L’adattamento in commedia musicale prodotto da Accademia dello Spettacolo affida alla Fata Turchina il compito di narratrice della storia di Pinocchio a dei bambini.

Viene in aiuto della Fata un gruppo di amici che l’aiuterà nella narrazione, interpretando i diversi  personaggi recitando, cantando e ballando. Vediamo così Geppetto, Mastro Ciliegia, il Grillo Parlante, Mangiafuoco, il Gatto e la Volpe, il Giudice e tanti altri personaggi che popolano il capolavoro di Collodi.

L’opera è particolarmente adatta ad essere messa in scena in ambito scolastico: infatti oltre 600 classi hanno rappresentato lo spettacolo nei loro istituti.

Non richiede costose scenografie e le parti musicali sono state composte rispettando l’estensione vocale dei bambini e dei ragazzi.

É possibile visionare le diverse versioni che sono state realizzate: quella più complessa che vede un gruppo di giovani protagonisti, l’allestimento ridotto con soli allievi della primaria oppure la versione recital.

Lo spettacolo può essere allestito in 3 versioni:
  • versione integrale di 65 minuti
    adatta ad un cast composito di ragazzi e giovani
  • versione ridotta di 45 minuti
    adatta ad un cast di soli ragazzi
  • versione recital di 30 minuti
    senza coreografie 

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    Questa sezione destinata agli educatori e agli insegnanti è divisa in 4 parti.

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    Indice

    L’opera di Collodi
    Il mondo dello spettacolo
    Diventare attori
    Fare teatro a scuola

    L'opera di Collodi

    Questo è il primo capitolo di un affascinante viaggio che vi guiderà alla scoperta dell’opera di Collodi usando il linguaggio del teatro musicale.
    Il punto di partenza è il testo dell’autore, le analisi critiche, le edizioni e i rifacimenti, per contestualizzare come è stato creato quello che è considerato un capolavoro della letteratura per l’infanzia.
    Se siete alle prese con la messa in scena di Le Avventure di Pinocchio, è bene dare una lettura a queste schede, che vi aiuteranno a comprendere meglio l’opera, e di conseguenza le scelte fatte dallo sceneggiatore.

    Vita

    Carlo Lorenzini, detto Collodi, nacque a Firenze il 22 novembre 1826 da Domenico Lorenzini e da Angiolina Orzali. I due sposi, l’uno cuoco e l’altra figlia del fattore, dopo le nozze si spostarono dalla nativa (per parte di madre) Collodi a Firenze per lavorare in casa dei marchesi Richard Ginori.

    Carlo Lorenzini, così come suo fratello Paolo, si riscattò dalla bassa condizione sociale grazie agli studi, favoriti e sostenuti economicamente dai marchesi. Inizialmente Carlo venne avviato alla carriera ecclesiastica, ma presto se ne allontanò per continuare gli studi presso gli Scolopi a Firenze.

    Nel clima rivoluzionario che precedette la I Guerra di Indipendenza (1848), Carlo si avvicinò al mazzinianesimo e si arruolò con i volontari toscani insieme al fratello Paolo, combattendo a Curtatone e Montanara. Più tardi, nel 1859, ritornò sul campo di battaglia arruolandosi come soldato semplice nell’esercito piemontese alla volta della II Guerra di Indipendenza. Col passare del tempo, tuttavia, diventò polemico e astioso nei confronti della nuova politica nazionale.

    Carlo Lorenzini non formò mai famiglia, non ebbe figli, ebbe fama di persona poco volenterosa sul lavoro e incline ai vizi. Visse l’ultima parte della sua vita insieme alla madre in casa del fratello e morì a 64 anni nel 1890.

    pinocchio

    Genesi dell’opera

    Il 7 luglio del 1881 su Il Giornale della Domenica (supplemento domenicale per l’infanzia de Il Fanfulla) vengono pubblicati i primi due capitoli della favola di Pinocchio con il titolo La Storia di un burattino. La pubblicazione continua in maniera discontinua fino ai capitoli XIV e XV il 27 ottobre dello stesso anno, quando la parola “fine” conclude l’ultima peripezia di Pinocchio, che lo vede presumibilmente morto impiccato.

    Il 16 febbraio 1882 riprendono le pubblicazioni con il titolo mutato in Le avventure di Pinocchio. Di nuovo si hanno numerose interruzioni e lunghe pause fino al capitolo finale, il XXXVI, che viene pubblicato il 25 gennaio 1883.

    Il mese successivo viene pubblicata la prima edizione del volume Le avventure di Pinocchio con le illustrazioni di Enrico Mazzanti.

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    Diverse edizioni

    Oltre alla prima edizione del 1883 comparvero altre quattro edizioni prima della morte dell’autore: 1886, 1887 (di cui non resta traccia), 1888 (tutte presso la Libreria editrice Felice Paggi); 1890 (presso R. Bemporad & Figlio, concessionari della Libreria Paggi).

    La metodologia seguita per il trattamento dei testi e la stampa non era certamente accurata e capitava che i manoscritti di Collodi, già nella pubblicazione a puntate, venissero corretti e sottoposti a modifiche per quel che riguarda lessico e grammatica. Il moltiplicarsi delle edizioni successive andava ad aggiungere altre modifiche e correzioni, nonché propri errori e sviste.

    L’edizione Bemporad del 1921 è di particolare rilievo perché ritorna all’edizione del 1883.

    L’edizione critica del testo è problematica perché gli unici manoscritti giunti fino a noi riguardano gli ultimi due capitoli e sono conservati nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, mentre al Museo Centrale del Risorgimento di Roma è conservato un finale inedito che era stato scartato dall’autore. Non potendo conoscere quanto e come l’autore fosse intervenuto nelle edizioni pubblicate finché era in vita l’edizione critica si divide sulla base di due assunti diversi:

    • Amerindo Camilli prende come riferimento la prima edizione del 1883 e sostiene che Collodi sia intervenuto sul testo soltanto nel corso della pubblicazione a puntate e che sia rimasto estraneo alle successive modifiche e correzioni operate dai vari redattori;
    • Ornella Castellani Pollidori, al contrario, sostiene che Collodi abbia approvato tutte le edizioni successive, finché era in vita, e che una critica su Pinocchio non possa prescindere dal confronto di tutte le edizioni fino a quella del 1890.
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    Pinocchio tricolore

    Il primo a dare un volto a Pinocchio fu Enrico Mazzanti nel 1883, ma i suoi disegni originali erano in bianco e nero. Successivamente, illustratori come Attilio Mussino hanno contribuito a definire l’immagine classica a colori.
    Il burattino di legno con i colori rosso, verde e bianco non ha un unico ideatore “ufficiale” legato al testo letterario, ma è il risultato di un’iconografia patriottica che associa Pinocchio, simbolo dell’Italia nel mondo, alla bandiera italiana. Moltissimi artigiani e produttori di giocattoli italiani (specialmente in Toscana) realizzano versioni del burattino vestito con il tricolore per scopi turistici. Pinocchio è stato spesso usato come “ambasciatore” dell’Italia. Ad esempio, è stato scelto come mascotte o logo per eventi internazionali che rappresentano l’eccellenza italiana.

    Struttura narrativa

    Emilio Garroni nel 1975 sostenne in un suo saggio, Pinocchio uno e bino, che Pinocchio possa essere letto come due romanzi in uno: Pinocchio I Pinocchio II. Il primo corrisponde al racconto immediato e spontaneo dei capitoli che vanno dal I al XV, il secondo è un racconto ben più elaborato e disteso, che occupa i capitoli dal XVI alla fine.

    Sono molti gli elementi a sostegno di questa tesi: innanzitutto le lunghe pause incorse durante la pubblicazione su Il Giornale della Domenica (trascorsero quasi quattro mesi tra la pubblicazione del XV capitolo e quella del XVI), inoltre la pubblicazione del XV capitolo riportava in fondo la parola “fine”, cosa che fa supporre che Collodi abbia inizialmente voluto terminare il proprio racconto al XV capitolo e, in seguito, sia stato indotto a riprendere la pubblicazione, probabilmente dall’editore.

    Possono essere individuate anche caratteristiche stilistiche e narrative diverse tra i due romanzi:
    – Pinocchio I: si costruisce intorno a pochi snodi narrativi e volge rapidamente alla sua catastrofica conclusione. I capitoli sono brevi ed essenziali. Il senso pedagogico, pur essendo chiaro ed esplicito, lascia ampio spazio al gioco e al divertimento dell’anima infantile del burattino.
    – Pinocchio II: ingloba Pinocchio I come suo primo elemento e ne sviluppa e dilata le vicende. I capitoli sono più lunghi e il ritmo narrativo è più lento, vi sono presenti molte descrizioni e la narrazione risulta complessivamente più equilibrata. L’intento pedagogico è dominante e prende forma la finalità ultima del processo formativo, l’umanizzazione del burattino.

    pinocchio

    Alberto Asor Rosa, pur accettando tale tesi interpretativa, parla anche di “struttura di compromesso”, sostenendo che l’originalità e l’irripetibilità del progetto di Collodi sta nella capacità di unire elementi diversi e contrastanti: personaggi realistici e fantastici insieme; nozioni di tempo e spazio talvolta indeterminate, talvolta precisissime; la presenza nello stesso protagonista dell’antitesi burattino/ragazzo; elementi di fiaba e di racconto insieme nella stessa opera.

    Lo stile che caratterizza Pinocchio è quello tipico del racconto orale: spesso elementi e situazioni vengono ripresi e manipolati per essere adattate alle nuove esigenze narrative, proprio come se neanche l’autore sapesse esattamente come la storia sarebbe andata a finire.

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    Curiosità

    Burattino o marionetta?

    Pinocchio apparterrebbe per tipologia alle marionette, piuttosto che ai burattini. Le marionette sono fantocci, di legno o cartapesta, che il marionettista aziona dall’alto tramite fili  sulla scena di appositi teatrini. I burattini, al contrario,  sono mossi dal basso verso l’alto: la mano del burattinaio entra in un buratto di stoffa sotto il vestito e con le dita ne dirige il movimento della testa e delle braccia. La marionetta ha le gambe, mentre il burattino no, ad eccezione della regione Toscana, dove si erano diffusi i burattini ventrali, mossi cioè con la mano da dietro la schiena e non da sotto: avendo le gambe sono così in grado di camminare.

    Forse è per questa ragione che Collodi definisce Pinocchio un burattino, oppure può essersi rifatto allo Zanni, uno dei più antichi personaggi della Commedia dell’Arte. Lo Zanni corrisponde al servo con tutte le possibili sfaccettature caratteriali, che poi con il passare del tempo si sono cristallizzate in precise identità. Tra i servitori più famosi ricordiamo Brighella, Arlecchino e Pulcinella.

    Burattino etimologicamente deriva dal termine “buratto”, la stoffa con cui veniva setacciata la farina o le granaglie. Colui che “abburattava” la farina, nell’eseguire il suo compito, si muoveva con gesti scomposti e spezzati, modo che ricordava l’incedere dello Zanni.

    Parco di Pinocchio

    Il Parco di Pinocchio sorge a Collodi, il paese natale della madre dell’autore al quale lo scrittore si era ispirato per il suo pseudonimo. Il parco è il frutto dell’opera collettiva di molti artisti. L’idea per la realizzazione del complesso monumentale fu, nel 1951, del sindaco di Pescia, il professor Rolando Anzilotti, che invitò i maggiori artisti a concorso. Nel 1956 si inaugurò il Parco, che fu ampliato con il passare degli anni. Il visitatore compie un percorso letterario e artistico attraverso gli episodi

    La cura e la gestione del Parco è affidata alla Fondazione Nazionale Carlo Collodi, un Ente Morale senza fini di lucro, che dal 1990 è inserito nella Tabella ufficiale delle Istituzioni Culturali di interesse nazionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Tra i tanti compiti oltre alla cura e alla gestione del Parco, vi è la divulgazione delle opere di Collodi, la cura di una biblioteca che conservi le edizioni italiane e straniere delle opere di e su Collodi, la promozione e l’organizzazione di manifestazioni culturali, concorsi e conferenze, nonché la promozione della scrittura per l’infanzia e la realizzazione di un centro studi sulla letteratura per l’infanzia.

    A Formia sorge, invece, la Casa di Pinocchio, uno spazio espositivo in cui poter rivivere i momenti più belli della propria infanzia, immersi in un’atmosfera fiabesca. La mostra è arricchita dalle opere di Franco Viola, che ha realizzato numerose sculture raffiguranti Pinocchio partendo dal legno d’ulivo. La Casa di Pinocchio rappresenta il tentativo di stabilire un dialogo tra due universi, quello della vecchia generazione e quello dei bambini, finalizzato ad un arricchimento ed una crescita culturale.

    Mangiafuoco e il suo teatro

    Il mondo dello spettacolo

    Mangiafuoco, il burbero padrone dei burattini, può essere considerato un impresario di spettacolo e ci offre l’occasione per ragionare su questo particolare mondo.

    Ruoli

    Cast creativo, cast artistico, cast tecnico… avete mai sentito questi termini?

    Il cast creativo è composto dalle persone che inventano lo spettacolo: scrivono i testi, le musiche, ma anche coloro che dirigono l’allestimento, disegnano i costumi o progettano la scenografia.

    Il cast artistico è composto da coloro che vanno in scena presentandosi davanti al pubblico.

    Il cast tecnico è formato da coloro che fanno funzionare la macchina dello spettacolo: luci, audio, attrezzisti, ma anche coloro che hanno realizzato i costumi e le scenografie.

    Uno spettacolo può essere fatto da poche persone, oppure, come nel caso di un musical o un opera lirica, convolgere centinaia di soggetti.

    Oltre ai cast vanno considerate anche le figure amministrative.

    Vediamo di descrivere i ruoli principali, tenendo conto che l’elenco che vi presentiamo non vuole essere esaustivo. 

    Produttore

    La persona, le persone o la società che decide di investire economicamente nel progetto di realizzare uno spettacolo.

    Il produttore è la figura responsabile di sovrintendere a tutti gli aspetti dell’allestimento, sia finanziario sia tecnico, organizzativo e amministrativo. È il principale responsabile della gestione del budget, decidendo i prezzi dei biglietti, le date e gli orari degli spettacoli, e sviluppando una strategia di marketing e promozione per la produzione. Il produttore si occupa della ricerca di fondi, sia attraverso investimenti personali, sia coinvolgendo altri investitori tramite accordi di associazione limitata, assumendosi il rischio finanziario della produzione.
    È il produttore a scegliere il regista, a coordinare il team creativo (autore, scenografo, costumista, ecc.) e a organizzare casting e audizioni. Inoltre, è responsabile della pianificazione logistica, della contrattualizzazione del personale, della gestione delle autorizzazioni, dei permessi e delle convenzioni con strutture alberghiere o ristorative. Il produttore può anche avere il potere di veto sulla scelta del cast, anche se spesso si consulta con il regista e l’autore.

    Regista

    Il regista teatrale è il responsabile generale della messa in scena di uno spettacolo dal vivo, che guida e coordina il lavoro di diverse figure professionali specializzate, tra cui attori, musicisti, coreografi, costumisti e scenografi, diventando la figura di riferimento principale di ogni produzione teatrale. Il suo ruolo consiste nel progettare e condurre il filo narrativo dello spettacolo, avendo in mente il concetto da esprimere attraverso l’azione, la parola e l’emozione. È il responsabile ultimo di tutte le decisioni artistiche prese durante lo sviluppo di una produzione, e ogni aspetto che possa influire sulla qualità del prodotto – come scene, costumi, movimenti degli attori e illuminazione – è frutto delle sue scelte. Durante le prove, il regista osserva, dà istruzioni e trasmette fiducia, svolgendo un ruolo fondamentale di supervisione e coordinamento. Il regista studia il testo, ne elabora un’interpretazione personale e ne definisce la messa in scena in collaborazione con scenografo, costumista e direttore delle luci, supervisionando l’organizzazione delle prove e dirigendo i movimenti scenici dei protagonisti e delle masse. La sua funzione può variare a seconda della produzione, ma in ogni caso rappresenta il fulcro creativo e organizzativo dello spettacolo.

    Aiuto Regista

    L’aiuto regista teatrale svolge un ruolo fondamentale come braccio destro del regista, supportandolo in tutte le fasi della produzione, dalla pre-produzione alla messa in scena e oltre. Il suo compito principale è quello di coordinare e organizzare le attività quotidiane del set, assicurando che tutto proceda secondo il piano stabilito. In particolare, l’aiuto regista studia la sceneggiatura, ne effettua lo spoglio e collabora con il regista alla definizione del piano di lavorazione e delle inquadrature. Partecipa ai sopralluoghi per individuare le location, organizza i casting e i provini per attori e comparse, e prepara i fogli di servizio giornalieri per comunicare tempestivamente ai collaboratori le informazioni sulle tappe successive o eventuali variazioni al piano di lavoro.

    Durante le prove e le riprese, l’aiuto regista coordina il lavoro di tutti i membri della troupe tecnica, degli attori e delle comparse, garantendo che ogni dettaglio della scena — dagli attori ai costumi e alle scenografie — sia riprodotto con precisione per consentire riprese successive. È responsabile della gestione del tempo e dell’ordine sul set, assicurando silenzio durante le riprese e la puntualità degli attori e del personale. Inoltre, redige l’ordine del giorno per il giorno successivo insieme al direttore di produzione e aggiorna costantemente il piano di lavorazione.

    L’aiuto regista funge da collegamento essenziale tra il regista e la produzione, comunicando le indicazioni del regista agli altri reparti e garantendo che le esigenze artistiche e tecniche siano rispettate. In assenza del regista, è in grado di sostituirlo nel dare indicazioni agli attori, poiché conosce perfettamente la visione artistica del regista. Il ruolo richiede una forte capacità organizzativa, spirito di squadra, pazienza e una profonda conoscenza del linguaggio cinematografico e teatrale. Non sono poche le sue funzioni, motivo per cui spesso si avvale di assistenti alla regia, ognuno con compiti specifici e un grado gerarchico diverso.

    Coreografo

    Il coreografo progetta e realizza il soggetto dei balletti, crea e riadatta le coreografie, apportando correzioni e migliorie in base alle esigenze emerse durante le prove. Partecipa alle audizioni per selezionare i candidati più adatti, collabora con diverse figure professionali come scenografi, costumisti, tecnici delle luci e del suono, musicisti e registi per garantire una messinscena coerente e avvincente. Durante le prove, insegna la coreografia, coordina i ballerini e dirige le loro performance, assicurandosi che i movimenti siano eseguiti correttamente e con il giusto livello di espressione. Inoltre, può seguire il corpo di ballo in tournée per dirigere le esecuzioni dal vivo.

    Direttore Musicale

    Il direttore musicale in un musical svolge un ruolo centrale e multifaceted, che combina aspetti interpretativi, coordinativi e artistici. Innanzitutto, ha un ruolo interpretativo fondamentale, poiché prende le decisioni decisive riguardo all’andamento, al tempo e alle dinamiche della musica, illustrando a cantanti solisti, coro e musicisti la propria visione generale del componimento musicale da eseguire. Questa interpretazione artistica guida l’intera esecuzione, influenzando il tono emotivo e il carattere della rappresentazione.

    Inoltre, il direttore musicale svolge una funzione di concertazione, coordinando i musicisti durante le prove e le esibizioni, indicando il tempo e gli ingressi delle voci. È spesso affiancato dal vocal coach, che si occupa dell’esecuzione del coro e dei cantanti solisti, seguendo le indicazioni del direttore musicale. In casi in cui non ci sia un’orchestra ma solo il coro, il direttore musicale può essere chiamato più precisamente vocal director o maestro del coro.

    Scenografo

    Lo scenografo è il professionista responsabile dell’ideazione, progettazione e realizzazione dell’ambientazione scenica. Il suo compito principale è trasformare uno spazio reale in un set narrativo, capace di raccontare una storia attraverso colori, arredi, fondali, luci e oggetti di scena
    L’obiettivo è creare un ambiente visivamente coerente con il tono, lo stile e il messaggio dell’opera, contribuendo a rendere l’esperienza dello spettatore più immersiva ed emozionante.

    Attore

    L’attore nella compagnia teatrale è la figura centrale che interpreta i personaggi della rappresentazione, dando voce, corpo ed emozione al testo. Il suo ruolo è fondamentale per portare in scena la narrazione e coinvolgere il pubblico. Lavora sotto la direzione del regista, collaborando con gli altri attori e le figure tecniche (scenografo, costumista, light designer) per realizzare una visione artistica condivisa. In una compagnia stabile, l’attore spesso sviluppa un linguaggio comune con il gruppo, affinando uno stile interpretativo coerente. Può interpretare ruoli diversi: protagonista, comprimario, caratterista o comparsa, a seconda dell’importanza della parte. In alcuni casi, soprattutto nelle compagnie più piccole o sperimentali, l’attore partecipa anche alla creazione collettiva dello spettacolo, contribuendo alla scrittura e alla regia.

    Costumista

    Il costumista in una compagnia teatrale è responsabile della progettazione e realizzazione dei costumi degli attori, contribuendo a definire l’identità visiva dei personaggi. Il suo ruolo è fondamentale per ambientare la storia nel tempo, nello spazio e nel contesto sociale, oltre a evidenziare tratti psicologici e relazionali dei personaggi. Collabora strettamente con il regista e lo scenografo per garantire coerenza tra costumi, scenografia e impianto generale dello spettacolo. Deve tener conto anche delle esigenze tecniche (movimenti in scena, cambi veloci, durata dello spettacolo) e del budget disponibile.

    Fonico

    Il fonico in una compagnia teatrale è il tecnico responsabile della gestione del suono durante lo spettacolo. Il suo ruolo include la registrazione, l’elaborazione e la riproduzione delle tracce audio, come musiche di scena, effetti sonori e dialoghi amplificati. Lavora in stretta collaborazione con il regista e il direttore tecnico per garantire che gli interventi sonori siano sincronizzati con le azioni in scena e coerenti con l’impianto drammaturgico. Deve anche occuparsi dell’impostazione e manutenzione dell’impianto audio, microfoni, casse e mixer, adattandosi alle caratteristiche di ogni teatro.

    Luciaio

    Il luciaio, o tecnico delle luci, in una compagnia teatrale è responsabile della progettazione, installazione e gestione dell’illuminazione scenica. Il suo ruolo è fondamentale per creare atmosfere, enfatizzare azioni, guidare l’attenzione del pubblico e sottolineare i cambi di scena o di umore. Lavora in collaborazione con il regista e lo scenografo per realizzare un impianto luci coerente con la drammaturgia e lo stile dello spettacolo. Durante le repliche, esegue le cadenze luminose in tempo reale, azionando luci fisse, mobili ed effetti speciali da un mixer o software di controllo.

    Il testo

    La scelta di portare in scena un’opera è un’iniziativa che può prendere le mossa da diversi soggetti. Un produttore ha deciso di investire e crea il cast: è la via più “semplice”. Quando un’autore ha creato l’opera deve trovare un produttore che finanzi. Nello stesso modo anche un regista deve trovare un produttore. Infine l’iniziativa può partire da un gruppo di attori. Comunque, alla fine tutti debbono fare i conti con la necessità di un investimento economico iniziale.

    Birdman

    Birdman (2014), diretto da Alejandro González Iñárritu, racconta la storia di Riggan Thomson, un ex-attore famoso per un supereroe che cerca di riscattarsi allestendo un’ambiziosa opera teatrale a Broadway. Il film esplora la sua lotta per trovare finanziamenti, riconoscimento e validazione artistica, mentre affronta dubbi esistenziali e pressioni personali.

    Audizioni

    Definito il testo da mettere in scena si procede con la costituzione dei diversi cast: creativo, artistico e tecnico. 
    La scelta degli attori viene generalmente effettuata organizzando delle audizioni.
    L’assegnazione dei ruoli è una fase molto delicata, perché eventuali errori possono ripercuotersi gravemente nel corso della produzione, con conseguente perdita di tempo e denaro.

    Le audizioni vengono strutturate a seconda dei casi con diversi tempi e modalità, ecco alcuni elementi che possono essere scelti come parte integrante dell’audizione:

    • Colloquio con il regista: viene messa in luce la personalità dell’ attore e la sua esperienza;
    • Prova di recitazione/ ballo/ canto: l’attore si esibisce davanti al regista con dei pezzi preparati precedentemente;
    • Lettura della parte: all’attore viene richiesto di leggere un brano tratto dalla parte per cui l’attore si candida;
    • Incontro di gruppo: vengono organizzati degli incontri tra più candidati, ai quali viene richiesto di eseguire esercizi, improvvisazioni, ecc.

    Improvvisazione

    Il regista fa eseguire agli attori alcuni esercizi e scene, più o meno collegate alla scena da rappresentare. In questa fase gli attori lavorano sul personaggio, creandolo originalmente, rendendolo reale e vitale dal punto di vista teatrale. Il regista si deve comportare come un commentatore critico, dando le direttive e imponendo la giusta disciplina.

    Analisi del testo

    Il regista studia il testo e vi annota a fianco commenti e idee, secondo il suo metodo e la sua personale interpretazione. Non è necessario che tutti gli elementi della regia vengano scelti e definiti in questa fase preliminare, perché così si lasciano degli spazi aperti per successive idee e intuizioni, che possono sorgere durante le prove. Occorre inoltre stabilire quali siano le necessità di produzione: quanti interpreti occorrono? Sono necessarie scenografie particolarmente complesse? Ecc.

    Adattamenti

    Dopo un attento esame del testo occorre prendere in considerazione l’opportunità o meno di apportare modifiche o tagli al testo. Un taglio o una modifica è possibile quando la trama non ne subisca una variazione sostanziale per quello che concerne la sua comprensione e interpretazione. Un altro elemento da tenere in considerazione è la durata dell’opera: non è mai consigliabile rappresentare un’opera che superi un’ora e mezza di durata, perché il pubblico non può concentrarsi così tanto, specialmente se le poltrone non sono comode, questo indipendentemente dalla qualità dell’opera. I tagli e le modifiche vanno eseguiti con molta cautela, per evitare di fare errori grossolani eliminando parti importanti alla comprensione dell’opera.

    Prove

    La programmazione delle prove si basa sulla disponibilità degli attori e varia a seconda del budget a disposizione.

    Nel caso di una compagnia professionale gli attori sono disponibili durante il giorno, mentre in una compagnia amatoriale soltanto la sera e durante i fine settimana.

    Le prove possono protrarsi per settimane o per mesi: molto dipende dal budget a disposizione. Generalmente le produzioni del settore privato tendono ad essere molto concentrate. 

    Elenchiamo di seguito alcune fasi che possono contraddistinguere l’organizzazione delle prove.

    Fase propedeutica

    Fase propedeutica costituita da riunioni ed esercizi di improvvisazione, che non hanno niente in relazione con l’opera da rappresentare: questa fase permette la formazione di un buon clima di lavoro e la concentrazione necessaria per affrontare in seguito il testo da rappresentare.

    Studio del testo

    Si tratta delle prove “a tavolino”, in cui si dedica più attenzione alle parole. Nel caso di opere ambientate in periodi storici anteriori al nostro, sarebbe opportuno documentarsi in modo da familiarizzare con il linguaggio e con concetti complessi e inusuali.

    Montaggio

    “Montare” una scena significa strutturare i movimenti degli attori sul palcoscenico in relazione alla scenografia. In una commedia musicale questa è una fase complicata perché si deve combinare in maniera ottimale con le prove insieme al direttore musicale e al coreografo.

    Pulizia

    Stabilito lo schema di base si può procedere a definire le scene in dettaglio, cioè “pulire le scene”: i gesti e i movimenti di danza devono essere definiti e perfezionati, i toni di voce e i canti sperimentati e accertati. In questa fase si effettuano le ultime modifiche, con cui ci si avvia  alla definizione dello spettacolo, così come verrà rappresentato alla prima.

    Prove finali

    È consueto effettuare almeno due prove in costume e una prova tecnica completa prima della prova generale. Le prove in costume servono per testare se i tempi per i cambi di costume sono sufficienti, per apportare le ultime modifiche e ritocchi. Le prove tecniche, invece, servono per fissare i cambi di scena, le variazioni di illuminazione, gli ingressi e le uscite del sonoro, ecc. Non è consigliabile apportare modifiche in quest’ultima fase di prove, perché ormai le parti sono state memorizzate e anche piccole modifiche poche ore prima dello spettacolo potrebbero portare confusione e insicurezza.

    La prima

    La prima è una serata importante. Si tratta del momento più delicato dell’allestimento di uno spettacolo, che mette a dura prova le capacità di tutti gli artisti e i tecnici coinvolti.

    Gli attori, i cantanti e i ballerini dovrebbero stare a riposo la giornata della prima e limitare ogni fonte di stress e affaticamento. Prima dell’andata in scena è doveroso dedicare del tempo al riscaldamento fisico e alle tecniche di rilassamento. Se da una parte bisogna rasserenare e sdrammatizzare, dall’altra bisogna essere molto prudenti e verificare che tutti gli aspetti della produzione (attori, scene, luci e costumi) siano al loro posto. 

    L’organizzazione della serata del debutto non deve essere sottovalutata: occorre che la vendita dei biglietti e l’ingresso in sala degli spettatori avvenga senza intoppi e il più velocemente possibile, in modo da non recare noia o fastidio agli spettatori. Ogni cosa deve essere predisposta in modo tale da rassicurare e interessare il pubblico. Una sua buona predisposizione allo spettacolo è il primo passo per il suo gradimento e, quindi, per il suo successo.

    Film da vedere

    Un film/documentario che tratta della prima di uno spettacolo è “Backstage – Dietro le quinte” (2022), diretto da Cosimo Alemà. Segue le audizioni e la preparazione di un gruppo di giovani per uno spettacolo teatrale al Teatro Sistina di Roma, mostrando le tensioni, le emozioni e le sfide che precedono la prima rappresentazione.

    Un film più impegnativo è La Sera della Prima (1977), diretto da John Cassavetes. Myrthe, un’anziana attrice teatrale, dopo la morte di una fan avvenuta fuori dal teatro, inizia a vivere allucinazioni e crisi psicologiche che mettono in crisi il suo rapporto con la scena e la recitazione. La pellicola esplora il peso emotivo e mentale legato al mondo del teatro, con particolare attenzione ai momenti che precedono e seguono la prima rappresentazione.

    Guida all'orientamento

    Diventare attori

    “Voglio diventare una celebrità”

    Pinocchio si reca al teatro di Mangiafuoco ed entra a far parte della compagnia.
    Ecco una guida all’orientamento per i ragazzi che sognano di diventare artisti.

    Da grande...

    Riconoscere il talento

    I giovani sono per loro natura vivaci, impulsivi e creativi. Benché queste siano appunto qualità necessarie alla creazione artistica, non tutti i bambini sono destinati a diventare tali.

    Riconoscere il talento sul nascere è quanto mai difficile e rischioso, è possibile invece scorgere una certa attitudine o una passione per una determinata disciplina artistica anche in giovanissima età.

    Se il ragazzo prova l’irresistibile desiderio di muoversi ogni volta che sente la musica, o piuttosto si diverte improvvisando brevi scenette o imitando amici e parenti, o magari si fa sorprendere a cantare a squarciagola mentre impugna un phon a mo’ di microfono, ci sono buone probabilità che sviluppi con lo studio delle qualità artistiche.

    Se è possibile ravvisare i primi sintomi di una grande passione per lo spettacolo, un’altra cosa è riconoscerla ed accettarla.

    Un mestiere non riconosciuto

    In Italia, l’opinione comune non associa allo spettacolo l’idea di mestiere: l’artista, nel migliore dei casi, è considerato un fortunato dotato di talento, circondato da un alone di mistero e fascino, quando invece non sia giudicato un buffone sfaccendato e perdigiorno. Di conseguenza, il ragazzo che esprima il desiderio di voler diventare da grande attore, ballerino o cantante, spesso non viene preso sul serio. In molti casi viene indirizzato verso scorciatoie per puntare all’immediato successo, puntando tutto sul talento naturale.

    Si tratta di sogni? Certamente, ma non trattiamoli come sogni impossibili, tutt’altro!

    Un arte antica

    Le arti dello spettacolo sono antiche quanto l’uomo stesso, si fondano su tecniche e metodologie che si sono evolute durante i secoli. Pensare che l’artista possa esibirsi soltanto grazie al proprio talento è un’ingenuità. Benché ovviamente occorra dimostrare una certa attitudine e abilità, lo studio e la pratica sono fondamentali. È innegabile, in ogni caso, che senza la passione per l’arte non si possa fare molta strada perché questo è un mestiere che richiede molti sacrifici.

    Sacrifici economici

    Occorre finanziarsi gli studi, le paghe all’inizio sono veramente minime, se non insignificanti. In Italia ci sono scarse garanzie e il lavoro è poco. È difficile inserirsi perché bisogna fronteggiare una concorrenza ampia e agguerrita e il sistema normativo italiano non agevola gli aspiranti artisti.

    Sacrifici sociali

    Occorre spostarsi spesso per presentarsi a nuovi casting, se si è stati presi per uno spettacolo bisognerà rendersi disponibile per delle tournée, il ritmo di lavoro è irregolare. Questo sicuramente non aiuta le relazioni affettive, il rapporto con i parenti e la creazione o il consolidamento di nuove amicizie.

    Pregiudizi

    In alcuni casi i pregiudizi ostacolano il riconoscimento di una propria passione o talento, come nel caso della danza: i ragazzi maschi che si avvicinano al mondo della danza devono fronteggiare critiche e scherni. Spesso la sola paura di essere derisi rappresenta un muro insormontabile per il ragazzo che, per essere accettato in classe, alla fine, preferisce darsi al calcio.

    Spesso la famiglia e la scuola non aiutano a dissipare i dubbi e incoraggiare la scelta e non lavorano affinché si instauri un clima rassicurante in cui il giovane senta di essere accettato. Il mondo della danza continua così a perdere tantissimi allievi dalle ottime potenzialità. 

    Purtroppo i condizionamenti sociali sono i più difficili da abbattere e bisognerà attendere decenni perché abitudini e tradizioni consolidate cambino.

    Film da vedere

    Billy Elliot è un film del 2000 ambientato in un villaggio minerario inglese durante lo sciopero del 1984-1985. Racconta la storia di un ragazzo di 11 anni, Billy, che scopre la passione per il balletto in un contesto sociale rigido e maschilista. Il film affronta temi come la libertà di espressione, la rottura degli stereotipi di genere, la povertà e il conflitto familiare. Diventa un simbolo di resilienza e coraggio nell’inseguire i propri sogni nonostante le pressioni sociali. Il film è diventato anche un musical teatrale di grande successo.

    In conclusione

    Una cosa importante è non dimenticare che lo studio delle arti sceniche in ogni caso porta un giovamento personale anche se poi non diventa una professione: infatti raffina e consolida gli strumenti espressivi, la voce ed il corpo, che i giovani imparano ad utilizzare nel contesto sociale e familiare, ma che spesso sono viziati da usi errati o non appropriati, aiuta inoltre ad acquisire consapevolezza nel movimento e una maggiore padronanza delle proprie capacità, e a sviluppare le capacità di relazione con gli altri.

    Requisiti

    Salute

    Poiché lo studio delle arti sceniche coinvolge ugualmente il corpo e la mente, ne consegue che il primo requisito sia la salute e il benessere psico-fisico della persona.

    Alcuni difetti o problematiche possono essere affrontate e risolte, ma generalmente occorre godere di sana e robusta costituzione. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che alcune disabilità permanenti costituiscono un ostacolo per una disciplina artistica, ma non per altre: ogni singolo caso esige, quindi, una diversa considerazione. Nessuno è in grado di tracciare linee di demarcazione nette tra la possibilità o l’impossibilità di intraprendere lo studio di determinate discipline.

    Età

    Le arti sceniche si possono esercitare fin dalla scuola dell’infazia, tuttavia è necessario tenere presente alcuni fattori.

    Il cambiamernto che avviene intorno ai 12-13 anni può modificare completamente la situazione psico-fisica di un adolescente. Nel canto è abbastanza evidente come avvenga un cambiamento importante per la voce. Quindi, per coloro che vogliono svolgere il mestiere attoriale, si può inziare un percorso profesionalizzate solo dopo l’avvenuta maturazione psico-fisica.

    Molti ragazzi e ragazze che hanno calcato precocemente le scene non hanno saputo reinventarsi una volta adulti. Le arti sceniche spesso toccano tematiche legate alla sfera emotiva, fisica e sessuale, per cui è necessario aver conseguito la maggiore età per svolgere con consapevolezza le azione richieste. Molti minori hanno subìto un danno nello sviluppo affettivo per aver anticipato problematiche o aver simulato comportamenti a loro non adatti.

    Pinocchio a 8 anni

    Un caso di attore precoce è legato proprio al Pinocchio interpretato da Andrea Balestra. Fu scelto per le sue caratteristiche naturali e lavorò a fianco di Nino Manfredi, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Gina Lollobrigida e molti altri. Dopo questa interpretazione la sua carriera attoriale non ebbe altri sviluppi.
    In Italia, casi noti di attori bambini con difficoltà legate all’esperienza artistica sono meno documentati rispetto a Hollywood.

    La danza

    In alcuni ambienti, come la danza classica, domina un’esasperata percezione dell’estetica, che richiede caratteristiche fisiche precise: elasticità, collo del piede pronunciato, apertura del bacino, coordinazione, salto ed elasticità della schiena, oltre che un basso peso corporeo. Nelle scuole più serie ogni requisito ha un suo tempo di acquisizione e una sua età ottimale, inoltre vengono impartite lezioni di alimentazione cercando di contrastare l’insorgere di malattie, come l’anoressia, dovute a regimi alimentari troppo severi. Questi requisiti sono meno rigidi se si passa alla danza moderna e contemporanea e addirittura perdono di significato nella danza hip-hop.

    Canto

    Lo stesso ragionamento è applicabile al canto: se per il canto lirico e classico si esigono requisiti specifici e rigorosi, come l’assoluta padronanza dell’intonazione, una notevole ampiezza vocale e una tecnica impeccabile, in altri generi, come il pop o il rock, si è maggiormente flessibili, per non parlare del canto rap, dove i requisiti cambiano totalmente.

    Recitazione

    Per quanto riguarda la recitazione, a parte una buona capacità di movimento e un corretto sostegno della voce, non sono necessari requisiti specifici o, meglio, vi è un’ampia varietà di requisiti, che dipendono strettamente dalla tipologia dello spettacolo a cui è rivolto l’interesse dell’allievo. L’attore di prosa deve interpretare al meglio un testo e un personaggio, mentre l’attore di cabaret deve essere brillante e innovativo nell’improvvisazione, il mimo deve essere dotato di un’eccezionale abilità nel movimento, il clown deve padroneggiare l’effetto comico e l’uso delle maschere, l’attore di musical deve anche saper cantare e ballare.

    Multidisciplinarietà

    Non è saggio rinunciare a danzare, cantare o recitare perché non si è in possesso di alcuni requisiti: infatti molti punti di debolezza possono essere migliorati con lo studio e l’allenamento. Solo dopo alcuni anni di scuola è possibile accertare se sia conveniente continuare a studiare oppure no, scelta che deve essere soppesata attentamente e in maniera oggettiva, cercando di non farsi influenzare da condizionamenti esterni. Inoltre se non si hanno requisiti sufficienti per una determinata disciplina, talvolta è sufficiente individuare il genere più adatto alle proprie capacità.

    Non basta la tecnica

    Molti artisti si sono resi noti a livello internazionale più per le loro capacità interpretative ed espressive che per la loro tecnica, un esempio è Nureyev per la danza o Mia Martini per il canto. La capacità di interpretazione e l’espressività fa la differenza tra una buona esecuzione e l’opera d’arte, che commuove e appassiona il pubblico. 

    “I più grandi ballerini non sono grandi per il loro livello tecnico, sono grandi per la loro passione”

    [Martha Graham]

    In conclusione

    Durante la formazione bisogna avere molta pazienza e lavorare sodo, i miglioramenti arrivano a poco a poco e diversamente a seconda dei soggetti, occorre avere molta costanza e disciplina.

    Se si parte senza grossi handicap iniziali e si intraprende una buona scuola, gli ingredienti per ottenere degli ottimi risultati sono: una grande passione per l’arte, costanza e disciplina, training fisico, studio e aggiornamento continuo.

    Con un po’ di pazienza si può diventare artisti professionisti.

    A scuola

    Una lezione da imparare

    Da quando Kostantin Sergeevič Stanislavskij ha pubblicato il “sistema”, le arti sceniche hanno subìto una rivoluzione copernicana: come tutte le arti, anche la recitazione si “studia” e non è solo frutto di talento o improvvisazione.

    Questa lezione non è stata ancora del tutto accolta nel nostro paese che si crogiola spesso sul fatto di essere la patria della commedia dell’arte e di aver colonizzato l’Europa con le sue compagnie girovaghe: tutto questo è il passato, oggi noi siamo una piccola provincia con un piccolo peso nel mondo globale dello spettacolo e della comunicazione.

    Cambiamenti

    Il secolo appena trascorso ha segnato profondi cambiamenti nelle arti della scena. Sono nati i nuovi media: Radio, Cinema, Televisione e ultimamente il Web. Il palcoscenico non è più l’unico o privilegiato luogo deputato ad accogliere una rappresentazione scenica e gli attori, per avere più opportunità lavorative, hanno dovuto imparare ad esprimersi attraverso diversi linguaggi.

    Tutto si complica maggiormente se si pensa che anche la tipologia degli spettacoli proposti è ormai difficilmente definibile: ritroviamo frequentemente rappresentazioni teatrali eterogenee che contengono pezzi di recitazione insieme a musiche e a canzoni e, perché no, intermezzi coreografici o proiezioni di video. I generi non sono più fissi come un tempo e inviolabili, ma fluidi ed oggetto di nuove sperimentazioni.

    Formazione in Italia

    La professione dell’attore oggi richiede duttilità e questo lo riteniamo un valore, tuttavia, in Italia, non tutti convergono su questo e in particolare, gli enti formativi accademici di lunga tradizione, non considerano un valore la duttilità dell’attore per una serie di motivi:

    • convinzione che la specializzazione sia più efficace
    • convinzione aristocratica che solo il “palcoscenico teatrale sia vera arte”;
    • mancato rinnovamento culturale, professionale e soprattutto didattico;
    • giudizio negativo nei confronti dei nuovi mezzi espressivi come la TV.

    Nei confronti di quest’ultimo fattore è necessario spezzare una lancia: il panorama italiano non offre agli attori molti impieghi di qualità nella televisione. Vedere un proprio allievo inserito nell’ennesimo reality non è certamente motivo di soddisfazione per un insegnante.

    In questa fase, dove le Istituzioni non sono presenti con proposte formative aggiornate nella formazione globale, si è aperto un mercato che è stato occupato da una serie di interventi privati: molte di queste scuole ultimamente nate sottendono spesso solo una finalità commerciale.

    Non conviene mai scegliere le scorciatoie.
    Se siete veramente convinti di voler entrare a far parte del mondo dello spettacolo, dovete mettervi l’anima in pace: bisogna studiare! Questo significa fatica, impegno, concentrazione, disponibilità. La formazione è un investimento di tempo e di denaro non indifferente, bisogna fare la propria scelta con consapevolezza e massima attenzione.

    Il periodo di studio è difficile perché lungo e impegnativo: molti abbandonano o perché scoprono di non essere adatti alla vita dello spettacolo (lunghi tempi di lavoro concentrati soprattutto nella fase pomeridiana e serale della giornata, incertezza, precarietà), o perché, stanchi del lungo training, ritengono di poterne fare a meno, ma finiscono poi per accontentarsi di piccole particine o per relegare lo spettacolo ad un hobby.

    Accademia dello Spettacolo ETS crede nelle arti come mezzo per rendere il mondo migliore.
    Da 20 anni sostiene la formazione dei giovani artisti offrendo percorsi professionali di alto livello come la Scuola Formazione Attore.

    Un progetto innovativo basato sulla formazione globale che si è sviluppato secondo due linee: Corsi Propedeutici e Triennio Professionale.

    La commedia musicale “Le Avventure di Pinocchio” è un risultato di questa esperienza creativa ed educativa che ha coinvolto a suo tempo oltre 40 giovani attori nella sperimentazione e nell’allestimento cinematografico, ma ancora oggi viene replicato coinvolgendo altri piccoli e grandi artisti.

    Corsi propedeutici

    Coprono l’arco di età 6-18 anni  e preparano gradualmente l’accesso al successivo corso professionale che può essere affrontato solo dopo aver conseguito il diploma di maturità. Tali corsi prevedono un impegno di 4-6 ore alla settimana, in cui i ragazzi apprendono le nozioni base delle tre arti.: l’obiettivo fondamentale è contribuire alla maturazione degli strumenti di espressione che i ragazzi già possiedono, la voce ed il corpo, ma che spesso non usano in modo appropriato.

    Triennio Professionale

    Si rivolge, invece, ai giovani dai 18 ai 26 anni. Il programma di studi comprende oltre 3600 ore in tre anni, con una ricca gamma di corsi, seminari, stage e workshop finalizzati alla preparazione dell’attore in grado di utilizzare i linguaggi espressivi della recitazione, del canto e della danza. Questa figura, rappresentata per consuetudine dall’attore di musical, nella didattica della SFA non è un riferimento rigido, piuttosto un punto di partenza per formare un artista completo, in grado di affrontare il palcoscenico, il set cinematografico o quello televisivo.

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    Attenti a quei due

    Il Gatto e la Volpe

    Nel mondo dello spettacolo si trovano tanti Gatti e Volpi 

    Identikit del Gatto e la Volpe

    Ma che bel visino!

    Se qualcuno elogia a non finire il vostro bel visino o il vostro incredibile talento e vi chiede del denaro in cambio di promesse di ingaggio, diffidate! Soprattutto se avete poca esperienza. Ricordate che il vostro è un mestiere e siete voi a dover essere pagati in cambio di una performance artistica. Se vi siete rivolti ad un’agenzia, dovete sapere che il guadagno per l’agente è ricavato da una percentuale del cachet che l’artista ottiene. Nelle agenzie serie gli aspiranti attori o modelli vengono accuratamente selezionati, ma non gli viene richiesto denaro  prima di aver ottenuto un qualsiasi ingaggio.

    Book

    Il book fotografico è diventato ormai una necessità per ogni artista, attore, cantante o ballerino che si voglia inserire nel mondo dello spettacolo. La scelta del fotografo spetta all’aspirante artista; un’agenzia seria non dovrebbe imporre un fotografo di sua fiducia, le cui tariffe sono spesso molto elevate.

    Non firmare senza...

    Leggete sempre accuratamente i contratti che firmate! Tutto … ma proprio tutto, anche le note in fondo scritte a caratteri microscopici. Non firmate mai contratti senza averli fatti vedere prima ad una persona esperta, incaricata da voi stessi, che ne attesti la validità. Ricordate di farvi consegnare copia del contratto.

    Rapporto professionale

    Non accettate offerte e inviti che esulano da un rapporto professionale in cambio di promesse di lavoro. L’ambizione è importante, ma non deve compromettere la vostra dignità. Il sottomettersi a questo scambio vi umilierebbe perché non si tratta di vendere la propria arte, ma se stessi, la vostra reputazione si rovinerebbe irrimediabilmente. Minereste in tal modo le basi per una seria carriera nel mondo dello spettacolo. Scegliete chi siete e cosa volete diventare!

    Attenti agli abbagli

    I truffatori agiscono sui desideri delle persone, abusando dei bisogni, delle aspirazioni e dell’inesperienza dei giovani artisti. In alcuni casi ci sono dietro grandi organizzazioni che si spacciano per importanti agenzie incaricate di reclutare giovani promettendogli ingaggi da favola e di convincerli a pagare fior di quattrini in cambio di book fotografici e corsi di vario genere, per lo più scadenti. Spesso queste pseudo-agenzie invadono di pubblicità riviste, televisione, siti internet, sono situate in uffici di lusso, con segretarie e molti dipendenti, tendendo una trappola per i giovani inesperti, che, abbagliati da tanto splendore, cadono malauguratamente nelle loro grinfie.

     

    Pagare per lavoare?

    Se una produzione vi chiede del denaro per ottenere un ruolo da protagonista, questa è certamente una truffa! Queste cifre vengono giustificate con dei corsi o polizze assicurative. Ma se avete bisogno di corsi perché vi hanno scelto? Inoltre le polizze assicurative sono a carico della produzione, non devono chiederne la copertura all’artista. Se per ogni parte che vi viene assegnata dovete sborsare cifre del genere, certamente conviene cambiare mestiere! Tenete in considerazione che in casi come questo spesso la produzione non avrà mai luogo.

    Festini & co.

    Diffidate di persone che durante le feste o in alcuni locali ben frequentati si spacciano per talent scout o registi. Molto spesso si tratta di semplici impiegati o commercianti che vogliono conoscere qualche bella ragazza abusando delle sue aspirazioni artistiche.

    L’apprendimento prima di tutto

    Se l’ambizione nel mondo dello spettacolo è molto importante, lo è anche l’umiltà. Se volete evitare di incappare in truffe di vario genere, rimboccatevi le maniche ed evitate le vie che appaiono più facili e veloci.

    Intraprendere una carriera nel mondo dello spettacolo è difficile e faticoso e non ci si può presentare impreparati. Anche se avete talento, questo deve essere valorizzato ed educato, dovete procurarvi la tecnica che vi sosterrà anche nelle situazioni più difficili.

    Formazione artistica

    Scegliete una buona scuola che vi possa dare gli strumenti necessari per strutturare le basi del vostro mestiere.

    In primo luogo bisogna informarsi sui docenti, che devono essere dei professionisti non degli artisti del tempo libero. Valutate attentamente le scuole che promettono insegnanti famosi: assicuratevi che poi insegnino veramente nella scuola e non siano solo dei “testimonial” usati per attirare clienti.

    Informatevi sulle discipline insegnate e sul metodo di insegnamento. Se volete diventare attori diffidate di chi vi assicura che con qualche corso serale, in pochi mesi, avrete imparato tutto quello che vi serve: come tutte le arti anche quelle sceniche richiedono molto esercizio. Non è possibile diventare attori, ballerini o cantanti dall’oggi al domani. 

    Scuola di collocamento

    Non pretendete che la scuola vi trovi un posto di lavoro. Scegliete la scuola per la validità dei suoi insegnamenti, successivamente vi rivolgerete in un’agenzia, che si occuperà di mandarvi ai casting. 
    La scuola permette agli studenti di confrontarsi l’uno con l’altro e vedere sbocciare il proprio e l’altrui talento. Siate rigorosi con voi stessi, umili e critici, ma tenete sempre viva la tenacia e l’ambizione, siate ostinati e inflessibili nel raggiungimento dei vostri obiettivi.

    Il periodo della formazione è faticoso perché bisogna costruire le fondamenta di un mestiere che sconfina nell’intimità della propria persona. Non vi scoraggiate se faticate a vedere dei risultati. I miglioramenti sono impercettibili, avvengono poco per volta. Normalmente gli studenti si accorgono dei progressi fatti soltanto al termine di un anno di studio quando si confrontano con i nuovi studenti che hanno una preparazione inferiore.

    Ognuno di noi ha diversi tempi e modi di apprendimento; può capitare che uno studente studi alcuni anni senza grandi risultati e poi, all’improvviso, esprima al meglio il proprio talento. Questo perché l’arte coinvolge la persona per intero: corpo, mente e spirito. 

    Formazione culturale

    L’arte vive di cultura e la cultura evolve con l’arte. Lo scambio è reciproco. Chi fa arte non può esimersi dalla conoscenza della storia, della geografia, della letteratura e della storia dell’arte. Le diverse discipline, che a scuola si studiano per compartimenti stagni, trovano nel fenomeno artistico una rappresentazione fatta di innumerevoli nessi, collegamenti, rimandi, citazioni che rimandano a una realtà ricca e complessa. Di questo l’artista deve essere consapevole perché ne è il primo interprete. Se da una parte dedicate molto tempo alla formazione artistica, non dovete quindi dimenticare la formazione culturale. 

    Conclusione

    Se seguirete queste indicazioni sarà molto difficile che il Gatto e la Volpe vi possano condurre al campo dei miracoli.