Pin-up ovvero le ragazze da appendere

Le riviste pin-up nascono in America negli anni della prima guerra mondiale quando il presidente Wilson fondò la Division of Pictorial Publicity. Quest’organizzazione aveva lo scopo di creare materiale pubblicitario che potesse invogliare gli americani ad arruolarsi nell’esercito. É così che nacquero le pin-up girls, ragazze sensuali e ammiccanti disegnate su queste riviste, che potevano appunto invogliare i giovani americani al servizio militare.

Ragazze da appendere

Lo stesso nome “pin-up girl”, ovvero “ragazza da appendere”, deriva da un’abitudine dei militari: quella di attaccare sugli armadietti o nelle tende dell’accampamento poster e foto delle dive del cinema. Questo fenomeno è poi esploso negli anni ’30 grazie alla diffusione delle riviste (pin-up magazines). Le pin-up girls non erano solo delle ragazze disegnate, ma erano delle modelle in carne ed ossa che posavano per i pittori. Ci si può chiedere come mai non venissero pubblicate direttamente le foto. All’inizio del novecento la fotografia non si era ancora affermata come arte autonoma. Molti fotografi erano principalmente pittori e trovavano utile  fotografare le modelle per un motivo economico. Le ragazze posavano per un’ora e il pittore scattava diverse pose.  Poi con calma il pittore dedicava tutto il tempo necessario a realizzare il disegno senza la presenza della modella, ma usando le foto. Questo espediente produceva un notevole risparmio. Pagare la modella per qualche scatto costa sicuramente di meno che pagarla per tutto il tempo impiegato per dipingere o disegnare.

La mentalità puritana

Le ragazze che aspiravano ad entrare ad Hollywood posavano volentieri per questo genere di immagini. Il fatto che venisse poi realizzato un disegno le cautevala anche se l’immagine fosse stata di nudo. Il disegno non necessariamente riporta fedelmente la realtà. Chi lo osserva non sa se la modella è frutto di fantasia o esiste in carne ed ossa. Questo fatto rende la ragazza rappresentata non per forza reale. Per la mentalità puritana molto diffusa negli Stati Uniti, sarebbe stato inaccettabile che la ragazza rappresentata avesse un’identità precisa e riconoscibile. La censura avrebbe ritenuto l’immagine pornografica e la carriera ad Hollywood sarebbe stata fermata.

La donna ideale

Negli anni ’40, attraverso le rappresentazioni delle pin-up girls, si afferma una nuova immagine della donna ideale americana. É una donna formosa, ammiccante con gambe lunghe che però conserva sempre la sua aria fanciullesca in volto. Fino a quel periodo Hollywood aveva imposto il modello della femme fatale, decisamente più misteriosa e cupa. Un esempio è certamente Greta Garbo, che tuttavia non ha mai posato per i calendari,
Nel 1946 esce in America “Gilda”, interpretato da Rita Hayworth il cui personaggio può essere associato alle pin-up girls. Il personaggio rimase impresso nell’immaginario americano tanto da ispirare personaggi futuri come quello di Jessica Rabbit di Walt Disney.

Marilyn Monroe

La stessa Marilyn Monroe è stata una pin-up girl soprattutto all’inizio della sua carriera. É apparsa in molte riviste e calendari come modella del pittore Earl Moran.

Earl Moran & Marilyn Monroe

Marylin non è stata solo una pin-up girl sulle riviste, infatti fu invitata a fare un tour nel 1954 (“Anything goes”), dove i soldati americani in Corea ebbero modo di incontrala dal vivo.

Dalla Pin-Up Art nascerà poi la Pop Art che si svilupperà in America tra gli anni ’50 e gli anni ’60, la cui protagonista indiscussa sarà proprio Marilyn Monroe. Inoltre proprio da questo tipo di promozione dell’immagine nascerà la pubblicità di quegli anni. Le rappresentazioni di belle ragazze sensuali e dall’aria fresca su grandi cartelloni pubblicizzavano i più svariati prodotti. La pubblicità più famosa che tutti sicuramente ricordano è quella della Coca-Cola durante gli anni ’50 e ’60.

(SFA, Filosofia dello Spettacolo, con Mario Restagno – Relazione a cura di Ester Barbarossa)

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