Il materiale emotivo è la cosa più preziosa per l’attore | Sistema Stanislavskij

La lezione del 24 aprile ha affrontato una delle pagine più importanti del Lavoro dell’Attore su se stesso di K. S. Stanislavskij.

Due aspetti che costituiscono l’artista sono l’entusiasmo, associato solitamente ai bambini, sempre affascinati dalle piccole cose della vita, ed il caos, a cui l’artista si ispira interiormente ed esteriormente. Il caos è la condizione in cui vive l’artista nella società e dai spesso cerca di distaccarsi per osservare. É caratteristico degli artisti isolarsi, uscire dal flusso della massa per vedere la situazione da un altro punto di vista. Per la massa è difficile comprendere questo comportamento: a volte viene giudicato come un sentirsi superiori.
L’episodio di Cassandra narrato da Omero è utile ad inquadrare il ruolo dell’artista. Cassandra vedeva oltre, ma la gente di Troia non l’ha ascoltata, anzi, l’ha rifiutata. Sorte simile hanno avuto i profeti nella tradizione biblica. L’artista, stando fuori dal caos vede e sente cose che la massa non vede e non sente. L’artista è un diverso nella società. Questa diversità lo isola, portandolo a costruire una realtà alternativa, ma affinché il suo messaggio sia utile deve rispondere al requisito della necessità. Ciò che non è necessario progressivamente cade nel nulla. La natura ci insegna, attraverso la legge dell’evoluzione, che ciò che non è utile viene abbandonato.

Come può un’artista restare ancorato alla necessità? Grazie all’entusiasmo o se vogliamo usare un altro termine, la passione. Martha Graham diceva che “i più grandi ballerini non sono grandi per il loro livello tecnico, sono grandi per la loro passione”. La passione setaccia la realtà: non siamo in grado di restare appassionati a lungo per qualcuno o qualcosa che non è necessario. Nel gran caos che lo circonda, l’artista deve imparare a scegliere, esattamente come il fotografo sceglie un ritaglio della realtà che vuole rappresentare. Scegliere ciò per cui vale la pena appassionarsi.

Dopo questa parte dedicata al compito degli artisti in genere, il direttore ci ha parlato dell’arte attoriale. L’attore vive e sente con le persone e deve imparare a scegliere quali emozioni registrare. Inizialmente imparerà ad imitare quella data emozione, successivamente imparerà a viverla autonomamente, come qualcosa di suo. L’imitazione è utile, ma ad un certo punto bisogna distaccarsi diversamente si finirà per imitare senza riuscire a costru27ire qualcosa di nuovo e personale. Invece di invidiare i proprio colleghi, impariamo ad imitarli e prendere da loro ciò che ci può servire. Bisogna sempre chiedersi “chi sono?” in modo da capire i nostri punti di forza ed usarli a nostro vantaggio, perché sono proprio quelli a caratterizzarci e a renderci unici. Il materiale emotivo di ognuno di noi è la cosa più preziosa, soprattutto ora che si prevede per il futuro un aumento di interesse nei confronti delle emozioni, perché sono ciò che nel profondo ci accomuna tutti.

Credo sia fondamentale provare passione per ciò che si fa, soprattutto in un mestiere come quello dell’artista e nello specifico quello dell’attore, che deve mettere a nudo corpo e anima, sin dal
primo momento di quando studia il suo personaggio, fino a quando lo mette in scena. È importante ricordarsi del passato, ma allo stesso tempo non bisogna limitarsi ed avere fisse  autoconvinzioni, perché l’artista è in continuo mutamento ed in ricerca di sperimentazione con se stesso.

La foto dell’articolo è tratta dal film Il materiale emotivo di Sergio Castellito.

(SFA, Sistema Stanislavskij, lezione del 24 aprile 2021 con Mario Restagno – Relazione a cura di Carlotta Taddei)

carlotta taddei
Carlotta Taddei

Related Posts