I giovani allievi guidati da Torcov sperimentano tutte le difficoltà di agire con il vuoto del boccascena ed ad un certo punto il docente fa una riflessione molto acuta.
“Ricordate: tutte, anche le azioni più semplici che nella vita ci riescono perfettamente , quando entriamo in scena, davanti alla ribalta illuminata di migliaia di persone, si deformano. Ecco perché è necessario imparare a camminare, muoversi, sedere, stare in scena.”

Anche il più ingenuo degli allievi può capire che, senza un teatro dove sperimentare tutto questo, la sua formazione professionale sarà provvisoria e superficiale: gli allievi che possono, invece, quotidianamente confrontarsi con il palco, e non una volta ogni tanto, hanno certamente molte più possibilità di approfondire gli insegnamenti del grande maestro.
In conclusione, serve anche un Teatro per formare un attore professionista, lo dice Stanislavskij.

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