Entusiasmo e caos: aspetti che convivono nell’artista | Sistema Stanislavskij

entusiasmo caos

Stiamo affrontando il paragrafo conclusivo del capitolo V sull’immaginazione (pag 106-109), una delle parti più importanti del testo Il Lavoro dell’attore su se stesso (editore Laterza-Bari).
“In una parola, in arte, non si può lavorare a freddo. Ci vuole un determinato grado di calore…”
Due aspetti che costituiscono l’artista sono l’entusiasmo, associato solitamente ai bambini, sempre affascinati dalle piccole cose della vita, ed il caos.

Entusiasmo

L’entusiasmo è fondamentale: il vero artista arde con ciò che gli succede intorno. É attratto dalla vita che è l’oggetto del suo studio. Ciò che raccoglie è materiele vivo, vibrante, creativo.
Come ci ricorda Martha Graham in uno dei suoi aforismi: “I più grandi ballerini non sono grandi per il loro livello tecnico, sono grandi per la loro passione.”
L’entusiasmo è strettamente legato con la passione ed ha una componente di ingenuità che rende fragili nel contesto sociale: è facile colpire un entusiasta perché è una persona che si espone.

Caos

Dopo aver accennato a questo concetto Torcov racconta di quando era stato a casa di un noto scrittore che l’aveva ricevuto nel suo studio. Era rimasto impressionato dalla quantità di manoscritti, fogli, libri sparsi ovunque insieme a strumenti musicali, leggii, insomma un disordine totale: un caos.
Torcov rimase affascinato e cominciò a frugare con gli occhi in quel caos.
Il caos è una condizione abbastanza comune tra gli artisti. Non si può dire che siano tutti disordinati, ma spesso è così.
Vivono nel caos, ma quando entrano nel momento creativo riescono a trovare un ordine inaspettato.
Spesso gli artisti sono ragazzi e ragazze che si isolano dalla massa e di conseguenza appaiono strani. Stanno in mezzo a tutti, ma non sono esattamente lì con tutti. Amano distaccarsi e guardare da fuori il gruppo che non sempre comprende questo comportamento. C’è una poesia di Baudelaire, Albatros, che descrive bene la condizione dell’artista. Gli albatri quando volano in cielo sono maestosi, ma quando scendono sul ponte della nave e cercano di muoversi, sono goffi e diventano oggetto di scherno per i marinai che si divertono a batterli.
Nel caos l’artista sceglie, esattamente come il fotografo sceglie il ritaglio della realtà attraverso l’inquadratura.
Nel campo della recitazione l’attore deve imparare a scegliere quale emozione registrare nel caos della vita.

Imitazione

In conclusione il direttore ci parla dell’imitazione e della sua importante funzione. Per molti arstisti si comncia così, imitando lo stile di chi precede. Per l’attore l’imitazione è giusta, serve a sperimentare altri modi di sentire, di esprimersi, di muoversi. Gli permette di ampliare la gamma delle sue possibilità.
Se c’è un collega bravo, imitiamolo. Saper apprezzare le qualità dei colleghi è importante tanto quanto apprezzare le proprie.
Ad un certo punto bisogna liberarsi dall’imitazione e fare nostri il sentire, l’esprimersi, il muoversi ecc…
Bisogna sempre chiedersi: “Chi siamo?”, in modo da capire i nostri punti di forza ed usarli a nostro vantaggio, perché sono proprio quelli a caratterizzarci e a renderci unici.
Il materiale emotivo di ognuno di noi è la cosa più preziosa, soprattutto ora che si prevede per il futuro un aumento di interesse nei confronti delle emozioni, perché sono ciò che nel profondo ci accomuna tutti.

Commento

Credo sia fondamentale provare passione per ciò che si fa, soprattutto in un mestiere come quello dell’artista e nello specifico quello dell’attore, che deve mettere a nudo corpo e anima, sin dal primo momento di quando studia il suo personaggio, fino a quando lo mette in scena. È importante ricordarsi del passato, ma allo stesso tempo non bisogna limitarsi ed avere fisse autoconvinzioni, perché l’artista è in continuo mutamento ed in ricerca di sperimentazione con se stesso.

(SFA, Sistema Stanislavskij, lezione dell’24 aprile 2021 con Mario Restagno – Relazione a cura di Matteo Ardengo)

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