Stage nel… campo de’ miracoli: ultimi 60 posti

stage di musical

Mi è stato chiesto di rispondere alla domanda “perché la vostra accademia proibisce la partecipazione a stage“. E ben venga l’argomento, anche se mi costringe a dire cose che possono infastidire o disturbare. In linea di massima lo stage è utile solo a coloro che hanno una buona preparazione di base accademica e, ovviamente, a quelli che li tengono o li organizzano poiché consente loro di guadagnare molto con “relativamente” poco sforzo.

Stage sì, ma dopo l’accademia…

Una preparazione accademica significa studiare arti sceniche per 2/3 anni tutti i giorni per almeno 9 mesi l’anno, con un “gruppo di docenti” ben amalgamato e un progetto didattico completo. Un giovane artista che ha alle spalle questa sgrossatura, può cominciare a frequentare degli “stages” con profitto perché:
1) è in grado di distinguere uno stage serio dalle “operazioni immagine”;
2) è in grado di misurare il valore del docente avendo un modello nei suoi docenti avuti per anni;
3) è in grado di assimilare nuovi contenuti e armonizzarli nella propria formazione senza demolire tutto un percorso già fatto.
Ma vogliamo essere onesti? Vogliamo dircela tutta tutta?
Molti stage servono soltanto a “farsi conoscere” da persone inserite in produzioni e compagnie: stop!
So di dire una cosa non detta che tutti pensano ma non si deve dire: i ragazzi pagano tanti stages solo per farsi conoscere da Pinco Pallino e sperare in un assunzione!
Il che ci sta tutto, ripeto forte e chiaro: ci sta tutto! E per questo motivo suggerisco di partecipare agli stages dopo aver terminato un’accademia: chi vi vede può effettivamente valutarvi, segnalarvi o offrirvi delle opportunità. In questo caso 150/200 euro sono, forse, ben spesi.
Comunque, un consiglio, se dopo lo stage n° 1 non matura niente di concreto… traete le doverose conclusioni e lasciate stare! Se gli servite vi cercherà lui, diversamente è tempo perso e denaro.

Vivere lo stage… vivere l’accademia

Veniamo agli artisti che tengono stages… dicevo che consente loro di “guadagnare molto con relativamente poco sforzo“: diamo dunque ragione di quanto affermo.
Negli stages tutti sono bravi e belli, l’entusiasmo è alle stelle, qualsiasi frase diventa una massima da registrare e ripetere per qualche settimana, si creano nuove relazioni, ognuno dà il meglio di sé e non c’è neppure il tempo di leggere le postille (ndr: scoprire i difetti che tutti gli esseri umani hanno) insomma i neuroni specchio sono scatenati e la via alta tace (cfr. D. Goleman “Intelligenza sociale”).
Cosa succede, invece, nelle accademie? Passato l’entusiasmo iniziale resta il duro lavoro quotidiano, sempre le stesse facce, sempre lo stesso luogo, tempo per “leggere tutte le note in calce al contratto” e accendere la via alta e magari domandare dettagli, verificare affermazioni, confrontare giudizi, scoprire i propri limiti, magari notare altri più bravi… (ndr: quelli che non ce la fanno normalmente diventano i migliori clienti per gli organizzatori di stage per i successivi 3/4 anni)
Noi vorremmo vedere alcuni professionisti dello stage alla prova come docenti di un corso annuale con un programma preparato a cui tenere fede: quante volte invece abbiamo visto molti di costoro svanire letteralmente nel nulla:

  • non riuscire a consegnare un “programma in italiano corrente”
  • non sapere più che cosa insegnare dopo soli due mesi!
  • non riuscire a gestire la disciplina;
  • non saper contenere i momenti di difficoltà degli allievi;
  • non garantire regolarità negli orari;
  • non saper organizzare il tempo e l’elenco potrebbe continuare citando soltanto i casi occorsi in questi 25 anni di attività e centinaia di artisti conosciuti e visti all’opera.

Possedere competenze pedagogiche

Amo dire che anche l’edicolante può insegnare composizione a Elton John e recitazione a Robert De Niro. Stages seri sono quelli tenuti da coloro che coniugano in sé entrambe le professioni: quella artistica e quella di docenza. Insegnare è un arte tanto quanto ballare, cantare e recitare… chi si basa sul proprio talento innato è soltanto un presuntuoso. Per insegnare bisogna aver competenze didattiche e pedagociche che non si acquisiscono sul palcoscenico, in palestra, sulle navi o nei villaggi turistici. Senza competenze lo stage si riduce ad “attività di PR” quando non provoca danni nei giovani allievi, perché esiste anche questo rischio.
Dimostrare di essere validi insegnanti prima di proporre stages è importante quanto aver ballato alla Scala o al Sistina.

Parliamo di soldi?

E per concludere l’aspetto economico: ma ci rendiamo conto che vi sono personaggi che chiedono 1.000, dicasi mille euro, per una giornata e li pretendono anche in nero? Le vogliamo dire queste cose chiare e tonde oppure siamo solo bravi a tirare sassi ai muratori e ai dentisti che non ti fanno la fattura? E poi, gli stessi… “sono quelli lì” direbbe Vasco (cfr. “Stupendo”),  li vediamo sul palco a sostenere cause benefiche o moraleggiare contro questo e contro quello.
Vedete che alla fine riuscivo ad infastidire… quando si toccano gli interessi economici saltano principii, ideologie, precetti, codici, deontologia: le regole del gioco vanno rispettate!
Diceva qualcuno “Ma che ci volete fare, non vi sembrerò normale…

Studenti che non vogliono fare gli studenti….

Accademie che hanno una storia alle spalle, gli stessi Conservatori, chiedono agli studenti di rispettare l’impegno a fidarsi del programma di studi proposto. L’allievo che cerca stages esterni dimostra di “non fidarsi e di sapere lui qual è il suo bene”: che cosa si può fare con chi non è disposto ad interpretare il ruolo di allievo, ma si ritiene maestro di sé stesso?
Accettare la disciplina dell’Accademia è un primo passo che dimostra umiltà e senso dei propri limiti: da qui si può partire per costruire un importante progetto formativo. Questi sono motivi “didattici e formativi”, se vogliamo anche etici, e non hanno niente a che vedere con il business.
Noi preferiamo allontanare studenti che non sono studenti… vadano a pagare i maestri che si scelgono e in cui ripongono la loro fiducia oppure cerchino scuole più moderne e con un quadro di valori più consono ai tempi. L’esperienza ci ha insegnato che con costoro si perde solo tempo.
Ecco perché noi sconsigliamo la partecipazione a stages durante il percorso formativo.

Il campo dei miracoli c’è!

Per concludere merita citare l’eternamente valido insegnamento di Collodi… almeno finché il mondo sarà abitato da certe Volpi e certi Gatti…
Vuoi tu, di cinque miserabili zecchini, farne cento, mille, duemila? La maniera è facilissima. Bisogna sapere che nel paese dei Barbagianni c’è un campo benedetto, chiamato da tutti il Campo dei miracoli. Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro per esempio uno zecchino d’oro. Poi ricopri la buca con un po’ di terra: l’annaffi con due secchie d’acqua di fontana, ci getti sopra una presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto. Intanto, durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e la mattina dopo, ritornando nel campo, che cosa trovi? Trovi un bell’albero carico di tanti zecchini d’oro!

Ma dove lo trovate uno che impara a suonare il pianoforte dalla sera alla mattina… ma crederci quanto è bello, non è vero?
Non ci resta che concludere, allora, che ognuno si sceglie i maestri che gli raccontano la storia che vuole ascoltare.
E allora credeteci… e pagateli perché, almeno per l’astuzia, se lo meritano.

(Mario Restagno)

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