dilettantismo

Dilettantismo alla scuola d’arte di Mosca | Sistema Stanislavskij

Durante questa terza lezione abbiamo continuato a riflettere sul primo capitolo del libro “Il lavoro dell’attore su se stesso” intitolato Dilettantismo.

Dilettantismo

Leggendo le prime pagine ci siamo subito potuti immedesimare in Konstantin Nazvanov, un allievo alle prime armi con il mondo del teatro, alla ricerca di nuove conoscenze, ma allo stesso tempo convinto di saperne già abbastanza. Una volta gettato, insieme alla classe, a mettere subito in scena un piccolo spettacolo, il suo mondo di certezze crolla: non sa bene come muoversi, come parlare o semplicemente come respirare davanti a una platea piena di spettatori. Tutto quello che alla fine verrà fuori da Konstantin saranno emozioni vive come ira, imbarazzo, ansia e impotenza, l’opposto di quello che aveva costruito nella sua cameretta. Ma proprio grazie a queste, proverà per la prima volta quella gioia, quella sensazione di appagamento, che solo l’arte ti può dare. Si troverà spiazzato dall’approvazione del pubblico, ma allo stesso tempo eccitato da quel nuovo mondo appena scoperto, che dietro le quinte spaventa Konstantin, ma che sul palco lo rende consapevole della sua “nuova, affascinante e sconosciuta esistenza”.

Lo spazio teatrale

Analizzando queste pagine abbiamo potuto anche approfondire la conoscenza della struttura archittettonica di un teatro. Il docente ci ha descritto brevemente le differenze tra due modelli: quello di ogine barocca (Italia) e quello di origine elisabettiana (Inghilterra), entrambi sviluppatisi intorno al 1600.
Il teatro barocco rappresentava e rappresenta uno spazio in cui attore e pubblico sono perfettamente separati grazie a elementi come il sipario e il boccascena. La sala è resa sempre più sfarzosa e imponente, il palco sempre più ricco di scenografie e meccanismi per creare effetti quasi magici per l’epoca: quinte, cielini, fondale avevano il compito di illudere il pubblico che sulla scena ci fosse una vera foresta o una piazza o altro.
Al contrario il teatro inglese o elisabettiano era caratterizzato da un palco che poteva essere circondato dal pubblico e quindi non poteva produrre la stessa illusione. Gli attori dovevano sopperire con le loro capacità per coinvolgere il pubblico con pochi effetti speciali, mentre la luce del giorno che filtrava dal soffitto aperto, illuminava naturalmente la scena.

Commento

Che sia in un teatro barocco o elisabettiano sarà l’attore a fare la differenza. Se proverà quella chimica che solo sul palco nasce e sarà capace di trasmetterla al pubblico di cui è al servizio, allora la magia avverrà, come è avvenuta in quel primo piccolo secondo di Konstantin Nazvanov.

(SFA, Sistema Stanislavskij, lezione del 19 novembre 2021 con Mario Restagno – Relazione a cura di Marianna Chilà)

Related Posts

×

Powered by WhatsApp Chat

× Chatta con Giulietta