
Prima di entrare in sala prove, bisogna diventare un gruppo. È questo il principio che ha guidato la scelta di organizzare una residenza artistica a Notre Abrì, la casa alpina di Accademia dello Spettacolo in Valle d’Aosta, come primo atto concreto della fase produttiva di Knock il Musical.
Knock il Musical è la nuova produzione originale di Accademia dello Spettacolo ETS, selezionata dal programma “Per Chi Crea” del Ministero della Cultura gestito da SIAE e sostenuta da Fondazione CRT nell’ambito di Bottega dello Spettacolo 4.0. Un musical ispirato all’opera di Jules Romains del 1923 — una parabola assurda e contemporanea sul potere della paura e sulla manipolazione del consenso — che coinvolge 16 giovani artisti under 30 in un percorso di formazione e avviamento professionale retribuito.
Sedici giovani provenienti da accademie e percorsi diversi. Non si conoscevano. Non avevano mai lavorato insieme. Eppure erano chiamati a costruire insieme un’opera musicale complessa, con parti corali, coreografie e scene d’insieme che richiedono fiducia reciproca, ascolto e coesione.
La risposta è stata semplice: prima di fare teatro insieme, bisognava vivere insieme. Dal 11 al 13 settembre il cast al completo si è trasferito a Notre Abrì, la casa alpina gestita da Accademia dello Spettacolo nel comune di Doues, in Valle d’Aosta.
La struttura — già utilizzata per residenze artistiche, campi estivi e progetti formativi — ha consentito di contenere i costi in modo significativo, ottimizzando le risorse del progetto senza rinunciare alla qualità dell’esperienza.
La “residenza Knock il musical” si è ispirata al modello del Group Theatre americano degli anni Trenta — la compagnia fondata da Harold Clurman, Cheryl Crawford e Lee Strasberg che rivoluzionò il teatro americano non solo attraverso il metodo di recitazione, ma attraverso un modo di vivere e lavorare insieme. Il Group Theatre non era solo una compagnia — era una comunità. Gli attori condividevano spazi, pasti, decisioni. L’arte nasceva dalla vita comune.
In questo spirito, i 16 giovani artisti hanno partecipato attivamente alla gestione della casa — dalla preparazione dei pasti alla cura degli spazi — alternando i momenti di vita comune con il lavoro artistico. Non ospiti, ma abitanti temporanei di un luogo che è diventato per tre giorni il loro spazio creativo.
Ai 16 giovani si sono affiancati due attori senior in qualità di “padrini” del cast: Jacopo Siccardi e Fabrizio Rizzolo.
Jacopo Siccardi è diplomato alla Scuola di Formazione Attore di Accademia dello Spettacolo e ha preso parte a numerose produzioni dell’Accademia nel corso degli anni. Attualmente è in scena in Caravaggio il Musical.
Fabrizio Rizzolo è un attore e regista con una lunga carriera nel teatro musicale italiano. Ha lavorato con alcune delle produzioni più importanti del settore, portando con sé un’esperienza e una professionalità che raramente i giovani hanno l’occasione di incontrare così da vicino.
La presenza di figure senior non è stata ornamentale — è stata pedagogica. Vedere qualcuno più avanti nel percorso, osservare come si approccia al testo, come gestisce le difficoltà, come si comporta professionalmente anche nei momenti informali: è una forma di apprendimento che nessun manuale può sostituire. I padrini hanno dato l’esempio — e i giovani hanno guardato.
Le tre giornate sono state strutturate con ritmo preciso. La mattina era dedicata al training attoriale condotto da Daniela Freguglia — attrice, insegnante di recitazione cinematografica e assistente alla regia del progetto — con esercizi fisici e vocali finalizzati a creare presenza, ascolto e disponibilità reciproca.
Il pomeriggio era dedicato alla lettura del copione con l’autore, Mario Restagno. Ma non si è trattato di una semplice lettura — è stato un momento di formazione a tutto tondo.
L’autore ha raccontato al cast come è nato il testo. Un processo in cui ogni scelta — stilistica, drammaturgica, musicale — è stata ragionata e discussa prima di essere fissata sulla pagina.
Le musiche originali sono state composte da Walter Orsanigo, gli arrangiamenti curati dal maestro Paolo Gambino. Anche queste scelte sono state raccontate e motivate — perché un certo numero musicale è rock, perché un altro è lirico, come il tono musicale racconta il personaggio prima ancora che le parole.
Questo approccio ha trasformato la lettura del copione in qualcosa di più prezioso — un’iniziazione al progetto. I giovani non hanno ricevuto un testo da imparare, ma hanno capito da dove viene, perché è fatto così, cosa vuole dire. Solo partendo da questa consapevolezza si può davvero interpretare — non eseguire.
Quando il cast è rientrato a Torino per iniziare il training intensivo il 14 settembre, era già un gruppo. Non perfetto, non ancora rodato — ma unito da tre giorni di vita comune, di risate, di fatica condivisa, di domande fatte all’autore attorno a un tavolo la sera.
