Se cade la quarta parete gli attori sono nudi | Sistema Stanislavskij

quarta parete

Nella lezione del 29 marzo abbiamo iniziato il capitolo dedicato all’attenzione scenica de Il Lavoro dell’Attore su se stesso di Stanislavskij. Gli allievi stanno provando sul palco e improvvisamente su apre il sipario. Dice Nazvanov: “Immaginate che io stia con mia moglie (se ce l’avessi), in una camera d’albergo. Parliamo in confindenza, ci spogliamo per coricarci, comportandoci con la massima libertà e improvvisamente ci accorgiamo che la parta alla quale non avevamo neanche fatto caso, si apre, e nel buio degli estranei ci stanno osservando.” (pag. 83)

La quarta parete

Questa pagina consente al direttore di parlarci del concetto di quarta parete. É nel teatro borghese di fine ottocento che si sviluppa questo concetto anche se in modi in diversi era già presente al tempo dei Romani. Autori cone Strindberg e Ibsen rappresentano in modo evidente il cambio di prospettiva. Si comincia ad interessarsi a che cosa avviene nella camera da letto, cioè nell’intimità della vita privata.
É un’interesse degli autori, ma ovviamente anche del pubblico. Mentre ai tempi di Shakespeare i protagonisti erano eroi, nel bene e nel male,  e la trama veniva tessuta sulle loro gesta gloriose o sulle sfide che dovevano affrontare, in questo nuovo genere di teatro i personaggi sono persone qualunque che vivono una vita qualunque. Gli uomini e le donne di fine ottocento si identificano con i personaggi che vedono in scena, con i loro problemi, con i loro sentimenti ed emozioni. In casa di Casa di Bambola, Ibsen porta in scena un tema che sconvolge la società del tempo: una moglie che decide di lasciare il marito e i figli era qualcosa di inaccettabile nel 1879, e infatti l’opera scatena dissidi e contestazioni. Ibsen ha aperto la quarta parete sulla crisi di una coppia.
Per gli attori, aprire la parta parete, significa dover recitare con un realismo maggiore: la linea tra palco e realtà diventa ancora più sottile, e gli attori si sentono completamente nudi sulla scena. Questo passo è preparatorio alla nascita del cinema, la nuova arte che nel 900 chiederà agli attori una recitazione ancora più realistica.

Il buco della serrratura

Si parla anche del fatto che gli esseri umani amano curiosare dal buco della serratura. Non fosse così, trasmissioni come Il Grande Fratello non esisterebbero. Purtroppo è largamente diffuso questo vezzo vojeuristico di osservare il comportamento altrui soprattutto nel momento di intimità. La televisione commerciale fa di questo gusto il suo motivo di essere creando non pochi problemi a chi, invece, ha scelto il settore dello spettacolo con altri obiettivi. Alla fina la gente comune pensa agli attori come a “delle persone senza pudore che vivono sulla scena la loro vita reale”. E diventa difficile spiegare che non è così: gli esempi negativi sono tanlmente tanti e dilaganti che offuscano completamente il lavoro di tanti artisti seri.

In scena tutto cambia

Altro tema trattato è la questione della verità in scena, sia a livello fisico sia dei sentimenti. Infatti Stanislavskij sostiene che esagerare con la rappresentazione dei sentimenti rende la scena finta e poco credibile, e anche i movimenti devono essere rappresentati nella loro semplicità quotidiana. Quando si entra in scena anche i movimenti che compiamo ogni giorno diventano deformati e finti; in scena è necessario riapprendere a compiere gesti e a sentire veramente. L’unico modo per “essere nella scena” è interessarsi veramente alla scena. Personalmente ho provato diverse volte questa impossibilità di sapersi muovere in scena. Infatti spesso i gesti, visti da dentro, sembrano troppo banali e quindi automaticamente si tende a esagerarli cadendo poi nel finto. É importante imparare a calibrare la visione interiore di quello che facciamo con quella esteriore così da saper pesare i gesti ed essere il più naturale possibili.

Commento

Credo sia fondamentale provare passione per ciò che si fa, soprattutto in un mestiere come quello dell’artista e nello specifico quello dell’attore, che deve mettere a nudo corpo e anima, sin dal
primo momento di quando studia il suo personaggio, fino a quando lo mette in scena. È importante ricordarsi del passato, ma allo stesso tempo non bisogna limitarsi ed avere fisse
autoconvinzioni, perché l’artista è in continuo mutamento ed in ricerca di sperimentazione con se stesso.

(SFA, Sistema Stanislavskij, lezione dell’29 marzo 2021 con Mario Restagno – Relazione a cura di Ester Barbarossa)

ester barbarossa
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