L’adattamento in commedia musicale prodotto da Accademia dello Spettacolo affida alla Fata Turchina il compito di narratrice della storia di Pinocchio a dei bambini.
Viene in aiuto della Fata un gruppo di amici che l’aiuterà nella narrazione, interpretando i diversi personaggi recitando, cantando e ballando. Vediamo così Geppetto, Mastro Ciliegia, il Grillo Parlante, Mangiafuoco, il Gatto e la Volpe, il Giudice e tanti altri personaggi che popolano il capolavoro di Collodi.
L’opera è particolarmente adatta ad essere messa in scena in ambito scolastico: infatti oltre 600 classi hanno rappresentato lo spettacolo nei loro istituti.
Non richiede costose scenografie e le parti musicali sono state composte rispettando l’estensione vocale dei bambini e dei ragazzi.
É possibile visionare le diverse versioni che sono state realizzate: quella più complessa che vede un gruppo di giovani protagonisti, l’allestimento ridotto con soli allievi della primaria oppure la versione recital.
Carlo Lorenzini, detto Collodi, nacque a Firenze il 22 novembre 1826 da Domenico Lorenzini e da Angiolina Orzali. I due sposi, l’uno cuoco e l’altra figlia del fattore, dopo le nozze si spostarono dalla nativa (per parte di madre) Collodi a Firenze per lavorare in casa dei marchesi Richard Ginori.
Carlo Lorenzini, così come suo fratello Paolo, si riscattò dalla bassa condizione sociale grazie agli studi, favoriti e sostenuti economicamente dai marchesi. Inizialmente Carlo venne avviato alla carriera ecclesiastica, ma presto se ne allontanò per continuare gli studi presso gli Scolopi a Firenze.
Nel clima rivoluzionario che precedette la I Guerra di Indipendenza (1848), Carlo si avvicinò al mazzinianesimo e si arruolò con i volontari toscani insieme al fratello Paolo, combattendo a Curtatone e Montanara. Più tardi, nel 1859, ritornò sul campo di battaglia arruolandosi come soldato semplice nell’esercito piemontese alla volta della II Guerra di Indipendenza. Col passare del tempo, tuttavia, diventò polemico e astioso nei confronti della nuova politica nazionale.
Carlo Lorenzini non formò mai famiglia, non ebbe figli, ebbe fama di persona poco volenterosa sul lavoro e incline ai vizi. Visse l’ultima parte della sua vita insieme alla madre in casa del fratello e morì a 64 anni nel 1890.

Il 7 luglio del 1881 su Il Giornale della Domenica (supplemento domenicale per l’infanzia de Il Fanfulla) vengono pubblicati i primi due capitoli della favola di Pinocchio con il titolo La Storia di un burattino. La pubblicazione continua in maniera discontinua fino ai capitoli XIV e XV il 27 ottobre dello stesso anno, quando la parola “fine” conclude l’ultima peripezia di Pinocchio, che lo vede presumibilmente morto impiccato.
Il 16 febbraio 1882 riprendono le pubblicazioni con il titolo mutato in Le avventure di Pinocchio. Di nuovo si hanno numerose interruzioni e lunghe pause fino al capitolo finale, il XXXVI, che viene pubblicato il 25 gennaio 1883.
Il mese successivo viene pubblicata la prima edizione del volume Le avventure di Pinocchio con le illustrazioni di Enrico Mazzanti.

Oltre alla prima edizione del 1883 comparvero altre quattro edizioni prima della morte dell’autore: 1886, 1887 (di cui non resta traccia), 1888 (tutte presso la Libreria editrice Felice Paggi); 1890 (presso R. Bemporad & Figlio, concessionari della Libreria Paggi).
La metodologia seguita per il trattamento dei testi e la stampa non era certamente accurata e capitava che i manoscritti di Collodi, già nella pubblicazione a puntate, venissero corretti e sottoposti a modifiche per quel che riguarda lessico e grammatica. Il moltiplicarsi delle edizioni successive andava ad aggiungere altre modifiche e correzioni, nonché propri errori e sviste.
L’edizione Bemporad del 1921 è di particolare rilievo perché ritorna all’edizione del 1883.
L’edizione critica del testo è problematica perché gli unici manoscritti giunti fino a noi riguardano gli ultimi due capitoli e sono conservati nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, mentre al Museo Centrale del Risorgimento di Roma è conservato un finale inedito che era stato scartato dall’autore. Non potendo conoscere quanto e come l’autore fosse intervenuto nelle edizioni pubblicate finché era in vita l’edizione critica si divide sulla base di due assunti diversi:

Emilio Garroni nel 1975 sostenne in un suo saggio, Pinocchio uno e bino, che Pinocchio possa essere letto come due romanzi in uno: Pinocchio I e Pinocchio II. Il primo corrisponde al racconto immediato e spontaneo dei capitoli che vanno dal I al XV, il secondo è un racconto ben più elaborato e disteso, che occupa i capitoli dal XVI alla fine.
Sono molti gli elementi a sostegno di questa tesi: innanzitutto le lunghe pause incorse durante la pubblicazione su Il Giornale della Domenica (trascorsero quasi quattro mesi tra la pubblicazione del XV capitolo e quella del XVI), inoltre la pubblicazione del XV capitolo riportava in fondo la parola “fine”, cosa che fa supporre che Collodi abbia inizialmente voluto terminare il proprio racconto al XV capitolo e, in seguito, sia stato indotto a riprendere la pubblicazione, probabilmente dall’editore.
Possono essere individuate anche caratteristiche stilistiche e narrative diverse tra i due romanzi:
– Pinocchio I: si costruisce intorno a pochi snodi narrativi e volge rapidamente alla sua catastrofica conclusione. I capitoli sono brevi ed essenziali. Il senso pedagogico, pur essendo chiaro ed esplicito, lascia ampio spazio al gioco e al divertimento dell’anima infantile del burattino.
– Pinocchio II: ingloba Pinocchio I come suo primo elemento e ne sviluppa e dilata le vicende. I capitoli sono più lunghi e il ritmo narrativo è più lento, vi sono presenti molte descrizioni e la narrazione risulta complessivamente più equilibrata. L’intento pedagogico è dominante e prende forma la finalità ultima del processo formativo, l’umanizzazione del burattino.

Alberto Asor Rosa, pur accettando tale tesi interpretativa, parla anche di “struttura di compromesso”, sostenendo che l’originalità e l’irripetibilità del progetto di Collodi sta nella capacità di unire elementi diversi e contrastanti: personaggi realistici e fantastici insieme; nozioni di tempo e spazio talvolta indeterminate, talvolta precisissime; la presenza nello stesso protagonista dell’antitesi burattino/ragazzo; elementi di fiaba e di racconto insieme nella stessa opera.
Lo stile che caratterizza Pinocchio è quello tipico del racconto orale: spesso elementi e situazioni vengono ripresi e manipolati per essere adattate alle nuove esigenze narrative, proprio come se neanche l’autore sapesse esattamente come la storia sarebbe andata a finire.

Il Parco di Pinocchio sorge a Collodi, il paese natale della madre dell’autore al quale lo scrittore si era ispirato per il suo pseudonimo. Il parco è il frutto dell’opera collettiva di molti artisti. L’idea per la realizzazione del complesso monumentale fu, nel 1951, del sindaco di Pescia, il professor Rolando Anzilotti, che invitò i maggiori artisti a concorso. Nel 1956 si inaugurò il Parco, che fu ampliato con il passare degli anni. Il visitatore compie un percorso letterario e artistico attraverso gli episodi
La cura e la gestione del Parco è affidata alla Fondazione Nazionale Carlo Collodi, un Ente Morale senza fini di lucro, che dal 1990 è inserito nella Tabella ufficiale delle Istituzioni Culturali di interesse nazionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Tra i tanti compiti oltre alla cura e alla gestione del Parco, vi è la divulgazione delle opere di Collodi, la cura di una biblioteca che conservi le edizioni italiane e straniere delle opere di e su Collodi, la promozione e l’organizzazione di manifestazioni culturali, concorsi e conferenze, nonché la promozione della scrittura per l’infanzia e la realizzazione di un centro studi sulla letteratura per l’infanzia.
A Formia sorge, invece, la Casa di Pinocchio, uno spazio espositivo in cui poter rivivere i momenti più belli della propria infanzia, immersi in un’atmosfera fiabesca. La mostra è arricchita dalle opere di Franco Viola, che ha realizzato numerose sculture raffiguranti Pinocchio partendo dal legno d’ulivo. La Casa di Pinocchio rappresenta il tentativo di stabilire un dialogo tra due universi, quello della vecchia generazione e quello dei bambini, finalizzato ad un arricchimento ed una crescita culturale.

Cast creativo, cast artistico, cast tecnico… avete mai sentito questi termini?
Il cast creativo è composto dalle persone che inventano lo spettacolo: scrivono i testi, le musiche, ma anche coloro che dirigono l’allestimento, disegnano i costumi o progettano la scenografia.
Il cast artistico è composto da coloro che vanno in scena presentandosi davanti al pubblico.
Il cast tecnico è formato da coloro che fanno funzionare la macchina dello spettacolo: luci, audio, attrezzisti, ma anche coloro che hanno realizzato i costumi e le scenografie.
Uno spettacolo può essere fatto da poche persone, oppure, come nel caso di un musical o un opera lirica, convolgere centinaia di soggetti.
Oltre ai cast vanno considerate anche le figure amministrative.
Vediamo di descrivere i ruoli principali, tenendo conto che l’elenco che vi presentiamo non vuole essere esaustivo.

La scelta di portare in scena un’opera è un’iniziativa che può prendere le mossa da diversi soggetti. Un produttore ha deciso di investire e crea il cast: è la via più “semplice”. Quando un’autore ha creato l’opera deve trovare un produttore che finanzi. Nello stesso modo anche un regista deve trovare un produttore. Infine l’iniziativa può partire da un gruppo di attori. Comunque, alla fine tutti debbono fare i conti con la necessità di un investimento economico iniziale.
Definito il testo da mettere in scena si procede con la costituzione dei diversi cast: creativo, artistico e tecnico.
La scelta degli attori viene generalmente effettuata organizzando delle audizioni.
L’assegnazione dei ruoli è una fase molto delicata, perché eventuali errori possono ripercuotersi gravemente nel corso della produzione, con conseguente perdita di tempo e denaro.
Le audizioni vengono strutturate a seconda dei casi con diversi tempi e modalità, ecco alcuni elementi che possono essere scelti come parte integrante dell’audizione:
La programmazione delle prove si basa sulla disponibilità degli attori e varia a seconda del budget a disposizione.
Nel caso di una compagnia professionale gli attori sono disponibili durante il giorno, mentre in una compagnia amatoriale soltanto la sera e durante i fine settimana.
Le prove possono protrarsi per settimane o per mesi: molto dipende dal budget a disposizione. Generalmente le produzioni del settore privato tendono ad essere molto concentrate.
Elenchiamo di seguito alcune fasi che possono contraddistinguere l’organizzazione delle prove.
La prima è una serata importante. Si tratta del momento più delicato dell’allestimento di uno spettacolo, che mette a dura prova le capacità di tutti gli artisti e i tecnici coinvolti.
Gli attori, i cantanti e i ballerini dovrebbero stare a riposo la giornata della prima e limitare ogni fonte di stress e affaticamento. Prima dell’andata in scena è doveroso dedicare del tempo al riscaldamento fisico e alle tecniche di rilassamento. Se da una parte bisogna rasserenare e sdrammatizzare, dall’altra bisogna essere molto prudenti e verificare che tutti gli aspetti della produzione (attori, scene, luci e costumi) siano al loro posto.
L’organizzazione della serata del debutto non deve essere sottovalutata: occorre che la vendita dei biglietti e l’ingresso in sala degli spettatori avvenga senza intoppi e il più velocemente possibile, in modo da non recare noia o fastidio agli spettatori. Ogni cosa deve essere predisposta in modo tale da rassicurare e interessare il pubblico. Una sua buona predisposizione allo spettacolo è il primo passo per il suo gradimento e, quindi, per il suo successo.

I giovani sono per loro natura vivaci, impulsivi e creativi. Benché queste siano appunto qualità necessarie alla creazione artistica, non tutti i bambini sono destinati a diventare tali.
Riconoscere il talento sul nascere è quanto mai difficile e rischioso, è possibile invece scorgere una certa attitudine o una passione per una determinata disciplina artistica anche in giovanissima età.
Se il ragazzo prova l’irresistibile desiderio di muoversi ogni volta che sente la musica, o piuttosto si diverte improvvisando brevi scenette o imitando amici e parenti, o magari si fa sorprendere a cantare a squarciagola mentre impugna un phon a mo’ di microfono, ci sono buone probabilità che sviluppi con lo studio delle qualità artistiche.
Se è possibile ravvisare i primi sintomi di una grande passione per lo spettacolo, un’altra cosa è riconoscerla ed accettarla.
In Italia, l’opinione comune non associa allo spettacolo l’idea di mestiere: l’artista, nel migliore dei casi, è considerato un fortunato dotato di talento, circondato da un alone di mistero e fascino, quando invece non sia giudicato un buffone sfaccendato e perdigiorno. Di conseguenza, il ragazzo che esprima il desiderio di voler diventare da grande attore, ballerino o cantante, spesso non viene preso sul serio. In molti casi viene indirizzato verso scorciatoie per puntare all’immediato successo, puntando tutto sul talento naturale.
Si tratta di sogni? Certamente, ma non trattiamoli come sogni impossibili, tutt’altro!
Le arti dello spettacolo sono antiche quanto l’uomo stesso, si fondano su tecniche e metodologie che si sono evolute durante i secoli. Pensare che l’artista possa esibirsi soltanto grazie al proprio talento è un’ingenuità. Benché ovviamente occorra dimostrare una certa attitudine e abilità, lo studio e la pratica sono fondamentali. È innegabile, in ogni caso, che senza la passione per l’arte non si possa fare molta strada perché questo è un mestiere che richiede molti sacrifici.
In alcuni casi i pregiudizi ostacolano il riconoscimento di una propria passione o talento, come nel caso della danza: i ragazzi maschi che si avvicinano al mondo della danza devono fronteggiare critiche e scherni. Spesso la sola paura di essere derisi rappresenta un muro insormontabile per il ragazzo che, per essere accettato in classe, alla fine, preferisce darsi al calcio.
Spesso la famiglia e la scuola non aiutano a dissipare i dubbi e incoraggiare la scelta e non lavorano affinché si instauri un clima rassicurante in cui il giovane senta di essere accettato. Il mondo della danza continua così a perdere tantissimi allievi dalle ottime potenzialità.
Purtroppo i condizionamenti sociali sono i più difficili da abbattere e bisognerà attendere decenni perché abitudini e tradizioni consolidate cambino.
Una cosa importante è non dimenticare che lo studio delle arti sceniche in ogni caso porta un giovamento personale anche se poi non diventa una professione: infatti raffina e consolida gli strumenti espressivi, la voce ed il corpo, che i giovani imparano ad utilizzare nel contesto sociale e familiare, ma che spesso sono viziati da usi errati o non appropriati, aiuta inoltre ad acquisire consapevolezza nel movimento e una maggiore padronanza delle proprie capacità, e a sviluppare le capacità di relazione con gli altri.

Poiché lo studio delle arti sceniche coinvolge ugualmente il corpo e la mente, ne consegue che il primo requisito sia la salute e il benessere psico-fisico della persona.
Alcuni difetti o problematiche possono essere affrontate e risolte, ma generalmente occorre godere di sana e robusta costituzione. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che alcune disabilità permanenti costituiscono un ostacolo per una disciplina artistica, ma non per altre: ogni singolo caso esige, quindi, una diversa considerazione. Nessuno è in grado di tracciare linee di demarcazione nette tra la possibilità o l’impossibilità di intraprendere lo studio di determinate discipline.
Le arti sceniche si possono esercitare fin dalla scuola dell’infazia, tuttavia è necessario tenere presente alcuni fattori.
Il cambiamernto che avviene intorno ai 12-13 anni può modificare completamente la situazione psico-fisica di un adolescente. Nel canto è abbastanza evidente come avvenga un cambiamento importante per la voce. Quindi, per coloro che vogliono svolgere il mestiere attoriale, si può inziare un percorso profesionalizzate solo dopo l’avvenuta maturazione psico-fisica.
Molti ragazzi e ragazze che hanno calcato precocemente le scene non hanno saputo reinventarsi una volta adulti. Le arti sceniche spesso toccano tematiche legate alla sfera emotiva, fisica e sessuale, per cui è necessario aver conseguito la maggiore età per svolgere con consapevolezza le azione richieste. Molti minori hanno subìto un danno nello sviluppo affettivo per aver anticipato problematiche o aver simulato comportamenti a loro non adatti.
In alcuni ambienti, come la danza classica, domina un’esasperata percezione dell’estetica, che richiede caratteristiche fisiche precise: elasticità, collo del piede pronunciato, apertura del bacino, coordinazione, salto ed elasticità della schiena, oltre che un basso peso corporeo. Nelle scuole più serie ogni requisito ha un suo tempo di acquisizione e una sua età ottimale, inoltre vengono impartite lezioni di alimentazione cercando di contrastare l’insorgere di malattie, come l’anoressia, dovute a regimi alimentari troppo severi. Questi requisiti sono meno rigidi se si passa alla danza moderna e contemporanea e addirittura perdono di significato nella danza hip-hop.
Lo stesso ragionamento è applicabile al canto: se per il canto lirico e classico si esigono requisiti specifici e rigorosi, come l’assoluta padronanza dell’intonazione, una notevole ampiezza vocale e una tecnica impeccabile, in altri generi, come il pop o il rock, si è maggiormente flessibili, per non parlare del canto rap, dove i requisiti cambiano totalmente.
Per quanto riguarda la recitazione, a parte una buona capacità di movimento e un corretto sostegno della voce, non sono necessari requisiti specifici o, meglio, vi è un’ampia varietà di requisiti, che dipendono strettamente dalla tipologia dello spettacolo a cui è rivolto l’interesse dell’allievo. L’attore di prosa deve interpretare al meglio un testo e un personaggio, mentre l’attore di cabaret deve essere brillante e innovativo nell’improvvisazione, il mimo deve essere dotato di un’eccezionale abilità nel movimento, il clown deve padroneggiare l’effetto comico e l’uso delle maschere, l’attore di musical deve anche saper cantare e ballare.
Non è saggio rinunciare a danzare, cantare o recitare perché non si è in possesso di alcuni requisiti: infatti molti punti di debolezza possono essere migliorati con lo studio e l’allenamento. Solo dopo alcuni anni di scuola è possibile accertare se sia conveniente continuare a studiare oppure no, scelta che deve essere soppesata attentamente e in maniera oggettiva, cercando di non farsi influenzare da condizionamenti esterni. Inoltre se non si hanno requisiti sufficienti per una determinata disciplina, talvolta è sufficiente individuare il genere più adatto alle proprie capacità.
Molti artisti si sono resi noti a livello internazionale più per le loro capacità interpretative ed espressive che per la loro tecnica, un esempio è Nureyev per la danza o Mia Martini per il canto. La capacità di interpretazione e l’espressività fa la differenza tra una buona esecuzione e l’opera d’arte, che commuove e appassiona il pubblico.
Durante la formazione bisogna avere molta pazienza e lavorare sodo, i miglioramenti arrivano a poco a poco e diversamente a seconda dei soggetti, occorre avere molta costanza e disciplina.
Se si parte senza grossi handicap iniziali e si intraprende una buona scuola, gli ingredienti per ottenere degli ottimi risultati sono: una grande passione per l’arte, costanza e disciplina, training fisico, studio e aggiornamento continuo.
Con un po’ di pazienza si può diventare artisti professionisti.
Da quando Kostantin Sergeevič Stanislavskij ha pubblicato il “sistema”, le arti sceniche hanno subìto una rivoluzione copernicana: come tutte le arti, anche la recitazione si “studia” e non è solo frutto di talento o improvvisazione.
Questa lezione non è stata ancora del tutto accolta nel nostro paese che si crogiola spesso sul fatto di essere la patria della commedia dell’arte e di aver colonizzato l’Europa con le sue compagnie girovaghe: tutto questo è il passato, oggi noi siamo una piccola provincia con un piccolo peso nel mondo globale dello spettacolo e della comunicazione.

Il secolo appena trascorso ha segnato profondi cambiamenti nelle arti della scena. Sono nati i nuovi media: Radio, Cinema, Televisione e ultimamente il Web. Il palcoscenico non è più l’unico o privilegiato luogo deputato ad accogliere una rappresentazione scenica e gli attori, per avere più opportunità lavorative, hanno dovuto imparare ad esprimersi attraverso diversi linguaggi.
Tutto si complica maggiormente se si pensa che anche la tipologia degli spettacoli proposti è ormai difficilmente definibile: ritroviamo frequentemente rappresentazioni teatrali eterogenee che contengono pezzi di recitazione insieme a musiche e a canzoni e, perché no, intermezzi coreografici o proiezioni di video. I generi non sono più fissi come un tempo e inviolabili, ma fluidi ed oggetto di nuove sperimentazioni.

La professione dell’attore oggi richiede duttilità e questo lo riteniamo un valore, tuttavia, in Italia, non tutti convergono su questo e in particolare, gli enti formativi accademici di lunga tradizione, non considerano un valore la duttilità dell’attore per una serie di motivi:
Nei confronti di quest’ultimo fattore è necessario spezzare una lancia: il panorama italiano non offre agli attori molti impieghi di qualità nella televisione. Vedere un proprio allievo inserito nell’ennesimo reality non è certamente motivo di soddisfazione per un insegnante.

In questa fase, dove le Istituzioni non sono presenti con proposte formative aggiornate nella “formazione globale”, si è aperto un mercato che è stato occupato da una serie di interventi privati: molte di queste scuole ultimamente nate sottendono spesso solo una finalità commerciale.
Non conviene mai scegliere le scorciatoie.
Se siete veramente convinti di voler entrare a far parte del mondo dello spettacolo, dovete mettervi l’anima in pace: bisogna studiare! Questo significa fatica, impegno, concentrazione, disponibilità. La formazione è un investimento di tempo e di denaro non indifferente, bisogna fare la propria scelta con consapevolezza e massima attenzione.
Il periodo di studio è difficile perché lungo e impegnativo: molti abbandonano o perché scoprono di non essere adatti alla vita dello spettacolo (lunghi tempi di lavoro concentrati soprattutto nella fase pomeridiana e serale della giornata, incertezza, precarietà), o perché, stanchi del lungo training, ritengono di poterne fare a meno, ma finiscono poi per accontentarsi di piccole particine o per relegare lo spettacolo ad un hobby.
Accademia dello Spettacolo ETS crede nelle arti come mezzo per rendere il mondo migliore.
Da 20 anni sostiene la formazione dei giovani artisti offrendo percorsi professionali di alto livello come la Scuola Formazione Attore.
Un progetto innovativo basato sulla formazione globale che si è sviluppato secondo due linee: Corsi Propedeutici e Triennio Professionale.
La commedia musicale “Le Avventure di Pinocchio” è un risultato di questa esperienza creativa ed educativa che ha coinvolto a suo tempo oltre 40 giovani attori nella sperimentazione e nell’allestimento cinematografico, ma ancora oggi viene replicato coinvolgendo altri piccoli e grandi artisti.
Se qualcuno elogia a non finire il vostro bel visino o il vostro incredibile talento e vi chiede del denaro in cambio di promesse di ingaggio, diffidate! Soprattutto se avete poca esperienza. Ricordate che il vostro è un mestiere e siete voi a dover essere pagati in cambio di una performance artistica. Se vi siete rivolti ad un’agenzia, dovete sapere che il guadagno per l’agente è ricavato da una percentuale del cachet che l’artista ottiene. Nelle agenzie serie gli aspiranti attori o modelli vengono accuratamente selezionati, ma non gli viene richiesto denaro prima di aver ottenuto un qualsiasi ingaggio.
Il book fotografico è diventato ormai una necessità per ogni artista, attore, cantante o ballerino che si voglia inserire nel mondo dello spettacolo. La scelta del fotografo spetta all’aspirante artista; un’agenzia seria non dovrebbe imporre un fotografo di sua fiducia, le cui tariffe sono spesso molto elevate.
Leggete sempre accuratamente i contratti che firmate! Tutto … ma proprio tutto, anche le note in fondo scritte a caratteri microscopici. Non firmate mai contratti senza averli fatti vedere prima ad una persona esperta, incaricata da voi stessi, che ne attesti la validità. Ricordate di farvi consegnare copia del contratto.
Non accettate offerte e inviti che esulano da un rapporto professionale in cambio di promesse di lavoro. L’ambizione è importante, ma non deve compromettere la vostra dignità. Il sottomettersi a questo scambio vi umilierebbe perché non si tratta di vendere la propria arte, ma se stessi, la vostra reputazione si rovinerebbe irrimediabilmente. Minereste in tal modo le basi per una seria carriera nel mondo dello spettacolo. Scegliete chi siete e cosa volete diventare!
I truffatori agiscono sui desideri delle persone, abusando dei bisogni, delle aspirazioni e dell’inesperienza dei giovani artisti. In alcuni casi ci sono dietro grandi organizzazioni che si spacciano per importanti agenzie incaricate di reclutare giovani promettendogli ingaggi da favola e di convincerli a pagare fior di quattrini in cambio di book fotografici e corsi di vario genere, per lo più scadenti. Spesso queste pseudo-agenzie invadono di pubblicità riviste, televisione, siti internet, sono situate in uffici di lusso, con segretarie e molti dipendenti, tendendo una trappola per i giovani inesperti, che, abbagliati da tanto splendore, cadono malauguratamente nelle loro grinfie.
Se una produzione vi chiede del denaro per ottenere un ruolo da protagonista, questa è certamente una truffa! Queste cifre vengono giustificate con dei corsi o polizze assicurative. Ma se avete bisogno di corsi perché vi hanno scelto? Inoltre le polizze assicurative sono a carico della produzione, non devono chiederne la copertura all’artista. Se per ogni parte che vi viene assegnata dovete sborsare cifre del genere, certamente conviene cambiare mestiere! Tenete in considerazione che in casi come questo spesso la produzione non avrà mai luogo.
Diffidate di persone che durante le feste o in alcuni locali ben frequentati si spacciano per talent scout o registi. Molto spesso si tratta di semplici impiegati o commercianti che vogliono conoscere qualche bella ragazza abusando delle sue aspirazioni artistiche.
Se l’ambizione nel mondo dello spettacolo è molto importante, lo è anche l’umiltà. Se volete evitare di incappare in truffe di vario genere, rimboccatevi le maniche ed evitate le vie che appaiono più facili e veloci.
Intraprendere una carriera nel mondo dello spettacolo è difficile e faticoso e non ci si può presentare impreparati. Anche se avete talento, questo deve essere valorizzato ed educato, dovete procurarvi la tecnica che vi sosterrà anche nelle situazioni più difficili.
Scegliete una buona scuola che vi possa dare gli strumenti necessari per strutturare le basi del vostro mestiere.
In primo luogo bisogna informarsi sui docenti, che devono essere dei professionisti non degli artisti del tempo libero. Valutate attentamente le scuole che promettono insegnanti famosi: assicuratevi che poi insegnino veramente nella scuola e non siano solo dei “testimonial” usati per attirare clienti.
Informatevi sulle discipline insegnate e sul metodo di insegnamento. Se volete diventare attori diffidate di chi vi assicura che con qualche corso serale, in pochi mesi, avrete imparato tutto quello che vi serve: come tutte le arti anche quelle sceniche richiedono molto esercizio. Non è possibile diventare attori, ballerini o cantanti dall’oggi al domani.
Non pretendete che la scuola vi trovi un posto di lavoro. Scegliete la scuola per la validità dei suoi insegnamenti, successivamente vi rivolgerete in un’agenzia, che si occuperà di mandarvi ai casting.
La scuola permette agli studenti di confrontarsi l’uno con l’altro e vedere sbocciare il proprio e l’altrui talento. Siate rigorosi con voi stessi, umili e critici, ma tenete sempre viva la tenacia e l’ambizione, siate ostinati e inflessibili nel raggiungimento dei vostri obiettivi.
Il periodo della formazione è faticoso perché bisogna costruire le fondamenta di un mestiere che sconfina nell’intimità della propria persona. Non vi scoraggiate se faticate a vedere dei risultati. I miglioramenti sono impercettibili, avvengono poco per volta. Normalmente gli studenti si accorgono dei progressi fatti soltanto al termine di un anno di studio quando si confrontano con i nuovi studenti che hanno una preparazione inferiore.
Ognuno di noi ha diversi tempi e modi di apprendimento; può capitare che uno studente studi alcuni anni senza grandi risultati e poi, all’improvviso, esprima al meglio il proprio talento. Questo perché l’arte coinvolge la persona per intero: corpo, mente e spirito.
L’arte vive di cultura e la cultura evolve con l’arte. Lo scambio è reciproco. Chi fa arte non può esimersi dalla conoscenza della storia, della geografia, della letteratura e della storia dell’arte. Le diverse discipline, che a scuola si studiano per compartimenti stagni, trovano nel fenomeno artistico una rappresentazione fatta di innumerevoli nessi, collegamenti, rimandi, citazioni che rimandano a una realtà ricca e complessa. Di questo l’artista deve essere consapevole perché ne è il primo interprete. Se da una parte dedicate molto tempo alla formazione artistica, non dovete quindi dimenticare la formazione culturale.
Se seguirete queste indicazioni sarà molto difficile che il Gatto e la Volpe vi possano condurre al campo dei miracoli.