vivere in scena

Vivere in scena | Sistema Stanislavskij

“Vivere in scena” è un concetto si cui abbiamo riflettuto affrontando le pagine 163-166 de “Il Lavoro dell’Attore su se stesso”  di K. S. Stanislavskij.

Il fatto fondamentale, in quanto abbiamo visto oggi, è che in quel momento, voi non eravate sul palcoscenico, nell’appartamentino di Marija, non recitavate, ma vivevate. Avete veramente vissuto in quella famiglia. Questo stato di grazia, noi lo chiamiamo: «lo
sono … ». (pag. 163)

Pagina dopo pagina stiamo esplorando una tematica che risulta importante del sistema ideato dal regista e attore russo. In scena non si deve fingere e questo appare sempre come una contraddizione. l’affermazione “Io sono” ci ricorda una pagina della Bibbia, quando Mosè mentre porta il gregge al pascolo sul monte Oreb e vede un roveto ardente che non si consuma. Una voce gli affida la missione di liberare il popolo d’Israele che è schiavo in Egitto, ma Mosè replica: «Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?». Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!».

Interessante notare che Stanislavskij definisce lo stato di grazia dell’attore “io sono”, un concetto che rimanda alla sfera spirituale e religiosa. Come se l’attività attoriale fosse un’attività “divina”. In pratica, vivere sulla scena corrisponde a diventare come Dio.

Affermare di essere quelli che siamo significa che non c’è dualità, non c’è doppiezza.
Sulla scena bisogna “essere”.
Questa affermazione rivoluzione l’idea che all’inizio del XX secolo si aveva dell’attore.
Ancora oggi, per la grande massa, l’attore è un essere umano che finge sulla scena.
Se invece accogliamo l’impostazione di Stanislaviskij, sulla scena è necessario essere veri.
E questo fatto comporta una serie di conseguenze, dice il nostro direttore, “su cui si deve ragionare e non basteranno tre anni di accademia…”

(SFA, Sistema Stanislavskij, lezione dell’ 8 maggio 2022 con Mario Restagno – Relazione a cura di Giulio Pecora)

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