Il Pifferaio Magico è una fiaba particolare dei Fratelli Grimm, con un finale drammatico. La città non aveva voluto onorare il patto stabilito e il pifferaio, con il suono magico ha portato via tutti i bambini da Hamelin.
In questa versione teatrale, Zoppino, l’unico sopravvissuto suggerisce una interessante rilettura: “Quando tu prendi tutto, c’è un prezzo da pagare… chi resta a mani vuote ti chiederà perché?”
Lo spettacolo, prodotto per essere realizzato in ambito scolastico, vuole invitare a riflettere su temi attuali come quello delle migrazioni e della condivisione dei beni della terra.
É possibile acquistare le basi strumentali (con cori o senza cori), il dvd per visionare l’allestimento realizzato dagli allievi della Scuola Formazione Attore di Torino.
Quanti bambini, ascoltando il finale di questa fiaba, si sono domandati dove siano finiti quei bambini e perché il Pifferaio li abbia portati via ai propri genitori!
Una storia che lascia dei perché a cui le mamme ed i papà molto spesso non sanno che rispondere.
Un interrogativo che la storia tramandata dai fratelli Grimm lascia aperto.
L’autore di questa versione in musical ha voluto proporre un’interpretazione: il Pifferaio, non ha rapito, bensì ha salvato i bambini da genitori che non li meritavano.
Dice infatti Zoppino nel monologo finale:
Il 26 Giugno del 1284 si è verificato ad Hamelin, in Germania, un evento di tale portata da essere ricordato per i secoli successivi come nessun altro nella storia della città: la scomparsa dei bambini di Hamelin o “Esodo di Hamelin”.
Il Pifferaio di Hamelin è una storia antica, piena di mistero e priva del lieto fine, che ci si aspetta da una favola per bambini. Si tratta infatti di un racconto che sembra avere origine in eventi storici realmente accaduti.
Hamelin parla di avarizia e vendetta, di cui le vittime innocenti sono i bambini di un’intera città. Ma è impossibile sapere con esattezza cosa sia realmente accaduto nel lontano 1284 ad Hamelin, forse un’epidemia o una battaglia, magari una catastrofe naturale. Molte sono le ipotesi avanzate dagli studiosi e gli indizi di lontani accadimenti sono dispersi in antichi documenti.
Oggi la saga di Hamelin è conosciuta in tutto il mondo e da sempre ha affascinato grandi e piccini, ma anche importanti autori della letteratura mondiale, tra i quali Goethe, Brecht, Browning, Ende.

Oggi la saga di Hamelin è conosciuta in tutto il mondo e da sempre ha affascinato grandi e piccini, ma anche importanti autori della letteratura mondiale, tra i quali Goethe, Brecht, Browning, Ende.
Anche noi siamo rimasti incantati dalla melodia del Pifferaio, così abbiamo compiuto un breve viaggio sulle sue orme per capire quanto ci sia di vero nella leggenda e come altri autori abbiano interpretato la stessa storia.
Vi proponiamo i risultati della nostra indagine, sperando che il fascino antico di una leggenda tramandata per secoli prima oralmente e poi per iscritto conquisti anche voi.

Il più antico riferimento a questa fiaba si trovava in una vetrata della chiesa della stessa città di Hamelin e risalente circa al 1300. Della vetrata si trovano descrizioni su diversi documenti del XIV e XVII secolo, ma pare che essa sia andata distrutta. Sulla base delle descrizioni, Hans Dobbertin ha tentato di ricostruirla in tempi recenti. Si pensa che questa finestra sia stata creata in ricordo di un tragico evento effettivamente accaduto nella città.
Nonostante le numerose ricerche, tuttavia, non si è ancora fatta luce sulla natura di questa tragedia. In ogni caso, è stato appurato che la parte iniziale della vicenda, relativa ai ratti, è un’aggiunta del XVI secolo.
Sembra, dunque, che la misteriosa vicenda di Hamelin avesse a che vedere solo con i bambini. Paradossalmente, l’immagine del Pifferaio seguito da un esercito di topi è quella che la maggior parte delle persone associano a questa fiaba, magari senza ricordare nient’altro della vicenda.
Le principali teorie circa gli avvenimenti di Hamelin possono essere ricondotte a 4 principali:

Un racconto tedesco degli eventi di Hamelin, purtroppo non illuminante, è sopravvissuto in una iscrizione databile 1602-1603, trovata proprio nella città della fiaba:
Anno 1284 am dage Johannis et Pauli
war der 26. junii
Dorch einen piper mit allerlei farve bekledet
gewesen CXXX kinder verledet binnen Hamelen gebo[re]n
to calvarie bi den koppen verloren
Si potrebbe tradurre:
Nell’anno 1284, il giorno di Giovanni e Paolo
il 26 di giugno
Da un pifferaio, vestito di ogni colore,
furono sedotti 130 bambini nati ad Hamelin
e furono persi nel luogo dell’esecuzione vicino alle colline.

La più antica fonte rimasta è datata circa 1440. Jobus Fincelius menziona la vicenda nel suo De miracolis sui temporis (1556), identificando il Pifferaio con il Diavolo.
Il resoconto più antico in lingua inglese è quello di Richard Rowland Verstegan (1548-1636), un antiquario e studioso di controversie religiose, nel suo Restitution of Decayed Intelligence (Antwerp, 1605). Egli cita la liberazione della città di Hamelin dai ratti e suggerisce che i bambini perduti siano andati a finire in Transilvania. Sembra che sia Verstegan ad aver coniato l’espressione Pied Piper (“Pifferaio Variopinto”), introducendo quello che nei paesi di lingua inglese è l’appellativo più comunemente associato al Pifferaio (da noi invece chiamato comunemente “Pifferaio Magico”). La data indicata da Verstegan per gli eventi di Hamelin è completamente diversa da quelle proposte da altre fonti, ovvero il 22 luglio 1376.

Le note di Verstegan furono la fonte su cui si basò in seguito Nathaniel Wanley per il suo Wonders of the Visible World (1687), a sua volta utilizzato da Robert Browning per la sua celebre poesia (vedi sotto).
La vicenda di Hamelin interessò anche Goethe, che scrisse una poesia su di essa nel 1803 e la citò anche nel suo Faust.
I fratelli Grimm, traendo informazioni da undici fonti diverse, inclusero la fiaba del Pifferaio nel loro Saghe germaniche (Deutsche Sagen), pubblicato per la prima volta nel 1816. Nella loro versione, due bambini (uno cieco e uno storpio), rimasero a Hamelin; gli altri divennero i fondatori delle Siebenbürgen (Sette Città).
Basandosi probabilmente sul testo dei fratelli Grimm, Robert Browning scrisse una poesia sul Pifferaio, The Pied Piper, pubblicata nel 1849; la poesia è celebre per il suo humour, per i giochi di parole, e per le rime gioiose. La poesia colloca i fatti di Hamelin in data 22 luglio 1376.
“When, lo, as they reached the mountain’s side,
A wondrous portal opened wide,
As if a cavern was suddenly hollowed;
And the Piper advanced and the children followed,
And when all were in to the very last,
The door in the mountain-side shut fast.”
(“Quando raggiunsero il fianco della montagna
un meraviglioso portale vi si aprì,
come se si fosse creata improvvisamente una caverna;
il Pifferaio entrò e i bambini lo seguirono,
e quando alla fine tutti furono all’interno,
la porta nella montagna si chiuse velocemente.”)
Il luogo menzionato da Browning è la montagna di Coppenbrugge, un luogo noto per essere stato, in tempi antichi, sede di oscuri riti pagani.
Importanti riferimenti alla storia del Pifferaio si trovano nell’opera Il cacciatore di topi della poetessa russa Marina Tsvetaeva (1925).

Jakob Ludwig Karl Grimm e il fratello Wilhelm Karl Grimm, nati rispettivamente il 1785 e il 1786 ad Hanau (in Germania), sono noti soprattutto per la pubblicazione di due volumi Kinder und Hausmärchen (Fiabe) e Deutsche Sagen (Saghe germaniche), dove raccolsero ed elaborarono moltissime fiabe e leggende della tradizione popolare tedesca.
L’idea fu di Jakob, professore di lettere e bibliotecario, che volle ridare lustro alla cultura popolare tedesca e contribuire alla formazione di un’identità tedesca in una Germania, che allora era suddivisa in una miriade di stati e staterelli. I fratelli Grimm si occuparono anche di diritto, grammatica (pubblicarono un importantissimo volume Deutsche Grammatik – Grammatica tedesca, che rappresentò un riferimento essenziale nella definizione della lingua tedesca moderna standard), letteratura, linguistica e mitologia, ottenendo il riconoscimento da parte dell’intera comunità accademica.
Tra il 1837 e il 1841 insieme a 5 colleghi professori dell’università di Göttingen protestarono contro l’abrogazione della costituzione liberale dello stato di Hannover. Per questa ragione Die Göttinger Sieben (i sette di Göttinger), nome con il quale divennero celebri in tutta la Germania, furono licenziati e alcuni persino deportati. Il favore dell’opinione pubblica e della comunità accademica fu comunque dalla loro parte, cosicché i fratelli Grimm poterono continuare la loro attività presso l’Università di Berlino, dove Wilhelm morì nel 1859 e il fratello Jakob lo seguì nel 1863.

I fratelli Grimm nel trascrivere la leggenda del Pifferaio Magico, si basarono sulle fonti a loro disposizione. Dalla lettura del testo originale appare immediatamente chiaro come gli autori fossero attenti e precisi rispetto alla ricerca bibliografica. Il testo, come tutti i racconti della raccolta “Deutsche Sagen”, era rivolto a chi si fosse interessato di cultura popolare, sicuramente non era destinato ai bambini.
Rispetto alla storia, così come è riportata da altre fonti, si possono evidenziare alcune differenze.
Gli autori mettono in rilievo che tra i bambini che seguono il Pifferaio c’è anche la bella figlia del sindaco.
Una bambinaia assiste da lontano al fatto e corre in città per dare l’allarme.
Tornarono indietro due bambini, uno cieco e l’altro muto. Quello cieco raccontò cosa successe, quello muto poté indicare il luogo della sparizione.
Al termine della storia gli autori si soffermano sulla reazione dei cittadini e sugli eventi che seguirono la tragedia.
Si cita la possibilità che i bambini siano andati attraverso una caverna nella montagna in Transilvania.
Viene riportata l’iscrizione sul muro del comune di Hamelin e l’iscrizione latina sul portale, inoltre si dice che il sindaco fece raffigurare l’evento su una finestra della chiesa.
Si riferisce che fino alla metà del XVIII secolo la strada per cui i bambini furono condotti fuori dalla città venne chiamata “via senza i tamburi” e vi era proibito suonare e danzare.
Si dice che l’evento fu registrato nei Registri comunali e si prese a datare gli eventi a partire da quella tragedia.
Nel momento in cui ci si accinge a scrivere per il teatro, bisogna trovare una storia che sia giusta per lo spazio del palcoscenico.
Non tutte le storie si adattano con facilità alla dimensione dello spazio fisso.
C’è stato un tempo che sul palco, nello stesso spettacolo, si alternavano sfilate di animali da circo, lussuose ambientazioni, battaglie navali… il teatro doveva impressionare e far fantasticare il pubblico.
Oggi tutto questo lo fa molto meglio il cinema!
Inoltre, cimentarsi in una storia con tanti cambi di scena, significa immediatamente creare problemi di spesa non indifferenti e per una scuola questo è un problema serio.
La storia dei Fratelli Grimm viene incontro allo sceneggiatore, perché offre quell’unità di spazio che permette la realizzazione di un’unica scenografia: a differenza di altre fiabe, lo storia del Pifferaio Magico è caratterizzata da una precisa collocazione spazio-temporale:
La nostra città si trova nel Brunswick, l’attuale Bassa Sassonia […] Per entrare ad Hamelin avete attraversato il fiume Weser, largo e profondo, che bagna le mura dal lato sud. […] Era l’estate del 1284, il 26 giugno, ma conviene cominciare da qualche giorno prima
Nell’adattamento si è rivelato, quindi, particolarmente significativo attenersi a questo determinato periodo storico, senza però che diventasse vincolante rispetto ad una ricerca di verosimiglianza, che non era tra i nostri obiettivi.
Sono stati inseriti sia nei dialoghi, sia nei testi delle canzoni molti riferimenti all’attualità, possibili e utili per il fatto che la storia ha un carattere universale, i suoi insegnamenti sono validi ancora oggi.
Accanto all’attualità, è fortemente presente il legame con la letteratura, in particolare Robert Browning, a cui l’adattamento si ispira.
Citazioni dell’opera di Browning ricorrono più volte nel corso della storia.
Gli spettatori nel nostro adattamento cinematografico vengono simbolicamente rappresentati da un ragazzo e una ragazza di 13/14 anni che si avventurano in un vecchio teatro abbandonato.
I due stanno per scambiarsi un bacio, quando vengono improvvisamente interrotti da un signore che si presenta come padrone del teatro e li invita ad ascoltare la sua storia.
Questa parte ovviamente può essere tagliata e Zoppino si rivolgerà direttamente al pubblico.
Zoppino presenta se stesso e il suo compagno e amico Marmaduck, un topo sordo.
La tragedia è subito annunciata dalle parole di Zoppino, che ci riportano al lontano 1284 nella città di Hamelin, sulle sponde del fiume Weser.
Il racconto di Zoppino viene immediatamente interrotto da Marmaduck, agitato per la presenza di alcuni gatti che dormono lì accanto: “Sono i nostri ricordi!” lo rassicura Zoppino, svelando così allo spettatore che sta per assistere alla rappresentazione dei loro ricordi…
Zoppino e Marmaduck tengono le fila del racconto, inserendosi di tanto in tanto per spiegare e argomentare.
Sono gli unici testimoni della tragedia, il primo zoppo, non fece in tempo a seguire i compagni, e il secondo, un sordo-muto, non poté ascoltare la melodia magica del pifferaio.
Questo aspetto è stato introdotto nelle versioni più tarde della leggenda, ma risulta estremamente interessante: gli unici sopravvissuti sono stati salvati dalla loro disabilità.
Per quanto entrambi rimpiangano di non aver potuto seguire i proprii compagni, a loro è destinato l’importante compito di raccontare e tramandare quei fatti terribili.
[Mario Restagno]
Non in tutte le versioni della fiaba compaiono i Gatti. L’autore ha ritenuto funzionale alla storia che l’invasione dei topi fosse determinata dall’assenza dei gatti.
In alcune versioni gli abitanti si sono liberati dai gatti pigri e indolenti, bocche da sfamare in più giudicate inutili, mentre nell’adattamento l’autore ha voluto che la cacciata dei Gatti assumesse un significato fondamentale: lo scontro culturale con il Giudice Baketta.
Il Giudice rappresenta la visione materialista del mondo e della società.
I Gatti, viceversa, rappresentano i valori spirituali e/o trascendentali.
Ecco allora che Shön, Wamp, Stolten e Gattina diventano una piccola compagnia girovaga proveniente dall’Italia, che ha attraversato le alpi per arrivare fino ad Hamelin e portare ai bambini fantasia e creatività. Da subito i Gatti riescono a stabilire un’intesa perfetta con i più piccoli e il loro spettacolo coinvolge tutti nella danza, che viene, però, bruscamente interrotta dal Giudice.
È l’intervento definitivo del Giudice che sarà la causa scatenante della tragedia finale: il giudice condannatore sta in realtà condannando se stesso e tutta la cittadinanza al drammatico epilogo.
Togliere i Gatti ai bambini corrisponde a “togliere lo spirito ai bambini”, è come se la cittadinanza avesse deciso di non educare più i suoi figli ai valori spirituali.
Liberi, stravaganti, eccentrici, zingari che vivono d’arte… un pericolo per il potere costituito, perché l’arte è in grado di esprimere un pensiero libero e divergente, di formare una coscienza critica.

I Gatti, come personaggi dello spettacolo, possono diventare un’occasione per riflettere in modo più ampio sulle migrazioni e sugli effetti di questo fenomeno
Nella nostra versione sono commediografi vagabondi, un po’ stravaganti e certamente eccentrici, come è tipico degli artisti di strada. Sono diversi in primo luogo da un punto di vista culturale e forse proprio per questo fanno paura, tanto che il Giudice si dà subito un gran da fare per sbarazzarsi di loro, avanzando il pretesto che in una città che “vanta fama di decoro e integrità” non c’è spazio per “sfaticati e perdigiorno”.
La società si fa sempre più complessa: aumentano le possibilità di scelta per l’individuo, cresce la differenziazione e la diversità. I sempre più frequenti contatti con altri popoli fanno sì che in un singolo sistema sociale possano convivere pluralità di valori e di modelli.
Questa nuova evoluzione della società appare stimolante ed innovativa, ma genera anche delle difficoltà e tensioni che portano a cercare una soluzione attraverso la forza.
Tristemente le persone si stanno abituando alle notizie di guerre e stragi che si compiono in molte parti del globo ogni giorno.

La cultura è un concetto molto complesso che affonda le sue radici nel verbo latino colere (coltivare). Generalmente sta ad indicare il “patrimonio specifico di conoscenze e nozioni organicamente legate fra loro che un individuo possiede, e che contribuiscono in modo sostanziale alla formazione della sua personalità”.
Le scienze sociali si riferiscono oggi alla cultura come un insieme di valori, norme, credenze e simboli, che disegnano la realtà entro cui si muove l’individuo: come ci si comporta, in cosa credere, come giudicare, ecc. La cultura è in continua evoluzione e l’individuo deve adattarsi, cambiando sempre più prontamente i propri parametri decisionali.
Mentre un tempo erano sicuramente più rilevanti alcune agenzie di socializzazione come la famiglia e la scuola, oggi le agenzie di socializzazione più importanti sono diventati i social.

L’intercultura è un concetto dinamico e interdisciplinare, che sta ad indicare un’apertura e un’ampliamento delle condizioni, delle possibilità e delle conseguenze di un’interazione tra culture.
In una società, come quella contemporanea, caratterizzata da flussi migratori senza precedenti e interessata a livello planetario dalla globalizzazione, fenomeno che incide profondamente nelle singole culture, c’è da chiedersi come poter preservare la diversità culturale.
I sostenitori dell’etnocentrismo hanno studiato le differenze culturali partendo dalla pregiudizievole premessa che la propria cultura sia il modello di riferimento alle quali le altre forme culturali vanno confrontate. L’idea che esista una forma culturale centrale rispetto alle altre ha dato adito a varie forme di discriminazione, sia a livello di istituzione, sia nella vita quotidiana. Spesso alla base delle discriminazioni vi è l’ignoranza della diversità e la non consapevolezza che tale diversità potrebbe essere fonte di un reciproco arricchimento. Una forma estremizzata di questa concezione è quella definita come “etnocentrismo modernista”, che si è sviluppata in seno alle moderne società occidentali.
Per superare questa concezione occorre puntare sulla comprensione della differenza, che crei la comunicazione tra soggetti appartenenti a differenti culture un contesto idoneo per il dialogo e lo scambio. L’intercultura è intesa appunto come uno spazio di scambio, un’ “articolazione delle diversità”: uno spazio e una strategia di incontro e scambio tra le diverse culture, che avviene e si riproduce grazie alle interazioni tra i singoli soggetti.
La notte è la dimensione parallela dove sta nascendo un’altra Hamelin, quella rifiutata.
Topo DJ è un personaggio dichiaratamente contradditorio.
“Buongiorno fratelli topi… una volta il buongiorno si vedeva dal mattino, ma questa è una notizia che cambierà la vostra notte. Da tanti giorni stavate aspettando questo momento: so che siete in migliaia sintonizzati su questa frequenza. E allora aprite bene i padiglioni auricolari: è nata Radio Ratten & Roll, la prima emittente libera, democratica e indipendente della Bassa Sassonia!”
Si presenta come un liberatore delle masse oppresse, una sorta di Che Guevara o Fidel Castro, che usa la radio come strumento per incitare alla ribellione, ma subito uno spot pubblicitario rinnega il valore ideale che pareva trapelare nelle sue espressioni e ancora, poco dopo, diventa chiaro:
“A tutti quelli che ricevono Radio Ratten & Roll… il messaggio è chiaro: è qui la festa! Hamelin vi aspetta! Nel cuore dell’antico continente, dalla pista della piazza centrale prende vita il… Sorcio Night, la notte più lunga…”
Si tratta di un “PR” o meglio un “DJ”, uno di quei personaggi molto popolari tra i giovanissimi che organizzano e vendono eventi musicali nelle discoteche ufficiali, ma anche, e spesso, in luoghi “fuorilegge”. Qui i riferimenti diventano un po’ complessi e il testo teatrale può dire tante cose e ognuno può trovare un significato diverso.

Un elemento indubbio è “una non tanto sottile ironia” nei confronti di questi personaggi che spesso diventano profeti di vita di fronte agli adolescenti mischiando i loro interessi a messaggi di ribellione contro la società, contro il sistema, insomma “contro qualcosa”.
Il termine “fratelli” (oggi “bro”) con cui esordisce è utilizzato nella cultura hip-hop, un movimento degli ultimi anni dove appunto si confondono ruoli e obiettivi in modo molto evidente: dove finiscono i “grandi ideali” che hanno dato vita al movimento hip-hop nato per le strade? Oggi assistiamo a compagnie di ballerini/e sponsorizzati (ad esempio dalle multinazionali di scarpe…) che accettano tranquillamente il compromesso disattendendo, quindi, la filosofia che ha alimentato il movimento iniziale. In Topo Dj c’è anche questo, per chi lo volesse leggere, in un momento in cui l’hip-hop va tanto di moda tra i giovani.
Le assistenti di Topo DJ sono due Sorcine: anche qui è un evidente citazione delle più conosciute Veline, e quindi dei meccanismi della televisione commerciale. Tirando le fila questo personaggio rappresenta un crogiuolo di immagini che possono partire da Garibaldi e finire ad Eminem: in fin dei conti non è importante chi egli sia, ma che cosa egli rappresenta.
Analizziamo brevente il testo della canzone di Topo DJ.
Inizia il suo rap invitando i fratelli topi a invadere Hamelin, città dipinta come un paradiso terrestre o un paese dei balocchi, comunque un luogo dove soddisfare i propri desideri materiali.
Questa notte è una notte da restare sempre svegli
Ehi, coraggio, non temete e abbandonate i nascondigli.
Topi, ratti e sorci verdi siete tutti convocati
alla festa organizzata dal locale comitato.
Su venite a festeggiare che c’è roba in abbondanza
è il paese del consumo con eccesso e tracotanza
Qui non manca da mangiare pane latte e cioccolato
le dispense sono piene di formaggi e pan grattato.
L’immondizia per le strade è ordinata in cassonetti
Che traboccano delizie da servire nei banchetti.
È il primo mondo, quello tosto, che si mangia il resto arrosto
Sono ricchi da strafare e puoi pretendere il tuo posto
Topo DJ descrive il primo mondo, quello delle nazioni ricche, come “quello tosto che si mangia il resto arrosto”. Ma non polemizza, non dice che sia giusto o ingiusto… semplicemente prende atto che questa è la situazione. La soluzione? Penetrare nel sistema, diventare attore protagonista e pretendere il proprio posto. Ancora più lucidamente dice:
Gemme, oro e diamanti per i quali hai sgobbato
Nelle cave dell’Angola col Kalashnikov spianato
Qui risplendono sul corpo del gentil sesso infiammato
Che alle pietre luccicanti scioglie il cuore lusingato

Anche qui, comunque, Topo DJ non svela se è d’accordo oppure no: è una realtà assodata, così funziona il mondo… ad Hamelin trovi sui corpi delle donne i diamanti luccicanti che tu hai cercato nelle cave dell’Angola, lavorando come uno schiavo. Le donne occidentali si commuovono di fronte ad uomo che regala loro una collana di diamanti, senza pensare al prezzo umano pagato per quelle pietre.
Più crudele ancora, tra le righe, si può pensare che forse è proprio il prezzo disumano a rendere attraente i diamanti? Chissà che cosa intendeva l’autore… sono tracce di interpretazione plausibili.
La festa organizzata da Topo DJ ha una conclusione drammatica che lo spettacolo racconta appunto attraverso la danza hip-hop. Il raduno di giovani diventa un’occasione offerta a due tipi loschi di conoscere ragazze da avviare alla prostituzione. Anche qui un’occasione per riflettere e pensare come nella povertà e nell’ignoranza si possano consumare nuove schiavitù.
Nella popolazione sono diffusi alcuni stereotipi assolutamente fuorvianti, rispetto a quella che è la realtà molto complessa del fenomeno migratorio, e che rischiano di creare soltanto pregiudizi senza fondamento.
“I flussi migratori sono generalmente caratterizzati da un processo che sposta le persone dal sud del mondo verso il nord e dall’est verso l’ovest”.
Solo il 9% della popolazione europea è composta da migranti. Il 46% dei migranti si é spinto verso altri paesi in via di sviluppo, es. Africa subsahariana, Asia meridionale e sud-est asiatico e, più recentemente, anche il Golfo Persico. A essere determinante nella scelta del paese di destinazione sono le differenze economiche tra i paesi in via di sviluppo, l’eventuale insorgere di conflitti, l’aumento locale della xenofobia, ecc.
“Il migrante si sposta principalmente per motivi economici”.
Non sempre il ragionamento alla base della scelta di migrare segue il semplice rapporto logico tra benefici economici e costi. In realtà hanno grande importanza anche altri fattori, come quello politico, ad esempio: talvolta la politica incoraggia, se non forza, la migrazione per ragioni non strettamente di tipo economico. D’altra parte sono i governi che decidono e consentono i movimenti in uscita e in ingresso da uno stato ad un altro.
“La migrazione é un fenomeno troppo complesso da arginare ed è per questo che gli stati nazione contemporanei si limitano a subirne le conseguenze.”
In realtà si possono individuare ben tre casi che generano fenomeni migratori di tipo forzato, in cui le autorità politiche giocano un ruolo fondamentale:
Un governo che vuole assicurare il controllo di un territorio ad una determinata etnia
Un governo che perseguita nemici politici
Un governo che, spingendo parte della popolazione al di fuori dei confini, vuole raggiungere particolari scopi, come mettere sotto pressione il paese confinante. Le motivazioni politiche alla base possono essere le più varie: obbligare il paese vicino a sottoscrivere alcuni accordi, o a fornire aiuti materiali ed economici in cambio di una regolamentazione del flusso migratorio, ecc.
La città, ma potremmo estendere questa riflessione al concetto di Nazione, è intesa come una proprietà privata a cui pare abbia diritto soltanto chi è arrivato per primo. Una città a numero chiuso, verrebbe da pensare. Si tratta di motivazioni prive di un reale fondamento, tant’è vero che non è importante la validità del pretesto che gli Abitanti avanzano a favore della cacciata dei Topi, perché “più indietro vai nel tempo, più trovi una ragione” (che importa quale?). L’importante è che non si riveli che le uniche motivazioni reali sono l’indifferenza, l’egoismo e l’avidità, che contraddistinguono il loro modo di vivere, che impone loro di chiudersi nelle mura della loro città, dove si sentono protetti da ogni minaccia.
Accettando il nuovo, gli Abitanti si troverebbero nella condizione di doversi rimettere in gioco e rinnovarsi geneticamente e culturalmente e questo fa loro paura perché rischierebbero di perdere la loro posizione sociale, i loro agi. Che importa se per sostenere questo stile di vita intere popolazioni nel mondo sono andate distrutte, basta non approfondire… ciò che il cuore non sa non può soffrire!
Gli Abitanti non si rendono conto delle terribili conseguenze che il loro atteggiamento avrà sulla società e su loro stessi: da una parte la creazione di sacche di povertà, fonte e causa di gravi conflitti sociali e bacino di proliferazione di organizzazioni senza scrupoli che sfruttano la situazione e uccidono l’economia, dall’altra l’impossibilità di una rigenerazione culturale, che sia da stimolo per l’arte e la spiritualità.
L’infertilità è la negazione simbolica del rifiuto del rinnovamento. Una città, come una Nazione, senza i giovani è destinata a morire. Allo stesso modo si impoverisce una cultura incapace di aprirsi al nuovo, sempre chiusa in se stessa, con il risultato che diventa esageratamente dipendente da culture esterne perché non in grado di opporre con forza una valida alternativa.
Nel nostro adattamento si è scelto di accogliere la soluzione finale presente in molte versioni della leggenda, per la quale sia i topi che i bambini vengono condotti dal Pifferaio in un posto migliore. Ecco perché Zoppino e Marmaduck rimpiangono di non aver potuto seguire i propri compagni. La dolce melodia del Pifferaio è l’idealizzazione dell’arte, che con fermezza e a più riprese è stata bandita dalla città. I bambini e i Topi vengono salvati in modo che possano costituire una società più equa e onesta, fondata su valori che diano spazio alla sfera spirituale e artistica dell’uomo.
Monologo finale di Zoppino:
“Noi siamo sicuri che i nostri fratelli e le nostre sorelle ora stanno in un posto migliore. Di quell’uomo con il mantello rosso non si sentì più parlare. Oh, quanto cercai notizie di lui! Nessuno al di fuori di Hamelin l’aveva mai visto. Nessuno mai l’aveva incontrato. Avremmo voluto chiedergli di suonare per noi ancora una volta quella musica e ripetere l’incantesimo. Ma il nostro destino è restare qui per ricordarvi che in una partita a carte puoi fare cappotto e poi ricominciare… Nella vita no: quando tu prendi tutto, c’è un prezzo da pagare… chi resta a mani vuote ti chiederà perché. Buonanotte!”