L’immaginazione è illimitata, libera e… femmina | Sistema Stanislavskij

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Nella lezione dell’ 8 marzo ci siamo soffermati a parlare dell’immaginazione.

Non l’avrei mai immaginato

Una prima riflessione si è incentrata sul tema realtà e immaginazione. L’immaginazione ci permette di rendere possibile quello che nella realtà non è possibile. Ma spesso dobbiamo prendere atto che la realtà supera l’immaginazione. Scrive Pirandello nella prefazione al Fu Mattia Pascal: “La vita, per tutte le sfacciate assurdità, piccole e grandi, di cui beatamente è piena, ha l’inestimabile privilegio di poter fare a meno di quella stupidissima verosimiglianza, a cui l’arte crede suo dovere obbedire. Le assurdità della vita non hanno bisogno di parer verosimili, perché sono vere. All’opposto di quelle dell’arte che, per parer vere, hanno bisogno d’esser verosimili. E allora, verosimili, non sono più assurdità. Un caso della vita può essere assurdo; un’opera d’arte, se è opera d’arte, no.”
Soprattutto le arti che hanno a che fare con la narrazione – letteratura, cinema, teatro – vengono spesso analizzate alla luce della verosimiglianza e del realismo. In realtà gli artisti inventano sulla base di elementi plusibili o credibili. Così capita che possono prevedere situazioni “incredibili” che poi avvengono. Sarebbe interessate verificare se qualche artista abbia mai immaginato un evento come il crollo delle Torri Gemelle del 11 settembre 2001. Per esempio l’8 febbraio 2013 Papa Benedetto XVI abbandona la carica pontificia. Un caso quasi senza precedenti nella storia della Chiesa Cattolica. Nanni Moretti in HabemusPapam del 2011 racconta di un Papa che rinuncia al suo mandato. In Sesso e potere del 1997 Barry Levinson immagina il presidente degli Stati Uniti implicato in uno scandalo sessuale. Pochi mesi dopo l’uscita del film, Bill Clinton è coinvolto nello scandalo sexgate, nato dalla sua relazione extraconiugale con la stagista Monica Lewinsky. La società umana produce situazioni nella realtà che ci sorprendono e ci fanno dire “non l’avrei mai immaginato”.

L’immaginazione è femmina

Una seconda riflessione si è incentrata sul fatto che l’immaginazione è una capacità più sviluppata tra le femmine: sognare ad occhi aperti, farsi film mentali, immaginare è un’attività che distingue il mondo femminile. Il mondo maschile è principalmente caratterizzato dall’azione. Gli attori devono apprendere questa capacità femminile, devono imparare dalle donne come si fanno “viaggiare i neuroni” nel cervello. Questa carenza tuttavia diventa un vantaggio quando si entra in ambito artistico. Consente di utilizzare la fantasia come uno strumento finalizzato a creare un’opera d’arte e, quindi, a vivere il momento artistico con “distacco”. Per le donne è più difficile perché immaginare fa parte della loro realtà. Come creare, per le donne è normale creare una vita nuova facendo un bambino: creare un’opera d’arte è come partorire. Quest’ultimo concetto non è facile da spiegare, ma l’insegnante ci dice che sarà oggetto di studio e riflessione per tre anni di accademia.

Commento

Essere attori significa riuscire ad utilizzare al meglio l’immaginazione perché è proprio con questa che inizia tutto. L’immaginazione è illimitata e libera al contrario della realtà nella quale siamo frenati. Stiamo imparando che sulla scena tutto è possibile: la finzione della scena ci permette di fare cose che nella vita normale sarebbero viste con cattivo occhio. Avendo parlato dei film mentali posso dire che una delle cose più difficili sia immaginarsi gli stati d’animo di una esperienza passata. Sto capendo quanto sia fondamentale lavorare su se stessi in modo da riuscire a tirare fuori le emozioni giuste e appropriate a quello che si deve fare in scena. Sto capendo, anche, quante emozioni si possono tirare fuori o trasmettere quando si sta fermi sulla scena: noi siamo fatti di emozioni!

(SFA, Sistema Stanislavskij, lezione dell’8 marzo 2021 con Mario Restagno – Relazione a cura di Matilde Amato)

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Matilde Amato

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