La Commedia degli Errori di William Shakespeare | Trama ragionata

commedia degli errori

Trama ragionata de La Commedia degli Errori di William Shakespeare a cura di Emanuele Franco.

Viene presentata come una delle prime opere del Bardo, se non la prima in assoluto. Come nelle commedie antiche, si parte da una situazione tragica (in questo caso, diverse situazioni tragicomiche) che si evolvono fino alla risoluzione dei problemi finali.
La commedia si svolge ad Efeso, antica città situata nella regione romana dell’Anatolia (l’attuale Turchia) con sbocco sul mare. La scena rappresenta una generica strada o piazza del mercato, con di fronte tre “case”, strutture o porte caratterizzate come la casa della Cortigiana (con un segno del Porcospino), la casa di Antifolo E. (la Fenice) e l’Abbazia (una croce o un qualsiasi altro emblema religioso).

PERSONAGGI

SOLINO, duca di Efeso
EGEONE, mercante di Siracusa
ANTIFOLO di Efeso (di seguito Antifolo E.)
ANTIFOLO di Siracusa (di seguito Antifolo S.)
DROMIO di Efeso (di seguito Dromio E.)
DROMIO di Siracusa (di seguito Dromio S.)
BALDASSARRE, mercante
ANGELO, orefice
DOTTOR PIZZICO, maestro di scuola
PRIMO MERCANTE
SECONDO MERCANTE
EMILIA, badessa di Efeso e moglie di Egeone
ADRIANA, moglie di Antifolo E.
LUCIANA, sua sorella
LUCE, sua cameriera
CORTIGIANA
CAMERIERE, GUARDIE, CARNEFICE e altre persone al seguito

TRAMA RAGIONATA

ATTO I
Scena I
La scena si apre ad Efeso, sulla piazza del mercato centrale, con Solino (il duca di Efeso), Egeone (mercante di Siracusa), il carceriere e altri a seguito.
Egeone (padre dei due Antifolo), è in arresto per conto di Solino, che apre un discorso sulla lotta e rivalità esistente tra le città di Efeso e Siracusa, dichiarando di non fare an torto direttamente al condannato, ma semplicemente di applicare la legge. Il mercante gli risponde raccontando la propria storia e quella del suo approdo sfortunato ad Efeso. Comincia con la sue origini per poi arrivare al punto in cui diventa padre di due gemelli e compra altri due gemelli nati “nella stessa ora” da una coppia di genitori poverissimi. Questi diverranno i “servi” dei suoi due figli. Continua poi raccontando del disperato naufragio mentre erano vicini ad Epidamno con la loro nave: essendo ormai spacciati, decisero di legare i neonati ad un albero di scorta (un figlio e un gemello in entrambe le estremità) e di cercare aiuto in mare. Andarono però a scontrarsi contro uno scoglio che divise l’albero a metà, dividendo il padre con un figlio e un servo e la madre con gli altri due. La metà di Egeone fu messa in salvo da una nave che passava di lì, mentre gli altri tre da alcuni mercanti di Corinto. Passò il resto della vita a cercare l’altro figlio e l’altro servo, aiutando i due che erano rimasti con lui e anche loro desiderosi di cercare e trovare “l’altro io”. La loro ricerca li ha infine portati anche nella “nemica” Efeso. Il duca si fa impietosire dalla storia e concede ad Egeone una giornata per procurarsi il denaro per pagarsi la libertà, dandolo in custodia al carceriere.
Scena II
Entrano Antifolo S., un mercante e Dromio di Siracusa (suo servitore). Questi suggerisce al padrone di dire in giro d’essere di Epidamno, visto che la mattina stessa un mercante siracusano è stato arrestato senza denaro per riscattare la propria vita; a tal proposito, Antifolo S., gli dice di portare il proprio denaro al Centauro, dove lo raggiungerà in seguito per pranzo; Dromio S. Va ed esegue. Antifolo S. invita poi il mercante ad accompagnarlo in giro per la città, che rifiuta perché è già stato invitato da altri mercanti, perciò si danno appuntamento alle cinque del pomeriggio al mercato e il primo mercante esce. Mentre gira per la città e pensa al fratello e alla madre dispersi, Antifolo S.. Vede tornare Dromio S. (che in realtà è Dromio E.) che lo esorta ad andare a mangiare perché è già mezzogiorno. Antifolo rimane stupito e gli chiede dove ha messo il denaro datogli poco prima. Dromio E. rimane spiazzato perché il suo padrone (Antifolo E.), non gli aveva lasciato alcun denaro in custodia, anzi, lui è lì soltanto per portarlo a pranzo da sua moglie. Antifolo rimane infastidito da questo comportamento perché gli sembra d’essere imbrogliato e perciò gli rifila un ceffone, costringendolo alla fuga. A questo punto si dirige verso il Centauro per assicurarsi che il denaro sia arrivato a destinazione.

ATTO II
Scena I
La scena si apre con le sorelle Adriana e Luciana, dove la prima si lamenta del fatto che Dromio E. non è ancora di ritorno con suo marito Antifolo E.. La moglie si lamenta anche di tutte le libertà che il marito si prende, mentre lei al contrario non può far niente se non pazientare, come le suggerisce la sorella. Arriva poi Dromio E., che racconta ciò che è accaduto poco prima, pensando si tratti del marito di Adriana. Nemmeno lei capisce e lo spinge ancora a riportarlo a casa. Rimaste sole, Adriana confessa la propria gelosia e delusione nel non vedere più la passione del marito nei suoi confronti. Ad una collana in regalo da parte sua, preferirebbe il rispetto del matrimonio tra loro.
Scena II
Antifolo S. torna dal Centauro, sicuro dell’oro appena depositato dal servo. Lo stesso Dromio S. torna da lui e, mentre si mettono a discutere del frainteso di poco prima (quando Antifolo S. ha scambiato Dromio E. per il suo gemello), entrano Lucia ed Adriana, che prima inveisce con Antifolo per i suoi presunti tradimenti e lo supplica di tornare da lei, senza sapere che è il gemello del marito, così come il suo servo. Antifolo S. e Dromio S. decidono per ora di stare a questo “gioco” in cui sembra d’essere in un sogno: il padrone segue Adriana in casa sua e mette a guardia della porta il suo servitore.

ATTO III
Scena I
Antifolo E. parla d’affari con Angelo (l’orefice). Arriva Dromio E., e si lamenta con il padrone delle botte che ha ricevuto precedentemente, ma lui nega e gli dà dell’ubriacone. Baldassarre, un mercante suo amico, lo conduce alla casa per il pranzo, ma la porta è sbarrata dall’interno, con Dromio S. a guardia. Antifolo ordina di aprire, ma il servitore non ascolta, anzi, appena detto il proprio nome, provoca la rabbia di Dromio E. che si sente preso in giro. Arrivano prima Luce, poi Adriana al di là della porta con Dromio S., e li esortano ad andarsene. Prima che Dromio E. possa trovare un piede di porco, Baldassarre convince Antifolo E. a lasciar stare e a seguirlo alla Tigre (un’altra locanda vicina) per mangiare insieme. Così Antifolo E. si convince e va con Baldassarre, ma prima chiede di finire la collana per sua moglie, che darà però alla padrona di casa, per dispetto ad Adriana che non l’ha fatto entrare.
Scena II
Luciana cerca di redarguire Antifolo E., ma in realtà parla con Antifolo S. che viene incantato dalla sua bellezza e se ne invaghisce. Dopo aver provato inutilmente a dissuaderlo va a cercare la sorella per riferirle l’accaduto. Dromio S. incontra il proprio vero padrone Antifolo S. e gli confida che nella casa dov’era di guardia c’è una certa Nell che lo vuole (in realtà vuole Dromio E., ma anche lei è cascata nell’equivoco dei gemelli-servi). A questo punto il sospetto aumenta ancora in Antifolo S, che chiede al servo di andare al porto a informarsi sulle navi in partenza. Arriva però Angelo con la collana, chiedendo il pagamento della commissione da parte di Antifolo S. che in realtà non ne sa niente. Fiutando l’affare, accetta come fosse un regalo e si dirige verso il porto.

ATTO IV
Scena I
Un mercante chiede ad Angelo una somma di denaro perché deve subito imbarcarsi, ma lui non ha soldi perché aspetta il pagamento della collana. Intanto Antifolo E. manda il “suo” Dromio a comprare una corda da dare poi alla moglie e ai servitori per il “dispetto” del pranzo. Angelo chiede dunque i soldi ad Antifolo E che si rifiuta di pagare finché non vedrà la catena (che in realtà Angelo ha appena dato al gemello e quindi crede di essere dalla parte della ragione). A questo entrambi fanno arrestare Antifolo E. Dromio S. ritorna dal porto dicendo al padrone sbagliato che c’è una nave in partenza; Antifolo E. inveisce contro il suo “non” servitore esortandolo ad andare invece a prendere i soldi per la cauzione a casa sua da Adriana. Viene poi portato in prigione dalla guardia.
Scena II
Adriana e Luciana parlano dell’incredibile dichiarazione di Antifolo S. Dromio S. arriva per chiedere il denaro e dopo aver raccontato loro l’accaduto, prende i soldi per la cauzione e si dirige per liberare il padrone.
Scena III
Dromio S. sulla strada incontro il suo vero padrone, e nessuno dei due capisce che cosa stia accadendo perché ad entrambi sembra di parlare a persone diverse. Arriva una cortigiana che cerca Antifolo E.; vedendo la collana in mano ad Antifolo S. e pensando di avergli regalato l’anello a pranzo, chiede indietro uno degli oggetti. I due, pensando di avere a che fare col demonio tentatore in persona, telano via. La cortigiana va a confidare tutto alla signora Adriana.
Scena IV
La guardia tiene in custodia Antifolo E. che aspetta con ansia la moglie con la cauzione; arriva però Dromio E. con la corda che gli aveva chiesto il padrone, facendolo andare su tutte le furie. Arrivano Adriana, Luciana, la Cortigiana e un maestro chiamato Pizzico che prova inutilmente a cercare di esorcizzare Antifolo E., che in realtà è soltanto su tutte le furie. Tra tutti scoppia un fiume di incomprensioni ed equivoci di situazioni apparentemente accadute per via degli incroci dei due padroni e dei due servitori. Al culmine della discussione, Adriana chiede a Pizzico di legare marito e servitore e di portarli a casa sua e con l’intervento di alcuni aiutanti, riescono ad eseguire. Intanto la guardia vuole la cauzione per il marito di Adriana. Lei è confusa dalle parole della Cortigiana che afferma di averlo visto con una collana in mano, mentre lei invece non l’ha mai visto. Decide quindi di andare con loro da Angelo a farsi raccontare bene cosa è successo.
Intanto arrivano Antifolo S. e Dromio S. con le spade sguainate, e tutti scappano pensando di avere a che fare con i loro gemelli Efesini. A questo punto, dopo aver spaventato tutti, si dirigono decisi verso il porto.

ATTO V
Scena I
Angelo si intrattiene ancora col mercante scusandosi per il ritardo del pagamento, intanto arrivano Antifolo S. e Dromio S. Dopo l’ennesimo battibecco dovuto allo scambio di persone, arrivano a sguainare le spade, quando Adriana, Luciana e la Cortigiana esortano invece a legarli e a portarli via. Padrone e servo si rifugiano subito nell’Abbazia lì vicino chiedendo protezione. Emilia, la madre badessa, afferma che non consegnerà mai Antifolo alla moglie, in quanto suo protetto e soggetto di cure per la (presunta) pazzia. Nel delirio generale, la meridiana segna le cinque: ora di sentenza per Egeone. Arrivano infatti Solino con Egeone, il boia e altre guardie, annunciando pubblicamente l’imminente morte del mercante siracusano. Mentre Adriana chiede giustizia contro la madre badessa, arriva un messo annunciando l’arrivo di Antifolo e Dromio (di Efeso) muniti anch’essi di spade. Il Duca ascolta tutte le ragioni di ognuno dei presenti, persino Egeone che cerca di spiegare ad Antifolo E. di essere suo padre e di averlo cercato per diversi anni. A questo punto entra la Badessa annunciando Antifolo S. e Dromio S. si scopre che la Badessa in realtà è Emilia, moglie di Egeone e madre dei due Antifolo. Il Duca capisce i mille malintesi e invita tutti a riunirsi e a festeggiare la fine degli equivoci. La storia si conclude con i due Dromio che entrano per ultimi, mano nella mano, alla festa.

(SFA, “Storia del Teatro” – Relazione a cura di Emanuele Franco)

emanuele franco
Emanuele Franco

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