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Il lavoro dell’attore su se stesso | Sistema Stanislavskij

Il lavoro dell’attore su se stesso

Siamo alle prime lezioni di Sistema Stanislavskij, il corso tenuto dal nostro direttore.
Affronteremo la lettura de “Il lavoro dell’attore su se stesso” e durerà ben tre anni.
Questo testo è ritenuto una sorta di Bibbia dell’attore.
Stanislavskij ha scritto anche altre opere, ma questa, secondo il nostro direttore, è la più significativa perché mette le fondamenta del “sistema”.

Sistema o metodo

Viene chiarita subito la differenza tra sistema e metodo.
É impotante perché in futuro parleremo del metodo Strasberg.
Nel dizionario Treccani troviamo questa definizione del termine sistema: «Insieme di nozioni, principî, idee, opinioni, proposizioni, connesse logicamente tra loro e relative a una determinata scienza o anche a un’attività pratica.»
Stanislavskij ne “Il Lavoro dell’attore su se stesso” fa esattamente questo.
Crea un sistema organico teorico che si riflette in attività pratiche.
Vedremo che per Strasberg non è così.
L’unico testo che abbiamo è “Il sogno di una passione“, una biografia del metodo che si intreccia con l’autobiografia dell’autore.
Strasberg non ha creato una filosofia teorica che si traduce in tecniche precise.
Un metodo ha una connotazione più ridotta. É un procedimento seguito nel perseguire uno scopo, nello svolgere una qualsiasi attività, secondo un ordine e un piano prestabiliti in vista del fine che s’intende raggiungere.
Strasberg non ha potuto creare un sistema perché, gran parte del suo modo di lavorare, era basato sulle sue personali qualità pedagogiche.

Cenni sul Group Theatre

Il direttore dedica un po’ di tempo a descrivere la vicenda del Group Theatre.
Negli anni trenta, dopo la visita di Stanislavskij negli Stati Uniti, si è formato un gruppo di artisti.
Strasberg, nel Group Theatre, insegnava agli attori applicando il sistema Stanislavskij, ma nello stesso tempo lo reinventava. In particolare, il regista americano poneva molta attenzione all’aspetto della “memoria emotiva” facendo diventare questo tema fondamentale.
In realtà per Stanislavkij era un mezzo da utilizzare solo in casi estremi. Strasberg introduceva tecniche vivcine alla psicanalisi che lasciavano perplessi. Per esempio la tecnica di rilasamento chiamato “la poltrona” o il “momento privato” sono metodi che hanno sempre suscitato discussioni.
Durante un viaggio in Francia alla fine degli anni 30, Stella Adler ebbe modo di incontrare il grande maestro russo ed avere un confronto su questo tema. Stanislavskij confermò di non aver mai pensato di lavorare sull’inconscio.
Al suo ritorno ci fu uno scontro all’interno del gruppo.
Una parte di attori scelse il metodo Strasberg, un’altra gli insegnamenti della Adler.
Se Strasberg si concentrava molto sul lato psicologico, la Adler preferiva lavorare sull’immaginazione dell’attore.
Questo argomento sarà affrontato in modo più approfondito nel terzo anno.
Ora, all’inizio di quersto percorso, è importante almeno avere un quadro generale.

Caratteristica del sistema

Stanislavskij ha come come obbiettivo quello di formare un attore unico ed irripetibile.
Per questo motivo il suo sistema si adatta bene alla recitazione cinematografica.
Ogni film fissa per sempre sulla pellicola un’interpretazione.
Certamente esistono i remake, quando si hanno poche idee, ma ogni film punta a creare qualcosa di nuovo, mai visto prima.
Un attore che ripete esattamente quello che ha fatto un suo collega in un altro film non ha senso.
Fa un lavoro inutile.
Stanislavkij insegna a diventare originali, di conseguenza, negli anni 30 per il cinema, arte nascente, questo sistema è perfetto.
Non esiste un Ofelia, ma tante Ofelia, ogni attrice può essere Ofelia a modo suo.
Ogni attore deve costruirsi un personaggio che non sarà l’imitazione di un altro attore, ma con una sua personalità, rielaborata in modo individuale.

(SFA, Sistema Stanislavskij, lezione dell’ 1 novembre 2022 con Mario Restagno – Relazione a cura di Eva Giaccone)

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