È la vigilia di Natale e si lavora fino all’ultimo minuto negli uffici del cinico e avaro Ebenezer Scrooge. All’improvviso, però, la sua vita viene completamente stravolta e tutto avviene in una sola notte. A mezzanotte in punto appare lo spirito del defunto socio, Jacob Marley, incatenato e costretto a vagare in eterno a causa del suo egoismo in vita, che annuncia la visita di tre Spiriti: lo Spirito del Natale Passato, del Natale Presente e Futuro. Scrooge rivedrà i momenti importanti del suo passato e le scelte che hanno determinato il suo presente. Vedrà il suo futuro e ne resterà sconvolto. La mattina successiva, giorno di Natale, qualcosa cambia nella sua vita…
Lo spettacolo è andato in scena per la prima volta nel 2011 con la partecipazione di Fabio Rossini (Scrooge), Diego Casale (Marley), Daniela Freguglia (Spirito Presente), Fabiana Gariglio (Spirito Passato) e oltre 60 giovani e giovanissimi artisti dell’Accademia dello Spettacolo. Di questa versione professionale è possibile richiedere il DVD originale.
Una nuova versione stata riproposta nel 2022 con Andrea Chiapasco (Scrooge) e Gabriele Girondi (Marley). Questa versione può essere un riferimento per chi volesse allestire lo spettacolo in spazi più contenuti (palco metri 6×6) e con un cast ridotto.
Charles Dickens nasce il 7 febbraio 1812 a Landport, la madre era Elizabeth Barrow e il padre John Dickens, contabile della marina, era famoso per la sua prodigalità.
Dopo numerosi traslochi la famiglia si stabilisce definitamente a Londra nel 1823. Proprio l’abitudine del padre, ma non solo, di sperperare denaro porta la famiglia a riempirsi di debiti, così il capofamiglia è costretto nella prigione dei debitori.
Charles Dickens ha appena dodici anni quando lascia la scuola ed è mandato a lavorare in una fabbrica di lucido per scarpe. Quest’esperienza non l’abbandonerà mai e si ripresenterà più volte nei suoi libri dove si possono trovare figure di bambini abbandonati.
Tornato a scuola, trascorre tre anni in un istituto commerciale e, a 15 anni, inizia a lavorare presso un avvocato mentre compie ancora gli studi di stenografia. Grazie alla competenza letteraria comincia a lavorare come reporter parlamentare, giornalista e infine direttore del giornale “Bentley’s Miscellany”.

A diciotto anni s’innamora di Maria Beadnell, ma la relazione viene ostacolata dalla famiglia della ragazza.
A vent’anni pubblica i primi racconti di vita londinese.
Nel 1836 sposa Catherine Hogarth.
Pubblica i suoi bozzetti con il titolo “Schizzi di Boz” e comincia la pubblicazione in puntate del “Circolo Pickwick”. Con questo ultimo Dickens dà il via ad una grande produzione: nel 1838 esce “Oliver Twist” che è ricordato tutt’oggi come un classico; “Nicholas Nickleby” nel 1839, “The Old Curiosity Shop” viene pubblicato nel 1840 e nel 1841 “Barnaby Rudge”.
Incontra John Fostner, critico e futuro biografo, il quale continuerà ad essergli un buon amico per tutta la vita. Dopo il fallito tentativo di diventare attore, Dickens continuerà a provare ancora interessa verso il mondo teatrale, dove tutto è vero e tutto è falso.
Nel 1838 scrive “Memoirs of Grimaldi”.
Nel 1842 si reca per la prima volta in America dove resterà parecchio deluso per la questione della schiavitù e indignato per le versioni riscritte dei suoi libri. Esce in autunno “America”.
Nel 1843 viene pubblicato il racconto “A Christmas Carol” che in Italia viene tradotto “Un Canto di Natale”.
In questo periodo Dickens oltre che a frequentare numerosi circoli di letteratura, compie anche viaggi all’estero che lo portano a soggiornare in Italia e a visitare Roma, Napoli, con il vulcano Vesuvio ancora molto attivo, e Mantova. Il tutto sfocia in un nuovo libro: “A Pictures from Italy”nel 1846.

Charles Dickens s’impegna anche sul piano sociale e con Angela Burdett-Coutts fonda una casa per prostitute redente.
Durante gli anni ’50 lo scrittore pubblica i suoi libri più degni di nota tra cui si ricorda: “Casa Desolata”; “Hard Times”; “Una storia tra due città” e “Little Dorrit”.
Compone “The Lazy Tour of Two Idle Apprentices” e “The Frozen Deep” che va in scena nel 1857 dove incontra per la prima volta Ellen Ternan la donna che gli fa dimenticare Catherine.
Nel 1858 si separa definitamente dalla moglie che gli ha dato dieci figli accusandola di non saper badare ai figli.
Dickens sceglie di dedicarsi al mondo dello spettacolo trasformando molti dei suoi romanzi già finiti in testi teatrali.
Alla fine del 1865 si reca ancora in America.
In seguito il suo stato di salute peggiora: viene accertata la paralisi che incombeva su di lui da qualche tempo. Muore il 9 giugno 1870.
Come afferma Giulio Tremonti nel suo libro Uscita di sicurezza (Rizzoli, 2012), uno dei principali fattori, insieme alla globalizzazione e alla deregolamentazione della finanza, che hanno consentito l’enorme proliferare della finanza creativa è stato internet, non perché in sé la rete sia “dannata” ma perché ha consentito di smaterializzare il rapporto che legava da sempre il creditore e il debitore.
In questo senso, mister Scrooge di Dickens rimane un classico esempio del creditore vecchia maniera (si potrebbe dire 1.0), che prestava i denari solo a persone di cui potersi davvero fidare per guadagnare la propria parte.
Se mister Scrooge ci appare come una caricatura umana che però, infine, è capace di redenzione, gli odierni mister Scrooge (o mister Scrooge 2.0) hanno perso ogni forma di umanità, avendo imparato a guadagnare persino quando perdono, come viene ben descritto nel film-documentario Inside Job.
Se già il capitalismo 1.0 si basava su regole che producevano enormi ricchezze a scapito di enormi povertà, questa nuova forma di capitalismo 2.0 non solo ha ulteriormente aggravato la situazione dei Paesi poveri ma ha addirittura portato il terzo mondo nel primo mondo.

Questa prima fase è caratterizzata dall’utilizzo della forza dell’uomo, degli animali e della natura per la produzione dei beni. In questo contesto la produzione è sempre orientata alla sola sussistenza.
Lo Stato si limita a difendere il territorio mentre la maggior parte delle persone si occupa di agricoltura e allevamento.
La distribuzione delle merci avviene sempre utilizzando le stesse forze che ne hanno determinato la produzione: carri, cavalli e navi sono gli unici mezzi di trasporto esistenti.
Distribuzione delle merci e comunicazione nel periodo preindustriale sono incerte, lente e discontinue. Dapprima il commercio è così limitato che fa uso del baratto, direttamente tra una merce e l’altra. Successivamente viene adottata la moneta che semplifica il valore delle merci.
Verso la fine del 1700 l’uomo comincia ad utilizzare il carbone per produrre energia e questa innovazione comporta due importanti conseguenze: aumenta la quantità di energia a disposizione e migliora la distribuzione dell’energia stessa.
Un mulino ad acqua, infatti, per funzionare doveva essere costruito su un corso d’acqua. La macchina a vapore può essere costruita ovunque e può addirittura essere utilizzata per muoversi senza dipendere dalle risorse che si troveranno lungo il viaggio (cambi di cavalli, cibo…).
Vengono costruite le prime ferrovie e le grandi navi.
Nasce anche in quest’epoca la figura dell’imprenditore, una persona capace di organizzare la produzione, tessere accordi con altri, commerciare. Anche i sistemi di comunicazione umana si sviluppano: nasce il telegrafo e la comunicazione si muove in tempo reale mentre la posta si muove con i treni e le navi, con una maggior certezza e continuità.
Anche molte persone si spostano: dalla campagna ci si sposta in città e si diventa operai nelle fabbriche. Nasce qui anche l’economia intesa come studio delle regole della rivoluzione industriale.

Verso la fine dell’1800 avviene un graduale passaggio – almeno in Europa e negli Stati Uniti – ad una nuova fase, caratterizzata da un’esplosione demografica delle città e da una crescita costante e abbondante dei prodotti.
Si sviluppano le industrie e, per la prima volta, si dispone di grandi quantità di materie prime come il ferro e di grandi scoperte e invenzioni in molti settori, come quello automobilistico, che permette di liberarsi dal trasporto su rotaia e di utilizzare la nuova energia del petrolio e dell’invenzione del motore a scoppio. L’automobile completa così il circolo delle merci.

Infine nascono la luce elettrica e il motore elettrico, silenzioso e non inquinante nel luogo di lavoro.
Così la produzione può essere suddivisa in diverse fasi, realizzate anche in luoghi e tempi diversi: nasce la divisione scientifica del lavoro, la catena di montaggio e i tre turni di lavoro. Il risultato finale è l’esplosione della produzione e, quindi, dei consumi. Il petrolio è un’energia chiaramente non infinita. Ma in quegli anni è avvertita come infinita, tanto è abbondante.
Nasce anche il telegrafo senza fili e poi il telefono. Si sviluppano i mezzi di comunicazione di massa: anzitutto la radio. In seguito, la televisione. Molte informazioni che prima erano già divenute rapide ma poco diffuse vengono poste a disposizione di grandi masse di persone.
Un volano nella produzione e distribuzione delle merci è, suo malgrado, la prima guerra mondiale (1915-1918). Tuttavia, nel dopoguerra l’economia si trova con una grande offerta di merci e una scarsa domanda, dal momento che le popolazioni si sono impoverite.
Nel periodo che precede la II guerra mondiale gli Stati Uniti sono colpiti dal crollo di Wall Street nel 1929, una crisi che per certi versi ricorda quella del 2008.
Segue una Grande Depressione che si allarga all’Europa e che spinge le popolazioni ad abbracciare regimi nazionalistici o totalitari, promuovendo divisioni e risentimenti.
Dopo la II guerra mondiale viene avviato un percorso di ricostruzione e sviluppo:
Il periodo dal 1950 al 1973 è caratterizzato da alto sviluppo, pieno impiego e aumento del benessere in Europa occidentale, Giappone e Nord America.
Comunicazione e trasporti, già divenuti efficaci e capillari durante la seconda rivoluzione industriale, subiscono un ulteriore mutamento con lo sviluppo dell’elettronica e dell’informatica.
Via via che i computer si fanno più piccoli ed economici, le imprese e le famiglie hanno a disposizione nuovi strumenti di lavoro e di organizzazione delle proprie attività. Le fabbriche non hanno più bisogno di grandi numeri di operai, perché le macchine possono essere comandate dai computer.
Da un lato quindi si perdono posti di lavoro, dall’altro ne nascono di nuovi, legati alle produzioni informatiche e ai servizi, che superarono presto il numero di addetti rispetto all’industria.

La globalizzazione libera le merci e i servizi dai confini statali: così avviene anche per il denaro e la finanza. Le condizioni e quindi il costo del lavoro non sono, però, uguali in tutto il mondo: pertanto diviene più conveniente produrre in alcuni Paesi piuttosto che in altri.
L’economia cinese avvia una trasformazione e con l’adesione all’OMC (2001) accelera l’integrazione globale, diventando la fabbrica del mondo.
In questi ultimi anni si fa pressante il problema energetico e della sostenibilità ambientale. Il consumo delle risorse del pianeta è in crescita esponenziale a causa dell’aumento della popolazione, dello sviluppo economico e del modello di consumo lineare: produrre-usare-scartare.
Oggi, l’umanità consuma 1,7 volte le risorse rigenerabili annualmente.

A questo punto le banche possiedono scatole piene di case che nessuno vuole più, che nessun investitore intende più comprare. E in più quella scatola le banche l’hanno comprata per milioni che non possono più restituire, visto che non riescono a venderla. E se qualche creditore comincia a chiedere il conto alle banche, queste non potendo più pagare vanno in bancarotta. A loro volta anche gli investitori possiedono scatole che le banche non vogliono più comprare. I primi a saltare sono i Mediatori perché non hanno più lavoro: nessuno che vende e nessuno che compra. Così il mercato si congela. La scena finale: la banca chiama la famiglia prime e le dice che i suoi investimenti sono ormai senza valore perché il valore delle case è crollato e con esso il credito delle famiglie.
A seguito della bancarotta di alcuni Istituti di credito americani vengono aperte inchieste che, di fatto, non modificano a tutt’oggi le cause della crisi, prima fra tutte la possibilità per gli Istituti di credito di operare contemporaneamente sull’economia reale (a supporto di famiglie e imprese reali) e sulla speculazione (giocando d’azzardo).
Anche alcuni personaggi chiave della crisi sono rimasti saldamente ai loro posti o, nel peggiore dei casi, sono stati estromessi dalla scena ma senza pagare un solo centesimo per i propri errori o colpe.
Nel frattempo, la crisi si allarga ed attacca i Titoli sovrani in Europa: Grecia, Spagna, Italia.
