Eros ovvero l’energia che crea | Sistema Stanislavskij

ragazza si difende da eros

Oggi abbiamo ragionato sull’eros e sulle sue implicazioni con l’attività artistica.
Il tema viene introdotto dalla pagina de Il lavoro dell’attore su se stesso dove Stanislavskij dice che la passione è fondamentale nel campo artistico.
“Il vero artista arde con ciò che gli succede intorno” [pag. 107]
Il direttore commenta che prima o poi ognuno di noi (si spera) arriva a chiedersi se la strada che sta percorrendo è proprio quella giusta, quella su cui potrebbe camminare all’infinito, trovando di volta in volta la giusta energia per superare i normali ostacoli. Nella strada dell’artista ciò che non deve mancare è il “genio”, l’ispirazione, l’afflato, l’energia creatrice.

La variabile del pubblico

Nel caso dell’attore c’è un’altra variabile con cui non si può non fare i conti: il pubblico. Possibilmente per tempo, ognuno di noi dovrebbe prendere coscienza del suo rapporto col pubblico. Un attore non può essere tale se si accorgere di vivere ogni volta con ansia negativa l’impatto con la platea: è impensabile e controproducente costringersi sera dopo sera a subire il pubblico. È un atto di onestà verso se stessi. In fin dei conti il pubblico dovrebbe anzi essere una fonte di energia che dà ogni volta qualcosa di nuovo, non può generare il panico. Certo senza diventare una droga. Perché neanche l’eccesso opposto va bene: l’eccessivo protagonismo, la dipendenza dall’approvazione del pubblico sono comunque negativi per un artista. Come sempre, è l’equilibrio la giusta chiave. E in fin dei conti, è il pubblico che deve avere bisogno di noi, non il contrario.

Possedere un’arte

L’artista non si può definire tale soltanto in seguito a un’esperienza occasionale: deve possedere la sua arte, essere in grado di riprodurre più volte quel determinato evento. Pensiamo ad un musicista che suona un pezzo: la sua arte sta nell’essere in grado di suonare un dato pezzo non soltanto una volta, per caso, ma in qualunque momento gli venga richiesto.  Certo non deve essere un processo meccanico altrimenti si parlerebbe di “artigiano”. Ci deve essere sempre quel pizzico di energia nuova che non cambi il senso dell’esperienza, ma che le dia quel necessario soffio di vita. L’artista si alimenta della stessa energia che attrae gli amanti, l’eros, perché la sua è un’azione creatrice, spirituale, ma creatrice. Eros nel mito platonico narrato nel “Simposio” è figlio di “poros” (abbondanza, risorsa) e “penia” (assenza, povertà):
“Poiché Eros è figlio di Poros e di Penìa, si trova nella tale condizione: innanzitutto è sempre povero, e tutt’altro che bello e delicato come dicono i più; al contrario è rude, sempre a piedi nudi, vagabondo, […] perché ha la natura della madre ed è legato al bisogno. D’altro canto, come suo padre, cerca sempre ciò che è bello e buono, è virile, audace, risoluto, gran cacciatore […]; è amico della sapienza ed è ricco di trucchi, e così si dedica alla filosofia nell’arco di tutta la sua vita
.” (Platone, “Simposio”)

Per questo motivo il vero artista, non quello di passaggio, ma quello che verrà a lungo ricordato, è in continua ricerca, mai soddisfatto, mai arrivato, affronta il rischio e non si ferma davanti al giudizio della gente, che anzi, un po’ apposta, la sfida… come Eros descritto da Platone.

[SFA, “Sistema Stanislavskij”, lezione del 5/1/2012 con Mario Restagno – Relazione a cura di Francesca Piroi]

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Francesca Piroi

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