fbpx

Blog dello Spettacolo

18 Dic 2011

Formazione globale? Lo stato dell’arte

Lo stato dell'ArteÉ un concetto non ancora affermato in Italia. Nei casi migliori la si confonde vagamente con il mestiere del “musical performer” poiché quest’ultimo canta, danza e recita, ma ci si dimentica che il “musical performer” applica le sue competenze in teatro. Una scuola che applica la formazione globale è un passo ancora oltre: condivide con il mondo del musical lo studio delle tre arti sceniche, ma queste vengono esercitate con qualsiasi mezzo di comunicazione… teatro, cinema, televisione, strada.

Audrey Hepburn può essere considerata una capostipite, John Travolta e Patrick Swayze ne sono stati ottimi esempi, più recentemente Hugh Jackman è una realtà.

Audrey Hepburn in Breakfast at Tiffany’s

Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia sono le principali aree geografiche dove nascono attori TTP (Triple Threat Performer): sono anche regioni che hanno meno retaggi con cui fare i conti, meno barriere e potentati secolari.
Qui in Italia ci sono teatri che hanno 3/4 secoli di storia e poteri ben sedimentati. Abbiamo personaggi che ritengono gli attori del cinema e della TV di serie B considerando il teatro il solo luogo sacro per l’attore. Pare superfluo ribadire che non esistono mezzi di comunicazioni “superiori” ad altri per dogma.

Ma torniamo a noi: la scommessa è che un attore formato globalmente sia in grado oggi di rispondere meglio alle esigenze del mondo dello spettacolo.
Può essere utile dare uno sguardo alla situazione attuale in Italia e fare una breve riflessione su che cosa sta succedendo dalle nostre parti nel campo dell’offerta educativa e della formazione.

Le Istituzioni che fanno?

Lo Stato non offre soluzioni formative adeguate: il mondo dello spettacolo chiede delle professionalità che la Silvio D’Amico, unica accademia riconosciuta, non è in grado di soddisfare. Quando tempo fa ho chiamato un funzionario del MIUR per capire che forma di riconoscimento fosse possibile da parte dello Stato, ho scoperto che una scuola dove si insegnano “danza, canto e recitazione” non è contemplata, non c’è, non esiste, anzi non deve esistere… Testualmente disse il funzionario: “Insomma, vi dovete decidere! O fate questo, o quello
Pare una barzelletta, vero? Non lo è.
Non solo non esiste un’offerta formativa aggiornata ai tempi, ma lo Stato è carente nel controllo: chiunque, senza titoli e competenze, può aprire una scuola di danza privata, una scuola di recitazione, una scuola di canto… o queste tre insieme. Provate voi ad aprire un bar senza licenza? Già qui si rivela il basso grado di importanza che noi italiani assegniamo alle arti sceniche.
Non è il caso di prendercela anche qui con il Governo perché “Qualis pater, talis filius”… voglio dire che se guardiamo bene il “popolo sovrano” non fa di meglio, anzi.

“Amici & Co.”

Nei casi peggiori si intende per formazione globale quello che si vede in televisione ad Amici.
Purtroppo dobbiamo rilevare che la trasmissione della De Filippi da un lato ha diffuso l’interesse per queste arti svelando la possibilità di praticarle assieme, dall’altro ha confuso totalmente le idee generando un sacco di illusioni nei giovani… e, purtroppo, continua a farlo.
Inutile lamentarsi, ma importante distinguere: ad Amici comandano gli sponsor e gli ascolti, i VIP diventano insegnanti… in una vera scuola i criteri sono diversi.

Aprire una scuola… perché?

Negli ultimi anni molte scuole di danza hanno improvvisato corsi di canto e recitazione perché adesso, sulla scia Amici, “tirano”: nascono, quindi, tante nuove scuole perché c’è una richiesta di mercato. Anche il più sprovveduto può immaginare che un conto è aprire una scuola con un “progetto formativo“, un conto aprirla con un “business planning”, o vi sembra che conti poco? Quindi potete trovare tante scuole che propongono formazione globale, ma se voi provate a chiedere alla direttrice o al direttore quale conoscenza abbia delle altre due materie magari vi risponde che “è stata a Londra a vedere i miusicol e conosce tutti quelli della compagnia dell’arancia…” e avanti di questo passo.
Insomma, i gatti mancano e i topi ballano… in una situazione senza regole i commercianti dell’arte si mettono sul mercato e, come potrebbero vendere pantofole o gorgonzola, così vendono canto e danza.

Chi sa insegnare?

Una serie di proposte formative si basano sul principio “sono attore quindi posso insegnare recitazione”.
In Italia, dove regna una certa superficialità, magari si può accogliere questa affermazione come verità sacrosanta, in realtà si tratta di una vera idiozia: soltanto un ignorante (nel senso di “uno che non conosce”) può oggi ritenersi “educatore” per talento innnato, autocertificato.
Come ballare, cantare e recitare, così insegnare è un’arte e non è più sufficiente il buonsenso, la personale esperienza, il così fan tutti per assumersi responsabilità importanti come la formazione di un altra persona: servono cognizioni di psicologia, di pedagogia e didattica che si studiano esattamente come si studia danza, canto e recitazione.
Chi si assume tali responsabilità “senza patente” è un irresponsabile che approfitta del fatto che i danni da lui provocati “sono riscontrabili solo nel tempo”: un giovane si rende conto di aver perso tempo e di aver sbagliato solo quando incontra “un vero docente”.
Che poi uno abbia il “talento di insegnare” è il minimo: ci mancherebbe che si metta ad insegnare senza una predisposizione naturale!

Falsi maestri

Una famosa insegnante di Amici alla richiesta “dove avesse appreso il suo metodo” rispose:”Io? Sono figlia d’arte… e poi mi sono inventata dei giochetti per insegnare che sono originali e bellissimi“.
Insomma, a volte, parlando con “gli artisti”, si rimane completamente basiti. A ben vedere in questo momento in Italia non vi sono maestri in grado di proporsi come insegnanti delle tre arti e il motivo è molto semplice: il musical è arrivato da poco. I protagonisti del musical italiano fino a 10 anni fa non provenivano dalle accademie: molti artisti, bravi in una disciplina, si sono fatti nelle altre due arrangiandosi con corsi e stage.

Concludendo

Siamo in una fase di fondazione.
Il progetto educativo alle arti sceniche ispirato alla formazione globale si sta scrivendo in questi anni.
Stiamo aspettando che qualche musical performer si renda disponibile a rinunciare alle scene per mettere la sua esperienza a servizio della formazione, accettando il principio che non ci si può improvvisare come docente e impegnandosi a completare la propria preparazione: sarebbe un apporto molto importante. Questo non è ancora avvenuto: mentre separatamente nel canto, nella recitazione e nella danza, abbiamo una tradizione affermata ed è possibile contare su docenti seri e qualificati, nella sintesi delle tre arti ancora non abbiamo docenti con un metodo di insegnamento collaudato.
L’esperienza di un’artista che ha dovuto esprimersi usando i tre linguaggi contemporaneamente è certamente un apporto determinante per una scuola che propone un iter di formazione globale. La capacità di esprimersi sul palco teatrale con il canto, la danza e la recitazione è il punto di partenza nella formazione globale: compito della struttura educativa è allargare questa esperienza anche al set cinematografico, a quello televisivo, alla strada… così diventa vera formazione globale, diversamente resta solo musical, che è un altra cosa.