il ruolo dell'immaginazione

Agire senza pubblico | Sistema Stanislavskij

In questa lezione di Sistema  Stanislavskij abbiamo affrontato il capitolo III, L’Azione. I «se» e le «circostanze date», de Il Lavoro dell’attore su se stesso. Siamo a pag. 48 dove Sustov è stato criticato da Torcov, il direttore della scuola, per non aver saputo accendere la sua fantasia.
Lo studente si giustifica dicendo: “Per i bambini, giocare è un istinto, i bambini hanno una tendenza innata ad accendere la fantasia, è molto più semplice per un bambino che per un adulto. L’adulto deve, per forza, farci venire la voglia di giocare.”
Torcov risponde che la voglia è importante e se non si ha voglia, bisogna chiedersi se si è veri attori.
A questo punto interviene Govorkov dicendo a Torcov: “Lei riempia la sala, alza il sipario e vedrà se non ci verrà anche la voglia!”
Ma Torcov ribadisce di nuovo dicendo: “No, se siete veri attori dovete saper agire anche senza pubblico.”

Agire senza il pubblico

Stanislavskij vuole farci capire che un attore non deve dipendere dagli elementi esteriori. Tanto meno dal pubblico. Non si può recitare riflettendosi nella platea. Certo, la reazione del pubblico è importante e un’attore non può far finta che non esista. Ma il pubblico arriverà alla fine, quando andremo in scena. Quando comincio a provare la scena la sala è vuota. L’attore si trova con il suo personaggio da interpretare. L’attore deve essere in grado di costruire progressivamente un personaggio che sia credibile a prescindere dalle situazioni esteriori. La soluzione che Torcov offre ai suoli allievi è il «se».

Cominciare con un «se»

Nel momento in cui li vede bloccati, incapaci di agire, dice: “Se fuori dalla porta ci fosse un pazzo appena uscito dal manicomio che cosa fareste?”
Gli studenti a questo punto cominciano ad agire sulla scena. Nessuno più si preoccupa dell’effetto esteriore di quello che fa e agisce. Alla fine sono tutti entusiasti di quello che è accaduto. Torcov spiega che la soluzione sta nel far scaturire l’ispirazione da noi e non cercarla fuori di noi.
Il «se» è una parola magica per l’attore che lo libera e lo fa agire.

Se magico

Torcov  sostiene che ci sono «se» semplici, ma ci sono anche «se» magici, che provocano immediatamente, istintivamente, l’azione. Viene un esempio con la Dymkova. Torcov le offre un bicchiere d’acqua. Nel momento in cui sta per bere,  lui grida: “É veleno”. Dymkova istintivamente si irrigidisce. Ecco, dice Torcov: “Questo è un magico “se” che provoca immediatamente, istintivamente l’azione. Grazie al “se” succede qualcosa per cui gli occhi cominciano a vedere in un altro modo, le orecchie a sentire altrimenti, la mente a valutare in modo nuovo quello che ci circonda, finché la finzione provoca per via naturale una conforme azione reale, indispensabile per realizzare lo scopo che ci siamo prefissi.”

Altri articoli su questo argomento: Il Magico se

(SFA, Sistema Stanislavskij, lezione dell’ 11 marzo 2022 con Mario Restagno – Relazione a cura di Fabrizio Merlo)

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